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I farmaci generici non sfondano, fermi al 13% della spesa. I dati di Nomisma

farmaciaROMA – “Nonostante si tratti di farmaci assolutamente equivalenti agli originatori, gli esiti di mercato dei generici non hanno ancora raggiunto il loro massimo potenziale: ad oggi rappresentano poco più del 13% della spesa farmaceutica di classe A”. È quanto emerge dallo studio ‘Il sistema dei farmaci generici in Italia. Scenari per una crescita sostenibile’, realizzato dalla società di studi economici ‘Nomisma’ per conto di Assogenerici e presentato oggi a Roma presso la Sala Capitolare del Senato, in piazza della Minerva. Secondo Nomisma, dall’indagine emerge “una fotografia decisamente sbilanciata: da una parte, tra i pazienti che hanno fatto uso di farmaci negli ultimi dodici mesi- fa sapere la società- la maggior parte conosce i farmaci generici (90%) e molti ne hanno fatto uso almeno una volta (72%); dall’altra l’elevato numero di autorizzazioni all’immissione in commercio induce molti medici a seguire pattern prescrittivi consuetudinari. Sembra esistere, infatti, un ‘vuoto informativo’ tra medico e produttori di farmaci generici che incide negativamente sulla capacità di penetrazione dei generici stessi, tanto che il mercato dei farmaci fuori brevetto è ancora oggi dominato dai farmaci ‘di marca’”.

Dal punto di vista dell’impatto, uno degli effetti dei generici è una contrazione della spesa pubblica a fronte di un aumento delle confezioni vendute. “L’introduzione di un farmaco generico- prosegue ancora lo studio- porta a una riduzione del prezzo per confezione pari mediamente al 60% ad un anno dall’ingresso sul mercato. Oltre al risparmio pubblico, particolare rilevanza ha poi quello privato: se i pazienti sostituissero tutti i farmaci utilizzati con i rispettivi generici al prezzo più basso, sarebbe infatti possibile ottenere oltre 1,4 miliardi di euro di risparmi privati, a parità di confezioni vendute”.

Questo, sempre secondo Nomisma, porterebbe “ad un incremento dei consumi in altri settori dell’economia che, nell’ipotesi massima, sarebbe di circa 700 milioni di euro. Effetti ugualmente rilevanti sono esercitati sul tessuto produttivo: tra 2005 e 2013 il comparto dei generici ha attivato investimenti, valore aggiunto e occupazione in misura relativamente maggiore rispetto al settore di riferimento, mostrando come i possibili impatti positivi possano andare ben oltre un semplice effetto di razionalizzazione della spesa pubblica”. Ma qual è lo scenario che si prospetta per il futuro? “Il risparmio pubblico che sarà ottenibile semplicemente grazie al processo di ‘genericazione’ sarà di oltre 1,1 miliardi di euro tra il 2015 e il 2020. Ma il dato certo- conclude infine Nomisma- è che tra 2015 e 2020 andranno in scadenza brevettuale prodotti che valgono, a livello nazionale, oltre 2,1 miliardi di euro”.

DE BIASI: “IL GENERICO HA DIGNITA’ DI FARMACO A PIENO TITOLO” – “Il generico ha la dignità di un farmaco a pieno titolo. Ha solo il problema della scadenza dei brevetti, ma entro il 2020, come indicato dallo studio di Nomisma, molti dei brevetti scadranno e questo aprirà una grande possibilità. Le Regioni dovranno però ragionarci seriamente per trovare un equilibrio che consenta al farmaco generico di essere pienamente nel mercato”. Così Emilia Grazia De Biasi (Pd), presidente della commissione Igiene e Sanità del Senato, a margine della presentazione a Roma dello studio ‘Il sistema dei farmaci generici in Italia. Scenari per una crescita sostenibile’, condotto da Nomisma per conto di Assogenerici. “Le Regioni- ha proseguito- hanno la grande responsabilità di dover amministrare ma anche programmare e disegnare la sanità del futuro. E certamente i 2 miliardi e mezzo che hanno scelto di tagliare nel Patto della sanità non è che aiutino tantissimo. Quindi bisogna che anche le Regioni imparino a collaborare meglio tra di loro per ottenere risparmi interni, in modo tale che ogni euro risparmiato nella sanità rimanga nella sanità e si possa così ragionare sul farmaco non per una continua penalizzazione di questo settore ma per una ridefinizione del mercato. Mi riferisco in particolare ai farmaci generici e al grande tema degli innovativi, che sono molto importanti perché cureranno malattie gravi ma che sono anche molto costosi”. Il punto, secondo De Biasi, è che “non può pagare sempre il cittadino e non può pagare sempre in modo indistinto l’industria farmaceutica. Anche perché- ha spiegato la senatrice- l’industria farmaceutica è portatrice di interessi dei lavoratori molto grandi e sono tanti gli addetti nel campo. Il punto di equilibrio allora sta proprio in questo: nella capacità di rivedere alcuni elementi strutturali come i tetti della farmaceutica ospedaliera territoriale, visto che si va progressivamente- ha concluso- verso un sistema di rapporto più intenso tra ospedale e territorio”.

di Carlotta Di Santo

05 maggio 2015

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