Cibo, lo spreco alimentare in Italia è domestico e vale 12 miliardi di euro

Solo 1 su 5 ritiene che lo spreco domestico sia una questione centrale, la maggior parte attribuisce la responsabilità al commercio (45%) e ai sevizi pubblici (27%)
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ROMA – Lo spreco alimentare in Italia vale oltre 15 miliardi di euro, quasi l’1% del Pil (0,88%), e la maggior parte del cibo si getta nelle nostre case, con uno spreco domestico che sfiora i 12 miliardi di euro contro solo 1/5 dello spreco complessivo rappresentato dalla produzione/distribuzione. Per gli italiani però avviene il contrario: solo 1 su 5, infatti, ritiene che lo spreco domestico sia una questione centrale mentre la maggior parte attribuisce la responsabilità al commercio (45%) e ai sevizi pubblici (27%). È quanto emerge dai dati 2019 dell’Osservatorio Waste Watcher sugli sprechi alimentari domestici delle famiglie italiane di Last Minute Market/Swg, presentati nell’Iran room del Palazzo della Fao in occasione della sesta Giornata nazionale di prevenzione dello Spreco Alimentare istituita dal ministero dell’Ambiente con la campagna Spreco Zero e dall’università di Bologna-Distal attraverso il progetto ’60 sei Zero’.

L’INDAGINE

L’indagine è stata condotta dal 14 al 18 gennaio scorsi su un campione di 1.500 soggetti. Sono pane, verdura e frutta fresca a finire più spesso in pattumiera, assieme a legumi e bevande alcoliche, ma la tendenza è virtuosa: due italiani su tre dichiarano infatti di gettare cibo una volta al mese o più raramente, anche se per una fetta di italiani permane l’abitudine di gettare cibo ogni giorno o più volte alla settimana. Nella classifica degli sprechi degli italiani il cibo resta in testa, con una crescita del 14% negli ultimi cinque anni (dal 60% del 2014 al 74% del 2019), prima degli sprechi idrici (48%) ed energetico-elettrici (22%), con quote molto più alte rispetto agli sprechi di tempo e monetari, mentre in media in casa si gettano 2,4 kg di cibo al mese a famiglia (circa 28 euro mensili). Sono i supermercati i luoghi di spesa preferiti dagli italiani (72%) insieme a ipermercati e centri commerciali, con i piccoli negozi che si attestano terzi in classifica (18%) e l’e-commerce che comincia ad acquistare una fetta importante di mercato nell’alimentare (8%).

COME RIDURRE LO SPRECO ALIMENTARE

Per ridurre lo spreco secondo il 65% del campione analizzato occorre controllare cosa serve davvero prima di fare la spesa, mentre il 61% ritiene che può aiutare congelare i cibi che non si possono consumare a breve. Il 54% propone di fare attenzione alla quantità di cibo da cucinare e il 48% trova una buona soluzione l’utilizzo di avanzi e scarti per nuove ricette. Solo il 22% ritiene una buona abitudine regalare ai vicini il cibo cucinato in eccesso. Ma come risolvere il problema dello spreco? Per il 72% occorre puntare all’educazione alimentare, il 26% ritiene che occorre realizzare packaging di nuova generazione e il 20% che propone di adottare provvedimenti legislativi con incentivi e sanzioni.

“Il dato che a nostro avviso è più interessante è che la sensibilità dei consumatori rispetto a questa tematica è in forte incremento in questi ultimi anni- dichiara all’agenzia Dire il coordinatore della sesta Giornata nazionale di prevenzione dello Spreco Alimentare, Luca Falasconi– Per noi questo è un dato molto positivo perché mette in evidenza che le persone iniziano a capire che cosa sta succedendo nelle loro case. I dati ci dicono infatti che l’attore più importante in termini di quantità di spreco del prodotto lungo tutta la filiera sono proprio i consumatori finali. Siamo noi che sprechiamo circa 100 grammi di cibo ogni giorno e quindi è proprio lì che bisogna agire”.

Ma perché la percezione è che lo spreco avvenga nella gdo? “Lo spreco viene percepito soprattutto nella grande distribuzione perché è proprio lì che andiamo a fare la spesa- continua Falasconi- E’ dove vediamo che spesso la merce si danneggia e viene gettato via qualche chilo di pane. Però se mettessimo insieme tutto il pane che gettiamo via nelle nostre mura domestiche, anche se fossero solo 10-15 grammi e li moltiplicassimo per 60 milioni che siamo, vedremo che quel dato esploderebbe e supererebbe quello che avviene nella grande distribuzione”.

Per quanto riguarda le soluzioni, sono gli stessi italiani a chiedere di dedicare maggiore attenzione all’educazione alimentare. “Le scuole fanno già tanto ma credo che avremmo bisogno di inserire l’educazione alimentare come se fosse un capitolo di quella che si chiama oggi educazione alla cittadinanza- spiega all’agenzia Dire il presidente di Last Minute Market e fondatore della campagna Spreco Zero, Andrea Segrè– È importante che i nostri studenti siano consapevoli del valore del cibo non solo rispetto allo spreco ma anche rispetto alla nostra salute e alla salute del mondo, cioè l’ambiente. La famiglia per tante ragioni non sempre riesce a trasmettere questi valori e allora perché non pensare che siano proprio i ragazzi a tornare a casa e insegnare a noi genitori quello che hanno imparato a scuola? Credo- conclude Segrè- che questo sia un investimento per il futuro, il futuro a spreco zero come lo chiamiamo noi”.

La due giorni dedicata alla prevenzione dello Spreco Alimentare, aperta ieri mattina dell’inaugurazione della mostra di immagini e vignette ‘Primo non sprecare_secondo Altan’ realizzata da Francesco Tullio Altan e dal panel condotto da Massimo Cirri ‘Coltivare buone pratiche’, proseguirà oggi all’Enpam con una mattinata interamente dedicata all’educazione alimentare e al valore del cibo, con centinaia di studenti attesi per l’evento ‘Primo non sprecare, Alimentare il valore del cibo’ per un panel intitolato ‘Educazione alimentare. Un gioco da ragazzi’, promosso da Enpam e Spreco Zero in sinergia con le Acli.

Giobbe Covatta, testimonial Vivere a Spreco Zero 2018, lascia il testimone a Neri Marcorè che si aggiudica il Premio Vivere a Spreco Zero 2019 nella categoria testimonial.

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5 Febbraio 2019
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