Il cibo come fattore di dialogo: da Arsial e Greenaccord giornata di studio

Esperti e studenti delle scuole alberghiere e agrarie del Lazio hanno discusso di buone pratiche legate al valore e al significato del cibo

ROMA – Il cibo per unire, per costruire ponti fatti di dialogo, incontri e confronti. Il cibo per la pace e l’integrazione. È questo il cuore della giornata di studio organizzata da Arsial e Greenaccord a Roma, nell’aula magna Augustinianum, a San Pietro, dove esperti, studiosi e studenti delle scuole alberghiere e agrarie del Lazio hanno discusso di buone pratiche legate al valore e al significato del cibo, “il più potente fattore sociale contemporaneo”, in grado di mettere in moto uno sviluppo più giusto. 

Dalle storie di integrazione raccontate da diverse realtà attive nel settore, come Capodarco e Semi di libertà, fino alle azioni quotidiane e individuali in grado di diventare vere e proprie scelte di campo contro lo spreco alimentare, il cibo può davvero rappresentare il grimaldello per riscorpire e rimettere in campo valori come la solidarietà e l’inclusione “al di là dei decreti”, ma anche l’identità e la difesa della terra e del lavoro agricolo. Le cose da fare, hanno sottolineato gli organizzatori, non mancano: dal ripensare gli stili di consumo alla ricostruzione di tecniche di produzione e di filiere agricole che, riscoprendo i saperi tradizionali, riducano l’impatto ambientale e sociale dell’agricoltura e riaffermino la centralità dei piccoli produttori.

“Il cibo è il più potente fattore sociale contemporaneo, chi lavora intorno al cibo ha la possibilità di fare incontrare le persone, di spezzare la solitudine. In Italia ci sono 5 milioni di poveri, ma anche la contraddizione dell’obesità e dello spreco di cibo. Ecco perchè ogni volta che facciamo la spesa possiamo mettere in atto un gesto politico, nel senso nobile del termine, scegliendo prodotti che tutelino il lavoro degli agricoltori, la nostra identità e la terra”, ha detto il presidente di Arsial, Antonio Rosati, che ha lanciato per gennaio un bando rivolto alle scuole per le migliori pratiche contro gli sprechi.

“Dal cibo- ha aggiunto- può partire un mondo più giusto, un nuovo Umanesimo”. Di fronte una platea di alunne e alunni, il mondo delle associazioni e quello religioso, che hanno portato la loro testimonianza. “Il cibo, nella storia dell’alimentazione, rappresenta un elemento unificatore e di conoscenza delle persone e della loro cultura- così il presidente di Greenaccord, Alfonso Cauteruccio- Le religioni, inoltre, hanno un denso rapporto con il cibo ed il suo significato, con spunti di riflessione, di condivisione e di simbologia”. 

E se al valore del cibo nelle religioni è stata dedicata una tavola rotonda, sono state alcune realtà a portare agli studenti la loro esperienza. Come Semi di Libertà Onlus, che ha realizzato un microbirrificio all’interno del carcere romano di Rebibbia, e il ruolo dell’agricoltura sociale in favore delle persone con disabilità attraverso la testimonianza di Salvatore Stingo, presidente Agricoltura Capodarco.

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4 Dicembre 2018
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