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Egitto, in migliaia al sindacato dei giornalisti al Cairo/FOTO

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ROMA – Altra giornata di proteste ieri davanti la sede del sindacato dei giornalisti, al Cairo, divenuto negli ultimi giorni il nuovo simbolo dell’insofferenza popolare nei confronti del governo di Al-Sisi. Ieri alla protesta – come riferiscono fonti di stampa egiziane – è seguita un’assemblea che si è conclusa con una dichiarazione con cui i giornalisti chiedono al governo delle formali scuse per l’incidente avvenuto domenica scorsa: nel corso di un sit-in, la polizia ha fatto irruzione nella struttura e arrestato due giornalisti, Amr Badr e Mahmoud Al-Sakka. Nella dichiarazione conclusiva sono state approvate anche una serie di iniziative volte a sollecitare il rispetto della libertà di stampa e di espressione da parte del governo: le dimissioni del ministro dell’Interno Magdy Abdel Ghaffar – ritenuto responsabile dell’episodio di domenica – e il rilascio immediato di Badr e Al-Sakka, insieme a tutti gli altri giornalisti incarcerati. Si chiede poi di rimuovere le disposizioni che prevedono la censura e una legge che protegga il lavoro dei professionisti dell’informazione, rendendo anche reato azioni come quelle di domenica scorsa.

egitto4Secondo il portale di informazione indipendente Mada Masr, il sindacato ha anche proposto ai media di non pronunciare più il nome di Ghaffar, limitandosi a mostrare la sua immagine capovolta. Una prima pagina completamente nera campeggierà poi su tutti i giornali di domenica prossima. La protesta, che proseguirà anche oggi, prevede un’assemblea nel corso della quale si deciderà se indire uno sciopero generale nei prossimi giorni. Ieri si sono verificati tafferugli con la polizia – che al mattino ha chiuso la strada di accesso al sindacato, consentendo il passaggio solo ai membri in possesso del tesserino – e con altri manifestanti pro-Sisi. Il cordone della polizia dopo alcune ore è stato forzato e in migliaia si sono radunati davanti all’ingresso della struttura, cantando slogan tra cui “Solleva alta la testa, sei un giornalista” e “Il giornalismo non e’ un crimine”.

5 maggio 2016
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