Papa: “Non insegnare ai bambini il pregiudizio contro gli stranieri”

ROMA – “La scommessa di oggi e’ cooperare a formare ragazzi aperti e interessati alla realta’ che li circonda, capaci di cura e di tenerezza – penso ai bulli -, liberi dal pregiudizio diffuso secondo il quale per valere bisogna essere competitivi, aggressivi, duri verso gli altri, specialmente verso chi e’ diverso, straniero o chi in qualsiasi modo e’ visto come ostacolo alla propria affermazione”. Lo ha detto Papa Francesco ricevendo in udienza nella Sala Clementina del Palazzo apostolico vaticano, l’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc), a conclusione dell’ultima giornata del XXI congresso nazionale dal titolo ‘Memoria e futuro. Periferie e frontiere dei saperi professionali’, apertosi il 3 gennaio a Roma.

Il Santo Padre ha proseguito parlando di “un’aria che purtroppo spesso i nostri bambini respirano”, proponendo come rimedio “di fare in modo che possano respirare un’aria diversa, piu’ sana, piu’ umana”. Per questo scopo, ha sottolineato, “e’ molto importante l’alleanza con i genitori”. In questa sfida culturale, ha osservato ancora, “sono decisive le basi che vengono poste negli anni dell’educazione primaria dei bambini. Gli insegnanti cristiani, sia che operino in scuole cattoliche sia in scuole statali, sono chiamati a stimolare negli alunni l’apertura all’altro come volto, come persona, come fratello e sorella da conoscere e rispettare, con la sua storia, i suoi pregi e difetti, ricchezze e limiti”.

Come ha ricordato ancora Papa Bergoglio, l’alleanza tra famiglie e scuola “da tempo e’ in crisi, lo sappiamo tutti, e in certi casi e’ del tutto rotta. Una volta c’era molto rinforzo reciproco tra gli stimoli dati dagli insegnanti e quelli dati dai genitori. Oggi la situazione e’ cambiata- ha continuato il Santo Padre- ma non possiamo essere nostalgici del passato. Bisogna prendere atto dei mutamenti,che hanno riguardato sia la famiglia sia la scuola, e rinnovare l’impegno per una costruttiva collaborazione – ossia, ricostruire l’alleanza e il patto educativo -, per il bene dei bambini e dei ragazzi”.

E, ha suggerito, “dal momento che questa sinergia non avviene piu’ in modo ‘naturale’, bisogna favorirla in modo progettuale, anche con l’apporto di esperti in campo pedagogico”. Ma “prima ancora bisogna favorire una nuova ‘complicita”, rinunciando a pensarsi come fronti contrapposti, colpevolizzandosi a vicenda, ma al contrario mettendosi nei panni gli uni degli altri, comprendendo le oggettive difficolta’, e cosi’ creando una maggiore solidarieta’: complicita’ solidale”.

(www.agensir.it)

5 Gennaio 2018
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