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Libia, Descalzi (Eni): “Al Sarraj concreto, svolge dialogo costruttivo”

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ROMA – Fayez Al Sarraj, il premier del governo libico di riconciliazione sostenuto dalla comunità internazionale, “è impegnato in un dialogo costruttivo, è ben consapevole delle priorità per rimettere insieme la nazione. L’ho visto parlare e affrontare i nodi in modo molto concreto”. Certo, “a cinque anni in Libia c’è una situazione di difficoltà” ma “non ho percepito una situazione di precarietà“. Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni, lo dice in un’intervista alla Stampa dopo la missione di ieri a Tripoli, nella base navale di Abu Sitta dove si è installato Al Sarraj. Con lui “abbiamo parlato di lavoro, di energia, delle cose da fare”, spiega Descalzi, e la priorità del Paese resta avere stabilità“. I libici “sanno come gestire la situazione, sono consapevoli che per avere una Libia unita bisogna tenere conto di tutte le componenti e parlare con ognuna- dice l’ad Eni- chiederanno aiuto – è una mia supposizione – solo quando avranno un governo e un Parlamento. Di certo non vogliono vedere truppe straniere”.

claudio descalzi eniQuella di Eni in Libia è una presenza importantissima per la stessa popolazione libica– segnala Descalzi- perché il 60% della nostra produzione giornaliera, che ammonta a 35 milioni di metri cubi di gas, va ad alimentare il mercato locale, a far funzionare le centrali elettriche del Paese. Il gas va bene, la produzione di petrolio invece fatica. Prima della crisi il Paese produceva circa 1,5 milioni di barili, ora a stento 350 mila”. Sul piano operativo, “le operazioni presso il campo Elephant, in Libia occidentale, sono interrotte dal maggio del 2015, mentre i campi della zona orientale sono chiusi dal 2013- dice Claudio Descalzi, amministratore delegato Eni- ma ci sono nuovi campi e giacimenti sia off shore sia nel deserto che consentiranno di garantire la continuità della distribuzione e produzione di gas a industria e popolazione”. Ciò detto, “spero tornino tutti i grandi concorrenti, da Total a Bp a Exxon. In Libia vogliamo competere, significherebbe più sviluppo e più investimenti, è auspicabile non essere soli”, conclude Descalzi.

di Roberto Antonini, giornalista professionista

5 giugno 2016
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