Nuova maturità, presidi e docenti: “Perplessi, ma in attesa più indicazioni”

ROMA – Cambia l’esame di maturità. I maturandi di questo anno scolastico appena iniziato dovranno vedersela con una prova diversa: due prove scritte invece di tre, più l’orale. Più attenzione al percorso svolto dai ragazzi nell’ultimo triennio, con un punteggio maggiore assegnato al credito scolastico. Griglie di valutazione nazionali per la correzione delle prove scritte. Sono alcune delle novità che entrano in vigore e illustrate nella circolare che il Miur ha inviato oggi alle scuole. Novità che oltre a riguardare gli studenti ricadono anche su presidi e docenti che dovranno adeguarsi e preparare gli alunni alla temuta prova. Secondo Tiziana Sallusti dirigente scolastica del Liceo Mamiani di Roma sono “buone le griglie comuni nel tentativo forse di dare uniformità valutativa al Paese”. In nessun caso, secondo la preside, il giudizio su una novità di questo tipo è negativo a prescindere “ma vediamo i quadri di riferimento e l’azione di disseminazione delle informazioni che il ministero saprà fare presso docenti e presidi in poco tempo. Tutto è buono o cattivo a seconda di come è declinato nella pratica”.

VIA LA TERZA PROVA

Per quanto riguarda l’eliminazione della terza prova, la dirigente del liceo romano non si sbilancia ma sottolinea: “Era un accertamento disciplinare importante che ora è tutto da giocare all’orale”. Da considerare inoltre per Tiziana Sallusti “il valore molto alto del credito che quando viene ‘elargito’ come nei diplomifici pone i ragazzi in una situazione blindata”. “Aspettiamo di vedere le successive indicazioni- commenta invece la professoressa Iossa del liceo Serao di Pomigliano d’Arco- l’invalsi non c’è ma ci sono le griglie di correzione nazionali. Andrebbero fornite già ora per permetterci di capire su quali elementi saranno valutati i ragazzi. Più tracce per ogni tipologia potrebbe essere positivo” peccato però “non ci sia la terza prova: a me piaceva perché dava modo ai docenti di verificare quanto svolto durante l’anno in ogni classe. Poneva, infatti, in maggior rilievo l’autonomia dell’istituzione e la libertà di scelta dei docenti”.

TRE TRACCE PER LA PRIMA PROVA

Per Maria Rosaria De Simone, docente all’istituto Colombo di Roma, il giudizio sul nuovo esame di maturità è positivo per quanto riguarda le tracce della prima prova: “Attendevo con ansia la modifica della prima prova- racconta alla Dire- che finalmente torna a essere un elaborato con tre tipologie di prova tra cui scegliere. Verrà richiesto agli studenti di analizzare, esporre, argomentare in maniera critica su singoli testi o estratti di testo e non più su una disordinata, confusionaria e talvolta discutibile scelta di documenti. Questo condurrà la didattica a orientarsi nuovamente al recupero del riassunto, dell’analisi del testo e della rielaborazione personale, promuovendo la lotta all’analfabetismo di ritorno, che è di sicuro un serio problema delle nuove generazioni”.

Secondo Marina di Foggia, vicepreside dell’istituto Einaudi di Roma, è positivo il “maggior peso che viene dato al percorso formativo del secondo biennio e all’ultimo anno scolastico” ma non “si considera la piaga della scuola italiana che è la discontinuità, l’altalenarsi dei docenti, l’assenza di un progetto educativo-formativo coerente”. Per quanto riguarda “l’abolizione della terza prova la condivido- prosegue Di Foggia- sperando però in una trasversalità della seconda prova, quella d’indirizzo, proposta magari in forma interdisciplinare”.

GRIGLIE NAZIONALI DI VALUTAZIONE

Perplessa come docente e come genitore Olga Cirillo che insegna al liceo Flacco di Portici in provincia di Napoli: “Il nuovo esame di stato conferma la tendenza alla semplificazione e, in qualche modo, la esaspera”, spiega all’agenzia Dire. “Ogni iniziativa individuale delle singole scuole viene rimossa, a favore di una valutazione nazionale. Griglie fornite direttamente dal Miur si andranno a sostituire a quelle che fino ad ora venivano elaborate dalle commissioni- prosegue- e il parametro per la conversione del credito (dal massimo di 25 a un nuovo massimo di 40) sarà definito per tutti dal ministero; niente Invalsi né alternanza scuola-lavoro. Scompare il saggio breve e la conoscenza letteraria funzionale all’analisi del testo potrà riferirsi solo ad autori che siano successivi all’unità d’Italia. Basterà il 6 in condotta e, se pure sulla carta resta la necessità della sufficienza piena in ciascuna disciplina, a tale principio si potrà comunque derogare se si produrranno opportune motivazioni”. “Tutto questo- ribadisce Olga Cirillo- fa pensare ad una volontà di semplificare e banalizzare: manifesta una fiducia molto scarsa nelle capacità dei nostri giovani e del corpo insegnante. Resto fortemente perplessa rispetto ad una modifica che avviene nel bel mezzo di un anno scolastico e che non si intende, invece, a partire da un ciclo completo, come invece dovrebbe essere. Infatti, la preparazione all’esame di stato non si realizza nell’ultimo anno del ciclo di studio, ma almeno in un triennio, se non in un quinquennio. Tra l’altro, si intuisce qualcosa sulla volontà di modificare la seconda prova, ma non ci sono ancora indicazioni. Nessuna indicazione circa la composizione delle commissioni. Come docente e come genitore- conclude- resto fortemente perplessa”.

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4 ottobre 2018
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