Dall’Italia 1,3 milioni di euro per l’acqua potabile in Sudan

ROMA – Dall’Italia arriva l’impegno a finanziare con 1,3 milioni di euro una serie di progetti nello Stato di Blue Nile, per la realizzazione di pozzi e reti idriche a beneficio di comunita’ che non hanno acqua potabile, per un totale di 50.000 persone coinvolte. Ad annunciarlo, la sede dell’Agenzia italiana per la cooperazione allo sviluppo (Aics) in Sudan, che in una nota annuncia la firma di oggi a Khartoum di un Accordo tecnico tra Aics, il ministro dei Servizi pubblici Abdedlmoneim Alnezir e il Commissariato generale del disarmo e riabilitazione degli ex combattenti (Ddr), il generale Salah Alyaib.

Il piano si compone di 16 progetti da quattro milioni di euro, che consentiranno di migliorare le infrastrutture idriche delle comunita’ di Eddamazin e di El Roseries, nello Stato meridionale del Blue Nile. Parte di questi prevedono il contributo da 1,3 milioni di euro dell’Italia, nell’ambito delle iniziative di emergenza di Aics: “Garantire la disponibilita’ e la gestione sostenibile di acqua e condizioni igieniche per tutti e’ l’impegno che l’Italia ha assunto in linea con il Sesto Obiettivo del millennio”, ha spiegato l’ambasciatore Fabrizio Lobasso, anche lui presente alla cerimonia della firma. “Oggi siamo testimoni – ha aggiunto – dello sviluppo di una regione sulla strada della completa pacificazione e su cui e’ possibile incrementare gli sforzi italiani. Il nostro aiuto alle popolazioni del Blue Nile contribuira’ a instaurare un ambiente incline al progresso e l’armonia”.

“I progetti idrici faciliteranno la pace e la prosperita’ – gli ha fatto eco il governatore del Blue Nile, Hussain Yassen – in particolare in aree ad alta densita’ di pastori nomadi e di bestiame”.
Secondo il ministro della Cooperazione internazionale sudanese, Idriss Suleman, il Sudan versa in un grave stato di deficit idrico, per colmare il quale servirebbe almeno un miliardo di dollari di investimenti. In Blue Nile, e in un altro Stato piu’ a ovest, quello del South Kordofan, nel 2011 sono ripresi scontri armati. Secondo l’Ufficio dell’Onu per il coordinamento dell’assistenza umanitaria (Ocha), le violenze hanno coinvolto finora circa due milioni di persone, causando mezzo milione di profughi.

5 Aprile 2018
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