Lazio

Comunarie, il grillino dissidente: “Passiamo alla Lega”. Ma poi corregge: “Scherzavo”

ROMA – Nella guerra a carte bollate dei Cinque Stelle capitolini spunta il documento della discordia. Una dichiarazione a firma di Raffaele Schettino, consigliere del secondo municipio, in cui accusa uno dei tre dissidenti espulsi, Paolo Palleschi, di avergli proposto di passare alla Lega, in cambio di un posto in ottima posizione nella lista al Senato per le prossime politiche.

La dichiarazione, datata primo aprile 2016, e’ allegata agli atti della causa pendente presso la terza sezione del Tribunale civile di Roma, che la prossima settimana dovra’ decidere sul ricorso all’espulsione presentata da Paolo Palleschi, Roberto Motta e Antonio Caracciolo.

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I fatti si riferiscono a una conversazione via facebook tra Palleschi e Schettino, svoltasi il 15 marzo del 2015. In sostanza Palleschi, che di professione e’ avvocato, spiega di essere stato incaricato da Salvini di formare parte della lista per il Senato. I sondaggi, ricorda al compagno di partito, danno in enorme crescita la Lega al centro mentre i 5 Stelle non andrebbero oltre l’8 per cento. Quanto al leader del Carroccio, nel messaggio inviato da Palleschi a Schettino, questi vorrebbe reclutare tra i Cinque Stelle perche’ sarebbe una mossa in grado di far guadagnare in immagine alla Lega. Al cinque stelle Schettino entrare nella lista leghista assicurerebbe la quasi certa elezione. Quattro giorni fa Schettino ha reso pubblico lo scambio di messaggi depositando in Tribunale la seguente dichiarazione: “In data 15 marzo 2015 ho ricevuto sul messanger di facebook un messaggio di Paolo Palleschi che, in quanto legale di Salvini, mi esortava ad entrare nel partito della Lega Nord per creare la lista del Senato. Allego copia del messaggio ricevuto su Facebook” (nella foto).

Interpellato telefonicamente dall’agenzia Dire, Palleschi, che nega di avere rapporti con la Lega (“assolutamente no”) conferma l’esistenza della conversazione con Schettino ma spiega che si tratta “di uno scherzo. Un messaggio come tanti che ho inviato ai miei amici, in cui mi diverto a fare scherzi. Lo capirebbe anche la piu’ piccola delle mie figlie, che ha sei anni”. Palleschi aggiunge che “rendere pubbliche le conversazioni e’ gravissimo, visto che sono protette dalla Costituzione e da diverse norme penali. Ma il fatto stesso che vi facciano ricorso chiarisce quanto siano nervosi i Cinque Stelle, che temono di perdere nel giudizio sulla nostra espulsione. In ogni caso, la mia fedelta’ al Movimento e’ stata comprovata da un voto unanime dell’assemblea M5s del mio municipio. E certamente conta piu’ un voto, di una conversazione privata di natura scherzosa. Vinceremo in tribunale e a quel punto si dovranno ripetere le primarie”.

di Alfonso Raimo, giornalista professionista

5 aprile 2016
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