‘Non c’è un cazzo da ridere’, lo sguardo dei TheRivati sul mondo

Sei brani per raccontare l'attualità tra note, parole e web series

NAPOLI – Fotografare il momento che si vive con i sentimenti e gli stati d’animo e’ un’operazione rischiosa perche’ i colori che ne vengono fuori non sempre sono quelli che vorremmo. Spesso hanno tinte forti e cupe perche’ quello che gli occhi vedono e il cuore recepisce e’ duro da mandar giu’. È quello che e’ successo ai TheRivati – storica band napoletana che si inserisce a pieno titolo nel filone di quel ‘neapolitan power’ che dalla fine degli anni ’70 ha intrecciato la tradizione musicale napoletana con il jazz, il blues e il funk d’oltreoceano -, che negli ultimi due anni, tanti ne sono passati da “Black from Italy”, si e’ dedicata a guardare il mondo cosi’ come raccontato dai media e dai social network. Sguardi e sensazioni raccolte li hanno tradotti in musiche, parole e immagini. Il risultato e’ un concept album, “Non c’e’ un cazzo da ridere”, nel quale e’ facile ritrovarsi e che gia’ nel titolo tira le somme su questo sguardo al presente. Dentro ci sono questi ultimi due anni segnati dal terrorismo internazionale, l’ultimo singolo uscito e’ dedicato non a caso alla tragedia del Bataclan e del locale parigino ne porta il nome, dalla “rivolta” della natura sulla stupidaggine e ingordigia umana, dalla voglia di chiudere fuori il mondo facendosi scudo con la paura.

Sono sei i brani, anche se al momento ne sono usciti solo tre, che compongono l’album di Paolo Maccaro voce, Marco Cassese alle chitarre, Antonio Di Costanzo al basso, Salvatore Zannella alla batteria e Saverio Giugliano al sax e sintetizzatori, tutti accompagnati da un video che si lega in qualche modo al precedente e fa da prologo a quello successivo. Un’operazione complessa quella di “Non c’e’ un cazzo da ridere”, dove, in puro stile TheRivati, suoni e parole si contaminano con le immagini e con la graphic novel. Il risultato e’ un album che, proprio grazie ai video, diventa una sorta di web series che prende il via con l’episodio pilota: il numero “doppio zero”. “Non c’e’ un cazzo da ridere”, confessa alla Dire Paolo Maccaro, “e’ un album dove non ci sono singoli, ogni brano ha una propria forza e nessuna canzone e’ piu’ forte di un’altra”.

“Tutti erano – specifica Marco Cassese – potenzialmente singoli quindi non lo era nessuno. Da qui l’idea di unirli in una sorta di cortometraggio”. La scelta di queste “tematiche forti” – il prossimo brano in uscita a giorni sara’ dedicato alla cocaina – prosegue Maccaro, e’ facile da spiegare: “non si possono scrivere canzoni d’amore se non sei innamorato e noi quando abbiamo scritto i testi eravamo incazzati”.
Nei primi mesi del 2019 “Non c’e’ un cazzo da ridere” arrivera’ alla sua naturale conclusione con la pubblicazione del sesto brano, i primi tre gia’ pubblicati portano il titolo di ‘O Sce’, ‘Nun sto buono’ e ‘Bataclan’, ma la band e’ gia’ con la mente al prossimo album che, anticipano, sara’ un lavoro totalmente diverso. Non mancheranno di certo i temi sociali, che da sempre caratterizzano il loro lavoro, ma troveranno spazio anche le piu’ classiche ‘ballad’.

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4 Dicembre 2018
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