Pd, Rosati: “Con Zingaretti nuovo corso, è ora di ridare dignità alla politica”

Intervista a Antonio Rosati, componente dell’Assemblea nazionale del Partito democratico
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ROMA – E’ ora di ridare nobiltà e forza alla politica, tornare a parlare con le persone e creare un’Europa più giusta. Antonio Rosati, componente dell’Assemblea nazionale del Partito democratico, saluta con soddisfazione la nuova fase del Pd inaugurata da Nicola Zingaretti. E, in una intervista con l’agenzia di stampa Dire, delinea il punto cardine della sua agenda politica: “Smettere di premiare le rendite a favore del lavoro, anche a costo di generare conflitto”.

– In molti dicono che con il discorso di insediamento di Nicola Zingaretti sia iniziata una nuova fase del Partito democratico. Ha apprezzato quell’intervento?

“Assolutamente sì, è stato chiaramente un cambio di asse del Partito democratico che proprio con la relazione di Zingaretti tenta di entrare più in empatia con le persone, con tutti coloro che sentono la paura, la precarietà e la difficoltà del futuro. Giudico alcuni passaggi eccellenti, come quello intorno all’articolo 3 della Costituzione, che Zingaretti ha citato espressamente e che deve diventare la via maestra del Partito democratico contro le disuguaglianze. E poi la difesa della sanità pubblica con un investimento di 10 miliardi, e della scuola, proponendo un aumento degli stipendi per i professori e il prolungamento dell’orario di apertura degli istituti anche al pomeriggio e alla sera. Il tutto, in un clima bello, con tante facce giovani e la voglia di ascoltare in un rigoroso silenzio a cui non eravamo più abituati. Insomma, la nave si è mossa dal porto e credo che Zingaretti verrà apprezzato per le sue qualità”.

 – Tuttavia, anche in Basilicata gli elettori hanno deciso di premiare il centrodestra. È anche vero, però, che l’elettorato sembra aver abbandonato, almeno in parte, il Movimento Cinque Stelle. Che cosa serve per riportare a casa quei voti?

“La vittoria di Zingaretti alle primarie è esattamente su questa linea: analizzare e capire bene la sconfitta del 4 marzo e rielaborare alcune proposte, cercando però di rimettere il Partito democratico in sintonia con le persone. Ovviamente, una forza politica che vuole cambiare lo stato di cose ha bisogno di tempo per riaffermare dignità, nobiltà e forza della politica. Dobbiamo rivolgerci a quel 50% di cittadini che non votano e far capire loro che noi del Partito democratico facciamo politica con un grande spirito di servizio. Ma serve anche riaffermare la forza della politica, oltre alla sua dignità e alla sua nobiltà, perché in un mondo così difficile e così improntato sulle disuguaglianze è necessario anche il conflitto. Penso, per esempio, al mondo del lavoro e all’impegno di un partito verso i lavoratori e le lavoratrici, ovviamente dentro una cornice di sostenibilità ambientale, ormai irrinunciabile”.

– A proposito del lavoro, durante il suo Governo il Partito democratico è stato molto criticato, soprattutto da sinistra, per il Jobs act. Può fare alcune proposte concrete sull’occupazione che appartengano al nuovo Pd?

“È evidente che le grandi disuguaglianze di questi anni hanno premiato la rendita in maniera eccessiva, come mai nella storia. Il lavoro ha perso forza, dignità e capacità di acquisto, tanto che oggi si può essere un lavoratore dipendente ed essere comunque povero. Questo è inaccettabile. Siccome le cose buone non hanno tempo, riprendo un’idea dell’Ulivo: abbattere radicalmente il costo del lavoro e spostare la tassazione sulla rendita. Questo porterebbe sollievo immediato nelle tasche delle lavoratrici e dei lavoratori italiani e anche un sollievo alle imprese, che pagherebbero meno tasse sul lavoro. E poi mi concentrerei sugli investimenti, ridando capacità di spesa a Comuni, Regioni e Province, massacrati dalle ultime Finanziarie. Si tratta di investimenti piccoli e medi, ma che danno l’idea di tante piccole e medie opere che servono al Paese e che rimettono in moto il mercato. Lo spostamento del carico fiscale dal lavoro alla rendita, però, non sarà una passeggiata. Avremo bisogno della forza di cui parlavo prima per sostenere questo conflitto, ma anche di grandi alleanze politiche e sociali”.

– Per quanto riguarda l’Europa, che cosa pensa della lista lanciata da Zingaretti e Calenda?

“Ne penso tutto il bene possibile. È necessario un rilancio di un’Europa più giusta, che faccia partire un nuovo Umanesimo e che guardi alle persone. In questi anni, i sovranisti e l’estrema destra, che sempre più esprimono pulsioni neofasciste, hanno preso piede perché l’Europa ha disatteso il suo grande sogno, quello in cui gli uomini e le donne possono girare liberamente e avere un futuro senza paura. Oggi invece la paura caratterizza i nostri Paesi, e quando si ha paura la scorciatoia più semplice è prendersela con chi ha meno e con chi non ha voce, dagli immigrati ai lavoratori più precari, fino alle donne. E’ necessario ridefinire i parametri di spesa nati a Maastricht che ingessano gli Stati negli investimenti per creare lavoro. Il debito per un grande continente non può essere un assillo di fronte a una grave disoccupazione dai caratteri strutturali. Zingaretti ha fatto benissimo a presentare un’idea di grandi alleanze perché questa è una fase storica in cui tutti gli uomini di buona volontà devono mettersi insieme per la difesa del bene comune e per un’altra idea di Europa, più attenta alle esigenze dei cittadini e al rispetto dell’ambiente”.

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5 Aprile 2019
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