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Disturbo Borderline di Personalità, il 10% si suicida

ROMA – E’ altamente invalidante, provoca enorme sofferenza e in Italia colpisce il 6,7% dell’utenza dei Servizi, con un costo medio per paziente calcolato a livello europeo sui 16mila euro l’anno. E’ il Disturbo Borderline di Personalità (DBP), uno dei Disturbi Gravi di Personalità (DGP) riconosciuti nell’Accordo Stato-Regioni del 2014 e considerati un problema di salute pubblica, caratterizzato soprattutto da disregolazione emotiva, instabilità della percezione del senso e della propria identità, costante paura dell’abbandono, che si tramutano spesso in atti di autolesionismo, tanto che il 10% dei pazienti muore suicida.

Le persone con disturbo borderline, che rappresentano tra lo 0,2 e l’1,8% della popolazione europea, mentre arrivano fino al 14-20% della popolazione ospedalizzata per problemi psichiatrici, rischiano di essere considerate cause perse anche dagli addetti ai lavori. Ma grazie alle terapie di provata efficacia curare si può, come è avvenuto in Emilia Romagna con una riduzione dei ricoveri ospedalieri del 75%.

L’Associazione per la tutela del diritto alla salute psicologica (Altrimenti) e l’Associazione per la Salute Mentale Progetto Itaca Roma hanno promosso venerdì a Roma la presentazione del libro “Raccontare la cura. I pazienti borderline parlano ai Servizi di Salute Mentale”, rendono noto in un comunicato.

Il volume a cura di Michele Sanza e Sara Valerio – continua il comunicato – riguarda l’implementazione delle Linee di Indirizzo della Regione Emilia Romagna sui Disturbi Gravi di Personalità, adattamento al contesto italiano delle linee guida stabilite dall’istituto di ricerca britannico NICE (National Institute for Health and Care Excellence), per pazienti DBP, con la narrazione delle esperienze di cura. Un modo per ricostruirne il senso e l’impatto che hanno sulla loro vita, secondo il concetto di empowerment e recovery, ponendo attenzione alla persona prima che alla malattia.

Presente la già Ministro della Salute Livia Turco. Assente per motivi istituzionali il Presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, che si è impegnato a incontrare in futuro i promotori dell’iniziativa, i quali chiedono l’estensione delle Linee di Indirizzo anche alla Regione Lazio.

A moderare l’incontro la giornalista e conduttrice televisiva Myrta Merlino.

Il progetto dell’Emilia Romagna punta a ridurre al minimo l’uso di psicofarmaci, spesso prescritti troppo facilmente dalla sanità pubblica, perché non risolutivi, fornendo invece ai pazienti il trattamento di provata efficacia riconosciuto nello skills training della DBT (Dialectical Behavior Therapy) di Marsha Linehan. Su 130 pazienti trattati per un periodo di un anno, oltre alla suddetta riduzione dei ricoveri, si è registrata una diminuzione marcata della gravità dei sintomi e delle dimensioni di impulsività e di ?rabbia-aggressività, con un miglioramento del funzionamento globale e riduzione dell’autolesionismo.

“La nostra Associazione vuole promuovere la conoscenza e la diffusione di terapie scientificamente validate – ha dichiarato Elisabetta Pizzi, Socio Fondatore e Presidente di Altrimenti – , come avviene già nel Regno Unito dal 1999, dove i trattamenti somministrati dai servizi sanitari devono seguire le linee guida NICE. Nella Salute Mentale italiana, purtroppo, la scelta dei percorsi di cura non è ancora chiaramente regolamentata in tal senso. Il nostro intento è spingere invece i professionisti del settore, pubblico e privato, e dell’assistenza sociale, a seguire la strada della ricerca e della scienza”. Presenti in sala pazienti e familiari, tra cui un piccolo movimento di mamme di Genova, nato per aiutare i propri figli con disturbo borderline. “In una fase storica di maggiore emersione del disagio psichico – ha dichiarato Guido Valentini, Direttore del centro di riabilitazione psichiatrica di Progetto Itaca Roma – è importante condividere le conoscenze e nuovi programmi di riabilitazione di provata validità, come quelli da noi portati avanti quotidianamente. I dati derivanti dal nostro modello “Clubhouse International”, che prevede un percorso di reinserimento socio-lavorativo da affiancarsi alle cure mediche praticate all’esterno, dimostrano l’efficacia inequivocabile del metodo. La storica Clubhouse Fountain House e` infatti iscritta nel registro statunitense dei Programmi e delle Pratiche Evidence Based”.

04 dicembre 2017

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