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La tessera del Pd? Solo se superi il test. Ma le regole non valgono per tutti


FIRENZE – A Signa (Firenze) il segretario comunale del Pd, Gabriele Scalini, avrebbe escluso 12 aspiranti tesserati dopo averli sondati con domande di cultura generale. Nel frattempo, però, nell’ultima settimana nella federazione sono spuntati 130 iscritti in più. E, questo, malgrado che il tesseramento fosse da regolamento chiuso in vista della formalizzazione delle candidature per i congressi locali. È questa la denuncia “politica”, come tiene più volte a precisare, del consigliere regionale più a sinistra, e antirenziano, nel Partito democratico, Paolo Bambagioni.

A differenza della campagna delle iscrizioni per il congresso nazionale, che ha visto in primavera il ritorno alla segreteria nazionale del rottamatore, “il partito ha abbandonato il tesseramento online- ricostruisce Bambagioni-. Questa volta è stato delegato tutto ai segretari comunali, che hanno selezionato gli accessi, cercando di scansare quelli non amici e favorendo quelli degli amici. Fino a realizzare delle vere e proprie truffe”.

Un’accusa che richiama una terminologia giuridica, da codice penale ma il consigliere regionale precisa di voler presentare solo una “denuncia politica” e non un esposto in procura. Bambagioni vuole alzare i toni per accendere i riflettori sullo strano esame al quale sono stati sottoposti 176 neo simpatizzanti del Pd. Si sono dovuti presentare personalmente nella sede dell’Unione comunale, e sono stati vagliati con domande del tipo chi è il segretario nazionale del Pd, chi è il presidente del Consiglio. In 12, 5 italiani e 7 stranieri, hanno dato risposte sbagliate e si sono visti negare la controfirma al modulo di adesione.

Un controllo rigido, che secondo Bambagioni non è stato applicato alle 130 tessere spuntate all’ultimo momento. La motivazione va rintracciata secondo l’esponente vicino al governatore della Puglia nel tentativo di rovesciare gli equilibri. “Avevamo 70 tessere in più- taglia corto-. Qualcuno ha pensato di voler mettere la bandierina anche con la violenza”.

La colpa, tuttavia, non viene fatta ricadere solo sul segretario cittadino Gabriele Scalini, ma più in alto: “La responsabile politica e morale di quanto avvenuto nella piana di Signa è Monia Monni– punta il dito-, una consigliera che si sta proponendo come segretaria per un partito diverso, migliore aperto. Credo, però, che da parte sua questo sia un cattivo inizio”.

La filiera coinvolgerebbe anche Stefano Giorgetti, quale referente dei renziani della città, ma la convinzione di Bambagioni è che alla fine da accusare sia principalmente la sua collega in Regione: “Monia Monni ha messo il timbro sopra a questa operazione, perché Scalini politicamente non è nessuno“. Per questo chiede giustizia ai vertici del partito, addirittura a Renzi: “Su questo caso deve venire a dire cosa pensa. Sono disposto ad andare fino a Roma- annuncia-, affinché quanto avvenuto venga stigmatizzato”.

Ma verso lo stesso ex presidente del Consiglio tira una stoccata. “Signa è un po’ la fissazione del segretario nazionale da tutta la vita, fin da quando guidava un piccolo partito, il Ppi- aggiunge-. Non è mai riuscito a mettere la bandierina. Questa volta con 70 tessere in più per noi, ha pensato di usare la violenza. Lo può fare, ma c’è un piccolo particolare: dopo bisogna trovare migliaia di voti quando si va alle elezioni”.

04 ottobre 2017

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