E45, no allo stato di emergenza. Bonaccini: “Motivi incredibili”

Emilia-Romagna, Toscana e Umbria avevano chiesto al governo lo stato di emergenza per la chiusura dell'E45. Il 'no' manda Bonaccini su tutte le furie: "In buona sostanza ci viene detto potete fare da soli"
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BOLOGNA – “Come se non fosse successo niente”. La presidenza del Consiglio dei ministri dice “no” al riconoscimento dello stato d’emergenza nazionale per la vicenda della chiusura della E45. Perché i problemi causati dalla chiusura del viadotto Puleto sono risolvibili “per via ordinaria”, e quindi “le misure di sostegno alle attività economiche non sono ricomprese nelle categorie di intervento” previste dalle norme di riferimento.

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Motivazioni, queste, giudicate “incredibili” dal presidente della Regione Emilia-Romagna che le ha lette in una lettera inviata sia a lui che ai presidenti della Toscana Enrico Rossi e dell’Umbria Catiuscia Marini. “Dopo il silenzio e le promesse non mantenute sugli ammortizzatori sociali, oggi arriva una risposta che giudichiamo non solo sbagliata, ma quasi offensiva“, attacca Bonaccini. Da quanto si legge nel documento giunto da Roma, “non si sarebbe in presenza di una situazione ‘imprevista e imponderabile’ e perché i problemi sollevati dovrebbero essere risolti ‘in via ordinaria’ dagli enti competenti”.

Quanto poi all’assistenza alla popolazione, cita ancora il governatore, si tratterebbe di attività “limitate” e quindi, anche in questo caso, da attuare “in via ordinaria”, così come sulle misure di sostegno alle attività economiche, che “non possono essere ricomprese nelle categorie di intervento” previste nelle norme di riferimento”.

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Il risultato, dunque, è il mancato riconoscimento dello stato d’emergenza nazionale a seguito della chiusura del Puleto sulla E45, deciso dalla Procura di Arezzo a metà gennaio scorso per rischio di cedimento. Sembra “che non sia successo nulla di grave, tutto normale o quasi, e comunque risolvibile in quattro e quattrotto“, rincara il governatore dell’Emilia-Romagna. Ed è “come se quanto hanno vissuto le famiglie e gli studenti, e purtroppo stanno ancora vivendo imprese e lavoratori non fosse degno di attenzione e di nota del Governo. Disagi modesti dunque, a dire del Governo”.

Bonaccini, ricorda poi l’allarme lanciato “più volte” dai sindaci e dai sindacati, le stime delle associazioni industriali, dell’artigianato e del commercio sulle situazioni di crisi aziendale e i mancati introiti e aggiunge, “avevamo chiesto lo stato d’emergenza e quindi l’intervento del Governo insieme alle Regioni Toscana e Umbria e ci viene risposto, in buona sostanza, potete fare da soli. Un invito ad arrangiarsi a territori e comunità locali“. Eppure, prosegue, dopo i primi 250.00 euro l’Emilia-Romagna “ne ha aggiunti altrettanti nell’attesa che il Governo onorasse gli impegni attesi”.

Su quanto successo al viadotto, nella lettera della presidenza del Consiglio viene poi indicata, come causa, “una condizione di cronico ammaloramento generato da mancati interventi di manutenzione ordinaria e straordinaria”. E anche questo “lascia senza parole– stigmatizza Bonaccini- Si lamenta la mancata manutenzione, come se l’infrastruttura in questione non fosse statale”. E quando si dice “che la situazione non era imprevista e imponderabile, vien da chiedere: a chi spettava monitorare, prevedere e ponderare?“.

Detto ciò, “noi rimarremo accanto alle comunità colpite, ai cittadini e alle imprese, senza bisogno che qualcuno ce lo indichi. Quando poi anche il Governo vorrà testimoniare un gesto di attenzione e vicinanza ce lo faccia sapere, non sarà mai troppo tardi”, chiosa.

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5 Aprile 2019
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