Pensioni, Boeri: "Servono i migranti per pagarle"

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Pensioni, Boeri: “Servono i migranti per pagarle”

ROMA – Per pagare le pensioni serve che gli immigrati lavorino. E’ quanto emerge nel rapporto dell’Inps. “Le riforme pensionistiche realizzate a partire dall’inizio degli anni ’90 hanno avuto come obiettivo quello di adattare il sistema a questi cambiamenti. Questo- si legge- è stato fatto agendo sulle tre leve possibili: livelli delle aliquote, importi delle prestazioni ed età pensionabile. Le previsioni sulla spesa, tuttavia, indicano che anche innalzando l’età del ritiro, ipotizzando aumenti del tasso di attività delle donne che oggi tendono ad avere tassi di partecipazione al mercato del lavoro più bassi, incrementi plausibili e non scontati della produttività – per mantenere il rapporto tra chi percepisce una pensione e chi lavora su livelli sostenibili è cruciale il numero di immigrati che lavoreranno nel nostro Paese“, sottolinea l’Istituto.

“Eventuali politiche di recupero della bassa natalità italiana, ovvero dei tassi di occupazione femminili e maschili potranno correggere gli squilibri demografici nel lungo periodo ma non potranno da sole arginare la riduzione delle classi di popolazione in età lavorativa prevista per il prossimo ventennio”.

Il presidente Tito Boeri, nella sua relazione, spiega: “Il declino demografico è un problema molto più vicino nel tempo di quanto si ritenga. Ai ritmi attuali, nell’arco di una sola legislatura, la popolazione italiana, secondo scenari relativamente pessimistici, ma non inverosimili, potrebbe ridursi di circa 300.000 unità”. E’, prosegue, “come se sparisse una città come Catania. Dimezzando i flussi migratori in cinque anni perderemmo, in aggiunta, una popolazione equivalente a quella odierna di Torino, appesantendo ancora di più il rapporto fra popolazione in età pensionabile e popolazione in età lavorativa”, sottolinea il numero uno dell’Inps.

NUMERO MIGRANTI SOVRASTIMATO, È DISINFORMAZIONE

“Gli italiani sottostimano la quota di popolazione sopra i 65 anni e sovrastimano quella di immigrati e di persone con meno di 14 anni. Questo avviene anche in altri Paesi, ma la deviazione fra percezione e realtà è molto più accentuata da noi che altrove. Non sono solo pregiudizi. Si tratta di vera e propria disinformazione” dice Boeri.

“CON STRETTA AUMENTERANNO I CLANDESTINI”

“La storia di Paesi a immigrazione non recente come la nostra ci insegna che quando si pongono forti restrizioni all’immigrazione regolare, aumenta l’immigrazione clandestina e viceversa” prosegue Tito Boeri. “In genere, a fronte di una riduzione del 10% dell’immigrazione regolare, quella illegale aumenta dal 3 al 5%. Negli Stati Uniti il boom degli illegali è cominciato nel ‘64 quando è stato chiuso il Bracero program, ed il numero di immigrati trovati irregolarmente sul territorio è calato da quando ha cominciato a essere pienamente messo in atto l’Immigration Reform and Control Act, che ha regolarizzato milioni di lavoratori messicani”, ricorda.

PER RIDURRE CLANDESTINI AUMENTARE QUELLI REGOLARI

“Tutti sono d’accordo sul fatto che bisogna contrastare l’immigrazione irregolare. Bene, ma si dimentica un fatto importante: per ridurre l’immigrazione clandestina il nostro Paese ha bisogno di aumentare quella regolare. Tanti i lavori per i quali non si trovano lavoratori alle condizioni che le famiglie possono permettersi nell’assistenza alle persone non-autosufficienti, tanti i lavori che gli italiani non vogliono più svolgere. Nel lavoro manuale non qualificato sono oggi impiegati il 36% dei lavoratori stranieri in Italia, contro solo l’8% dei lavoratori italiani”, dice ancora il presidente dell’Inps.

BOERI: QUOTA 100 COSTA DA 8 A 20 MLD L’ANNO

“Secondo le nostre stime, quota 100 pura costa fino a 20 miliardi all’anno, quota 100 con 64 anni minimi di età costa fino a 18 miliardi annui che si riducono a 16 alzando il requisito anagrafico a 65 anni, quota 100 con 64 anni minimi di età e il mantenimento della legislazione vigente per quanto riguarda i requisiti di anzianità contributiva indipendenti dall’età costa fino a 8 miliardi”. Lo dice il presidente dell’Inps, Tito Boeri, nella sua relazione annuale.

“Come già notato, questa spesa a regime dovrà essere coperta aumentando il prelievo fiscale su ogni lavoratore, innescando un circolo vizioso in cui più tasse riducono l’occupazione e dunque scaricano l’onere di finanziare le pensioni su di una platea sempre più piccola”, conclude.

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4 luglio 2018
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