Reddito, i timori dei sindacati: “Si rischia una guerra tra poveri”

Dubbi anche su quota 100, che non sarà sufficiente per le donne e sarà poco accessibile per chi ha lavori discontinui. Oggi i sindacati di Cgil, Cisl e Uil hanno detto la loro in commissione Lavoro del Senato
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – Il reddito di cittadinanza rischia di portare a “una guerra tra poveri“. E’ l’allarme lanciato dai sindacati che questa mattina sono intervenuti in Senato, in commissione Lavoro, nel corso di una audizione sul decreto su reddito e pensioni. All’audizione hanno preso la parola i segretari confederali di Cgil, Cisl, Uil, Tania Scacchetti, Ignazio Ganga e Domenico Proietti.

I sindacati hanno sottolineato come “le politiche attive debbano rappresentare un livello essenziale di prestazione per tutti gli utenti e non per i soli percettori del reddito di cittadinanza“. Anche per questo, hanno spiegato, “è importante definire nel più breve tempo possibile le modalità di ripartizione delle risorse tra le regioni interessate all’assunzione delle 4 mila unità di personale da destinare ai centri per l’impiego con l’obiettivo di far partire nel più breve tempo possibile le selezioni concorsuali”.

Secondo Cgil, Cisl e Uil sarebbe “necessario fare più chiarezza e rendere maggiormente espliciti gli ulteriori interventi finanziari, visto che le necessità dei centri per l’impiego non sono solo rappresentate dal pur consistente incremento del numero di addetti. Serve insomma un piano di sviluppo dedicato al reperimento delle risorse costante nel tempo”, hanno osservato.

Male i contratti di collaborazione per i navigator: e i precari di Anpal?

Ai sindacati “non convince la previsione che le assunzioni dei circa 6 mila navigator da parte di Anpal siano realizzate con contratti di collaborazione. Questa è una condizione che rischia di alimentare ulteriormente e con numeri abnormi il bacino di precari presenti in Anpal, innescando una vera e propria ‘guerra tra poveri’, mettendo in concorrenza i nuovi precari con i vecchi precari già presenti in Anpal da diversi anni.

Sono, infatti, 654 le lavoratrici e i lavoratori, oggi operanti in Anpal, con contratto a tempo determinato o di collaborazione (il 60% del totale), e non è accettabile correre il rischio di disperdere anche la loro professionalità acquisita in anni di attività”, hanno ricordato Cgil, Cisl e Uil.

“Sarebbe quindi saggio che il Governo, quando sostiene che i navigator saranno stabilizzati, prendesse, in primis, in seria considerazione la completa stabilizzazione di tutti i precari di Anpal. Occorre dunque un chiarimento rispetto alle modalità con cui verranno assunte e poi stabilizzate queste nuove risorse, ma occorre anche capire in quali tempi esse saranno messe in condizione di operare per far funzionare il nuovo strumento, perché appare francamente irrealistico che in pochi mesi si possa determinare la capacità di risposta e di presa in carico che il decreto suppone“, hanno concluso i sindacati.

“QUOTA 100 INSUFFICIENTE PER DONNE E IL SUD”

“Quota 100 non sarà in grado di rispondere in modo omogeneo alle esigenze espresse da molte lavoratrici e lavoratori e lavoratrici”, affermano i sindacati durante l’audizione sul decreto su reddito e pensioni.

“Essa costituisce, quindi, una opportunità per lavoratori con carriere continue e strutturate, ma sarà meno accessibile per i lavoratori del Centro Sud e del tutto insufficiente per le donne, per i lavoratori con carriere discontinue o occupati in particolari settori occupazionali caratterizzati da discontinuità lavorativa, come il settore agricolo o quello dell’edilizia, nei quali raramente un lavoratore raggiunge i 38 anni di contribuzione”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

5 Febbraio 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»