Fontana trionfa in Lombardia: “Vinco grazie a Salvini”

ROMA – “Ho vinto grazie alle scelte politiche di Matteo Salvini” e “ho sconfitto Gori anche grazie alla mia decisione di fare una campagna elettorale tra la gente”. Così Attilio Fontana, ufficialmente a un passo dalla presidenza di Regione Lombardia (lo scrutinio è ancora in corso), ma nei fatti, o meglio nei numeri -53,70% dei voti ottenuti stando agli ultimi dati- già vincitore. Parlando dalla sala stampa allestita nel quartier generale della Lega di via Bellerio a Milano, il ringraziamento più grande di Fontana va a Matteo Salvini, perché “le elezioni regionali sono state trainate da quelle politiche” e quindi “le scelte politiche di Salvini” hanno avuto un grande peso nella vittoria dell’ex sindaco di Varese alla presidenza di Regione Lombardia.

Ringraziamenti vanno anche all’avversario del centrosinistra Giorgio Gori, che dice di non aver ancora sentito telefonicamente, ma, precisa Fontana, “è sempre stato corretto nella competizione”.

Assicura invece di aver già parlato con il predecessore Roberto Maroni, “l’ultima volta dieci minuti fa”, e con cui ha in programma a breve un incontro, “per confrontarci sulle priorità oggi sul tavolo”, e proseguire sul solco delle “riforme da lui avviate, e, se possibile, migliorare queste scelte”.

Parole che mostrano un Fontana dialogante con tutte le forze politiche e rivolte anche al sindaco di Milano Giuseppe Sala (Pd), “con cui personalmente ho un buon rapporto”, con cui auspica una buona collaborazione, perché “personalmente penso che le istituzioni non hanno colore”.

Fontana sopra il 48%

A metà pomeriggio, a pochi minuti dalla conferenza stampa di Attilio Fontana, che con il 52,70% dei voti in 283 sezioni scrutinate su 2.927 pare lanciato verso la conquista della presidenza di Regione Lombardia, la Lega si prepara a festeggiare in piazza. Lo assicura il deputato del Carroccio Paolo Grimoldi, che ha già in mano un cesto di bottiglie di vino rosso regalato da un militante.

Il clima nel quartier generale del Carroccio in via Bellerio a Milano è di evidente euforia, anche se sono più presenti giornalisti che militanti. Dove si terranno i festeggiamenti non è ancora deciso, ma “è certo che si faranno”, assicura Grimoldi, che sottolinea “un risultato storico per la Lega”: vince come non mai in Italia, batte Forza Italia, e conferma un leghista alla presidenza della Lombardia, in mano da 23 anni al centrodestra.

“Ha vinto la Lega di Salvini”, dice il deputato del Carroccio che commenta:  “il Nord ha premiato la Lega mentre il Sud il Movimento 5 stelle”. Con l’esito delle elezioni politiche, aggiunge Grimoldi, “Salvini sicuramente è diventato il leader del centrodestra e, se avremo la possibilità di esprimere il premier, è chiaro che lui sarà il pole position”. 

Per  Alessandro Morelli, capogruppo della Lega Nord in Consiglio Comunale a Milano, il prossimo obiettivo è “strappare il comune di Milano al Pd” e “concludere l’iter sull’autonomia della Regione”. La Lega di Salvini è “riuscita a portare la legislatura regionale di Roberto Maroni a firmare con il governo l’accordo sull’autonomia, mentre il governo Fontana avrà il grande merito di concludere questo percorso”, afferma Morelli, che aggiunge, intanto porteremo a “28 gli anni di presidenza di centrodestra della Lombardia”.

E NEL PD “CRESCE IL RAMMARICO”

Per il segretario Pd lombardo Alessandro Alfieri “cresce il rammarico per non aver scisso le due elezioni, ma è stato tutto schiacciato dal dibattito nazionale”. Alfieri usa l’argomento per giustificare i primi risultati che vedono il candidato di centrodestra a Palazzo Lombardia Attilio Fontana in vantaggio abbastanza netto sull’uomo del centrosinistra Giorgio Gori (40,4% Fontana e 33,3% Gori, stando alle prime proiezioni).

Il Pd cerca comunque di guardare anche al bicchiere mezzo pieno, prima di tutto affermando di voler fare convintamente opposizione alla Lega a Palazzo Pirelli, poi riconoscendo l’eccezionalita di Milano, sempre più roccaforte dem. “Il dato su Milano sul fronte del nazionale è in controtendenza con 23% di consensi in area metropolitana e 27% a in città- dice il capolista d in Regione Pietro Bussolati- guadagnando 20.000 voti rispetto alle amministrative 2016”.

Insomma, “se a livello nazionale la Lega di Salvini e il M5s raggiungono il 50%- dice Bussolati- a Milano Pd e +Europa riescono a pareggiare il risultato”, rendendo il capoluogo lombardo a detta del capolista Pd “un laboratorio di riformismo contro i populismi”.

5 Marzo 2018
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