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“Un corso per i social da 37mila euro pagato dall’amministrazione di Roma ai consiglieri M5S”

ROMA – 37.000 euro per un corso di formazione sull’utilizzo dei social network per i consiglieri capitolini del M5S. Il tutto, pagato con i soldi dell’amministrazione pubblica. E’ questa la denuncia di Marco Palumbo, consigliere dem e presidente della commissione trasparenza in Campidoglio. Secondo Palumbo, inoltre, la società a cui è stato affidato il corso “sarebbe una società di fiducia dei cinquestelle che già collabora con il gruppo grillino alla Camera. E’ evidente- denuncia Palumbo- che si tratta di un’operazione senza alcuna trasparenza e che contrasta quantomeno con le norme del Tuel e con l’articolo 29 del codice degli appalti”.

“E’ evidente che, al di là della stravagante scelta di attivare un corso di formazione- prosegue Palumbo- per l’uso di strumenti informatici ai quali il gruppo M5S sembra essere già ampiamente allenato, resta la gravità delle modalità attraverso il quale si intende attivare un servizio scavalcando le prerogative proprie della dirigenza amministrativa“.

A tal proposito, lo stesso Palumbo ha dato indicazioni “per convocare una commissione trasparenza al fine di appurare se le procedure che si intendono adottare per affidare il servizio alla società ‘Web Side Story’ siano uniformi alle leggi e ai regolamenti attualmente in vigore. Intendo inoltre verificare se tali iter rispondano ad una prassi consolidata”.

Spiega Palumbo: “Secondo il testo unico degli enti locali spetta ai dirigenti la direzione degli uffici e dei servizi secondo i criteri e le norme dettati dagli statuti e dai regolamenti. Questi si uniformano al principio per cui i poteri di indirizzo e di controllo politico-amministrativo spettano agli organi di governo, mentre la gestione amministrativa, finanziaria e tecnica è attribuita ai dirigenti mediante autonomi poteri di spesa, di organizzazione delle risorse umane, strumentali e di controllo. Sono attribuiti ai dirigenti i provvedimenti di autorizzazione, concessione o analoghi, il cui rilascio presupponga accertamenti e valutazioni, anche di natura discrezionale, nel rispetto di criteri predeterminati dalla legge, dai regolamenti, da atti generali di indirizzo, ivi comprese le autorizzazioni”.

Per l’articolo 29 (principi di trasparenza) del codice degli appalti, spiega Palumbo, tutti “gli atti delle amministrazioni aggiudicatrici e degli enti aggiudicatori relativi alla programmazione di lavori, opere, servizi e forniture, nonché alle procedure per l’affidamento di appalti pubblici di servizi, forniture, lavori e opere, di concorsi pubblici di progettazione, di concorsi di idee e di concessioni, compresi quelli tra enti nell’ambito del settore pubblico di cui all’articolo 5 alla composizione della commissione giudicatrice e ai curricula dei suoi componenti, ove non considerati riservati ai sensi dell’articolo 53 ovvero secretati ai sensi dell’articolo 162, devono essere pubblicati e aggiornati sul profilo del committente, nella sezione ‘Amministrazione trasparente’– conclude il presidente della commissione Trasparenza dell’amministrazione capitolina- con l’applicazione delle disposizioni di cui al decreto legislativo 14 marzo 2013, numero 33″.

04 agosto 2017

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