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DIRE Emilia-Romagna

Taekwondo. Alessia è da Olimpiadi, ma non è abbastanza italiana

Alessia KorotkovaBOLOGNA – Sedici anni di cui 13 vissuti in Italia. Alessia Korotkova è originaria di Tomsk, in Siberia. A Reggio Emilia è arrivata nel 2002 quando i genitori si sono trasferiti, per lavoro. Alessia studia come segretaria d’azienda ma la sua vera passione è il taekwondo, disciplina sportiva derivata da un’arte marziale che conta 26.000 atleti in Italia, di cui 300 a Reggio Emilia in quattro centri diversi. Dopo aver vinto i campionati italiani e la Coppa Italia, il sogno della giovane atleta è rappresentare l’Italia con la nazionale alle prossime Olimpiadi. “Mi sento italiana e uguale a tutti i miei compagni”, dice Alessia, ma per la legge, non lo è abbastanza. “Secondo la nostra legislazione, indossare la maglia della nazionale per Alessia è impossibile- spiega Aziz Sadid, coordinatore dell’Anolf (Associazione nazionale oltre le frontiere)- per ottenere la cittadinanza del nostro Paese, dovrà attendere di compiere 18 anni, dimostrare di essere residente da almeno 10 anni e avere tre denunce dei redditi alla mano o qualcuno che possa garantire per il suo sostentamento”.

Alessia pratica il taekwondo dal 2011 con la Taekwondo Tricolore e, da allora, ha bruciato le tappe allenandosi tantissimo. “Due ore di allenamento al giorno cinque o sei volte alla settimana l’hanno portata oltre ai trionfi nazionali, a salire sul podio di importanti competizioni internazionali, i ‘Tornei G’, che assegnano punteggi validi per i ranking mondiali e per la qualificazione alle Olimpiadi- racconta Daniele Frascari, allenatore della Taekwondo Tricolore- in Croazia Alessia ha conquistato la medaglia di bronzo mentre in Olanda è salita sul gradino più alto del podio, nonostante per lei fosse solo la quarta partecipazione a un torneo di questa levatura”. A maggio gareggerà in Austria.

Alessia ha vinto la Coppa Italia e i Campionati italiani, le due prove che servono per accedere alla nazionale (e poter partecipare a Campionati europei, mondiali e alle Olimpiadi). Convocazione che per lei non arriverà, mentre al suo posto potrebbe essere scelto a rappresentare i colori azzuri chi è arrivato secondo. “Non ho assolutamente nulla di diverso, ma mi pesa parecchio l’impossibilità di rappresentare l’Italia”, dice Alessia. “Se avesse la cittadinanza italiana potrebbe svolgere questa attività a livello professionale grazie al sostegno dei corpi di armata, ad esempio, oppure ottenere un posto in Raduno permanente, all’Aquacetosa di Roma dove la Federazione segue gli atleti in preparazione olimpica”, continua Frascari. Mentre ora tutte le spese sono sulle spalle della famiglia. “Una situazione difficile e comune a tanti giovani immigrati o nati in Italia da genitori stranieri, privi della cittadinanza anche se stabilmente residenti- osserva Margherita Salvioli Mariani, segretaria Della Cisl di Reggio Emilia- è quanto avviene in diverse classi degli istituti scolastici della provincia, come quella di Alessia che è a base prevalente di figli di immigrati che, pur vivendo, studiando e crescendo qui non possono essere cittadini italiani fino a quando il ‘sistema’ li definirà tali. Dinnanzi a chi rispetta le regole- continua- è un dovere della società dare risposte concrete in linea con la dignità delle persone”.

Il regolamento del Coni consente a tutti i cittadini minorenni, indipendentemente dalla cittadinanza, di partecipare ai Campionati italiani ma non di essere selezionati dalla Federazione italiana per gareggiare nei Campionati mondiali ed europei. Anche la proposta di legge che contiene “disposizioni per favorire l’integrazione sociale dei minori stranieri residenti in Italia tramite l’ammissione a società sportive appartenenti alla federazioni nazionali”, attualmente in votazione al Senato, non è sufficiente perché consentirebbe ai minori, con almeno 10 anni di residenza, di essere tesserati dalla Federazione ma non di entrare in Nazionale. Ecco perché, conclude Sadid dell’Anolf: “Chiediamo di riformare la legge sul riconoscimento della cittadinanza italiana, accorciare il periodo di 10 anni di residenza continuativa e, in particolare, differenziare tra studenti e lavoratori, tenendo conto di quello che la persona, come Alessia in questo caso, può dare come contributo al Paese. La legge attuale sulla cittadinanza non rispecchia la realtà interculturale italiana, è bene che il governo riveda tale normativa”. (Dires – Redattore Sociale)

05 maggio 2015

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