Sivemp: “In dieci anni il 30% dei medici in pensione”

medico_pazienteROMA – “Si comincia a vedere qualche frutto e iniziamo a confrontarci con i ministeri della Salute, dell’Università e con le Regioni in maniera concreta su un punto fondamentale. Senza una programmazione nel Sistema sanitario nazionale si arriverà ad una ‘guerra tra poveri’, perché i medici si contenderanno le scuole di specializzazione, i posti non saranno coperti perché mancheranno gli specialisti e così il sistema potrebbe crollare. Ma ora, finalmente, tutti sono consapevoli che senza programmazione non si va da nessuna parte e che si fa un danno ai cittadini. Serve quindi un intervento radicale sulla questione dell’accesso alla formazione, un argomento cruciale di questa stagione in cui la ‘gobba’ demografica della categoria dei medici, dei veterinari e degli altri sanitari è al suo massimo, cioè è in procinto di pensionamento un 30% nei prossimi dieci anni di tutti i medici e veterinari di questo Paese. Per questo è necessario pensare al reintegro immediato”. Così Aldo Grasselli, segretario nazionale Sivemp, intervistato oggi a Roma al termine dell’incontro tra il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, gli assessori alla Sanità e i sindacati medici sulla Legge delega in materia di sviluppo e gestione delle risorse umane (ex art. 22 del Patto della salute).

Sui numeri del precariato, secondo Grasselli “si può poi discutere quanto si vuole- ha sottolineato- ma sono quelli e incontrovertibili. Uno degli elementi che dobbiamo mettere in conto è che il personale medico non può essere assunto a 45 anni, ma deve entrare in servizio il prima possibile perché deve portare energie fresche, voglia di fare e capacità di innovare, prima di tutto nell’interesse di chi deve ricevere le prestazioni sanitarie. La frustrazioni di queste persone, in contemporanea, porta anche al rischio che si vada progressivamente a inflazionare il mercato delle cliniche private o del sistema privato, che può permettersi di attingere da una massa di disoccupati disposti a contendersi un posto di lavoro a ribasso”. Questa è una battaglia per il sistema sanitario nazionale, perché il personale della sanità è “l’elemento portante del sistema sanitario- ha sottolineato ancora Grasselli- le macchine, senza queste figure, non funzionano. Non si può ridere e scherzare su questo tema perché la questione è urgente e in questo caso, se non si prendono delle misure- ha concluso- tra pochi anni avremo dei grossi problemi per dare assistenza ai cittadini”.

5 aprile 2016
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