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interviste - Gli Speciali di DIRE

Costa: “La scolarizzazione femminile è stata la vera rivoluzione” – VIDEO

BRUXELLES – “La vera rivoluzione pacifica riuscita in Europa è stata la scolarizzazione femminile. Una vittoria incontrovertibile, tanto che dal secondo dopoguerra in poi è notevolmente cresciuta la presenza delle donne insegnanti nelle scuole”. Parte da questa riflessione l’ultima sessione del seminario europeo sull’empowering women, diretto da Silvia Costa, presidente della commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo. Tre dati della Strategia europa 2020 “sono già stati raggiunti- prosegue l’eurodeputato- nell’Unione europea la dispersione scolastica riguarda il12% delle ragazze contro il16% dei ragazzi (l’obiettivo è del 10%). La presenza delle giovani donne è aumentata nelle scuole superiori dell’11%. Tendenza riscontrabile anche a Malta, in Romania e Irlanda.  Nelle università- precisa- il 60% delle laureate è donna, così come il 42% dei 20enni è di sesso femminile, mentre solo il 30% sono maschi”.

Permangono però – “in misura e modalità diverse – precoci discriminazioni negli studi: le donne scelgono le discipline umanistiche perché sono meno incoraggiate nelle attività di ricerca scientifica, anche se abbiamo delle eccellenze in questo campo”.
La forte presenza di insegnanti donna “ha sicuramente avuto grandi meriti- ricorda Costa- ma c’è qualcosa che non ha del tutto funzionato nel consolidamento di una maggiore autostima femminile, di una cultura delle pari opportunità a livello scolastico e sociale e di prospettive di crescita personali”.
Il presidente della commissione Cultura e Istruzione del Parlamento europeo continua: “A marzo si riunirà la Commissione Onu, a 20 anni da Pechino, e uno dei cinque topics esaminati riguarderà l’educazione delle donne nel mondo. Nei Paesi terzi- fa sapere Costa- la connessione tra educazione ed empowerment femminile è ancora più evidente.
Ci sono indicatori dell’Unesco da cui si rileva che investire nell’istruzione femminile porta benefici in termini di salute,  riduzione della mortalità infantile, maggiore tutela ambientale, dei diritti, e una crescita economica più forte. L’accupazione lavorativa delle donne, inoltre, avrebbe un effetto moltiplicatore sull’istruzione dei figli”.
Per raggiungere tali obiettivi “occorrono nuovi modelli pedagogici ed educativi da proporre ai docenti. Io non sono favore di una educazione neutra- chiosa la relatrice- perché una falsa neutralità porta alla solitudine dell’identità femminile e maschile. La sfida della scuola è invece quella di creare identità maschili e femminili equilibrate, mature e rispettose”.
L’eurodeputato invita allora i docenti e i datori di lavoro a prendere in considerazione le “soft skills: quelle competenze informali che sicuramente rafforzeranno le donne”.
In ultimo il tema delle politiche di integrazione  interculturale e religiosa a livello scolastico. In questo ambito Costa propone: “Adottiamo valori comuni e condivisi, agiamo sugli strumenti educativi sin dalla prima infanzia, rivediamo i modelli digitali e creiamo ambienti formativi e lavorativi più accoglienti per le donne, così da conciliare nei luoghi di lavoro la relazione tra famiglia, professione, tempo libero e di cittadinanza. La conciliazione è un tema strategico e sono contenta che si vada avanti con la direttiva europea sulla paternità e la maternità. Ricordiamo- conclude Costa- che le aziende che investono di più sulle donne sono anche quelle che hanno successo perché più capaci di produrre innovazione”.
di Rachele Bombace
05 marzo 2015

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