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Opinioni

Le scuole possono essere protagoniste sui Big data

di Anna Paola Sabatini, Direttore dell’Ufficio scolastico del Molise

“Questo è un mondo in cui la quantità enorme di dati e la matematica applicata sostituiscono ogni altro strumento che si possa immaginare, insieme alle teorie sui comportamenti umani, dalla linguistica alla sociologia”. Così Chris Anderson, direttore di “Wired”, ha parlato del fenomeno dei “Big Data”, della capacità cioè di immagazzinare e gestire in banche dati efficienti l’norme flusso di informazioni che ogni giorno inonda la nostra vita. “Chissà perché la gente fa quello che fa? – ha detto ancora Anderson – il punto è che lo fa e che noi possiamo tracciarlo e misurarlo con una precisione senza precedenti. Con abbastanza dati, i numeri parlano da soli”.

Grazie alle nuove tecnologie informatiche e all’espansione di internet, oggi è possibile avere accesso a grandi masse di dati. Oltre il 90 per cento di questi dati è stato creato negli ultimi anni e ogni giorno, sui nostri smarphone, tablet e pc, passano milioni di informazioni che, se analizzate e gestite con intelligenza, sono in grado di produrre e fornire informazioni utili in molti settori. Le Università si stanno lanciando nello studio dei Big data attraverso attività di ricerca e nuovi percorsi di studi. Il Ministero dell’Istruzione ha costituto un apposito gruppo di lavoro per avviare una riflessione condivisa sui big data, sulle possibilità di valorizzarli a sostegno delle decisioni di sistema, sull’offerta formativa a disposizione nel paese, sulle potenziali traiettorie di sviluppo per i prossimi anni e su come l’Italia potrebbe intercettarle, in linea con i migliori orientamenti degli altri paesi.

Uno degli obiettivi del gruppo è la mappatura dei centri (universitari e non) che operano nel settore dei big data con riferimento alla formazione, ricerca e costruzione di competenze. Anche l’Ufficio Scolastico del Molise ha avviato un’attività di sperimentazione in materia di big data, costituendo a gennaio 2016 il “Gruppo di lavoro e ricerca su scuola e cultura digitale”. Tra i suoi compiti c’è proprio la ricerca, analisi, catalogazione e gestione dei flussi di dati che provengono dal mondo della scuola. Oggi le scuole italiane possono essere protagoniste sui big data con un approccio sempre più innovativo in materia di istruzione. Negli Usa è già così. Grazie alla ricerca e ad investimenti nel settore, infatti, si stanno sviluppando nuovi modelli per la didattica. L’obiettivo è rendere l’apprendimento sempre più mirato ed efficace sfruttando appunto i big data con progetti che coinvolgono nuovi corsi on line e test di verifica su misura. La nuova frontiera è l’adaptive learning, cioè l’insegnamento personalizzato in base alle esigenze specifiche di ogni singolo ragazzo. Sembra quasi un’utopia immaginarlo nelle nostre classi dove le lezioni dei docenti sono ancora svolte quasi esclusivamente in maniera frontale. Eppure anche in Italia si sta andando in questa direzione, se pensiamo alla scelta di orientare il percorso di studio di un ragazzo sempre di più in base al suo curriculum, oggi strumento indispensabile per evitare di disperdere potenzialità insite nei nostri studenti e che a noi docenti ed educatori spetta, come dovere, sviluppare e implementare.

In aiuto di questa nuova mission educativa arrivano proprio i big data con piattaforme, ad esempio, come “Knewton”, sistema in grado di raccogliere i dati in tempo reale analizzando le abitudini di apprendimento degli studenti per prevedere in quali materie possono trovarsi più in difficoltà. Il progetto ha ricevuto un finanziamento di oltre 100 milioni di dollari per creare un programma di insegnamento dinamico e più intelligente, realizzato su misura e capace di adattarsi alle esigenze individuali degli studenti. Non a caso lo slogan di Knewton è “aiutare ogni studente a trovare la sua strada”. Egli insegnanti americani? Mentre in Italia ci si prepara all’ennesimo sciopero di categoria e a investire tempo e risorse per un referendum contro l’attuale riforma de “La Buona Scuola”, negli Usa i docenti sono al lavoro proprio sui nuovi processi di innovazione legati all’apprendimento e l’87% di loro ritiene che grazie all’analisi dei big data si possa ottimizzare l’insegnamento e addirittura ridurre l’abbandono scolastico. In Italia dobbiamo accelerare per non perdere assolutamente questa occasione.

5 maggio 2016
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