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Turchia, padre Monge: “L’Unione Europea raccoglie i cocci della sua non politica”

padre_monge2ROMA – “Raccogliamo i cocci della non politica europea” risponde alla Dire padre Claudio Monge, direttore del Centro domenicano per il dialogo interreligioso e culturale. Parla da Istanbul, dove radio e tv hanno ignorato il vertice degli ambasciatori dei Paesi Ue ad Ankara annunciata dall’Alto rappresentante per la politica estera e di sicurezza Federica Mogherini.

“Riunioni come queste non cambieranno la situazione” sottolinea padre Monge in riferimento agli arresti di dirigenti e deputati del partito di opposizione Halklarin Demokratik Partisi (Hdp): “E’ solo una reazione tardiva e ipocrita, dopo anni di scelte sbagliate“. Secondo il direttore del Centro domenicano, piemontese, teologo delle religioni in prima fila nel dialogo con l’islam, in Turchia da 14 anni, uno dei passaggi chiave è stato l’accordo sui profughi siriani sottoscritto dall’Ue con Ankara nel marzo scorso.

L’Unione Europea si è incastrata da sola sulla questione dei migranti” dice padre Monge: “E pensare che tra il 2000 e il 2005 le premesse erano tutt’altre”. Secondo il religioso, stanziare tre miliardi di dollari perché le autorità turche blocchino l’arrivo dei profughi in Europa è stato solo uno degli errori di Bruxelles.

Padre Monge cita la linea verso i partiti etichettati da Ankara come filo-curdi, colpiti dagli arresti e associati immancabilmente ai terroristi del Partito dei lavoratori del Kurdistan (Pkk). Prove che sarebbero state fallite dall’Ue anche per il prevalere di logiche particolaristiche a discapito di una strategia capace di guardare lontano. “Di fatto – sottolinea padre Monge – la Turchia ha messo a nudo il re, rivelando la decomposizione totale del progetto europeo, un insieme sconnesso di interessi e obiettivi divergenti”.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

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4 novembre 2016
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