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Yemen, parla la cooperante a Sana’a’: “Bloccati in casa, bombe e terrore”

Suze Van MeegenROMA – “Quasi tutti i nostri operatori yemeniti sono costretti in casa, al buio perche’ non c’e’ corrente; ogni tipo di soccorso e’ bloccato, sento i carriarmati e il rimbombo dei colpi di mortaio“: cosi’ alla DIRE Suze Van Meegen, responsabile a Sana’a dell’ong Norwegian Refugee Council (Nrc).

La testimonianza e’ raccolta nel giorno dell’annuncio dell’uccisione nella capitale dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh. La notizia, confermata da piu’ fonti, e’ giunta in un primo tempo dai ribelli Houthi che controllano parte di Sana’a e che nello Yemen continuano a fronteggiare la coalizione internazionale a guida saudita.

Per tutta la giornata sono continuati i bombardamenti dell’aviazione di Riad. Van Meegen conferma i raid aerei e parla pero’ di “una minaccia forse ancora piu’ insidiosa per la popolazione, la sana'a'mancanza di accesso a cibo e cure mediche”. Negli ultimi giorni il conflitto civile si e’ inasprito anche anche a causa della rottura tra gli Houthi, ritenuti alleati dell’Iran, e le forze fedeli a Saleh, pronte a unirsi alla coalizione saudita. “Chiediamo una cessazione immediata delle violenze a Sana’a e nei governatorati vicini” dice la responsabile del Norwegian Refugee Council. “Gli scontri tra gli Houthi e le milizie del Congresso generale del popolo stanno letteralmente terrorizzando la popolazione”.

Da mercoledi’ scorso, le violenze sono dilagate in un contesto gia’ difficile. Secondo Van Meegen, ormai da tempo il blocco del porto di Hodeida sta ostacolando la consegna degli interventi umanitari, anche a fronte di un’epidemia di colera con ben 900mila casi sospetti. “Chi ha capacita’ di influenza sulle parti in lotta – sottolinea la responsabile del Norwegian Refugee Council – deve premere per una cessazione immediata delle violenze e per una mediazione in grado di portare la pace”.

04 dicembre 2017

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