Missionario in Bangladesh: “Non arrestare oppositori, combattere ingiustizie”

BanMission1ROMA – “Quello che il governo non deve fare e’ prendere di mira l’opposizione politica, dimenticandosi di affrontare le enormi sperequazioni sociali che fanno da sfondo alla violenza”. A parlare con la Dire e’ padre Sergio Targa, una vita in Bangladesh e la determinazione a restarci. “Ieri sera gli agenti sono venuti nella nostra casa lasciandoci numeri telefonici da usare in caso di bisogno e compilando liste con i nostri nomi” racconta il missionario: “Ma a parte un po’ di apprensione per noi non cambia nulla, siamo decisi a restare”. Padre Sergio parla da Jassore, una cittadina del Bangladesh centro-occidentale dove dirige il Centro nazionale sociale e catechetico. Un impegno per la formazione delle leadership future della Chiesa che pero’, in un Paese dove i cattolici sono appena 350 mila, si coniuga con il servizio e il sostegno ai fuoricasta Rishi, mino
ranza hindu in un mare musulmano. Il suo e’ un punto di osservazione privilegiato, che gli ha permesso gia’ tempo fa di denunciare derive fondamentaliste. “La conflittualita’ religiosa e’ sempre pronta a esplodere” diceva nel luglio 2014, parlando di “tolleranza fragile”.

Una constatazione divenuta oggi, dopo la strage di stranieri alla Holey Artisan Bakery, una presa d’atto dolorosa. “Negli ultimi due anni c’era stato uno stillicidio di episodi, diciamo cosi’ di basso profilo, ma che indicavano con chiarezza una tendenza”. A perdere la vita erano stati una quarantina di attivisti impegnati a difendere i diritti delle minoranze, professori con vocazione civile e anche cooperanti stranieri, come l’italiano Cesare Tavella. Secondo padre Sergio, per prevenire la violenza finora il governo di Dacca ha fatto poco e male: “Nel quadro di un’operazione anti-terrorismo il mese scorso sono stati effettuati 11 mila arresti, ma l’idea diffusa e’ che siano stati presi di mira soprattutto esponenti dell’opposizione politica”.

bangladeshAd aggravare la situazione, mentre le autorita’ preferiscono negare presenze o legami dello Stato islamico in Bangladesh, sono gli squilibri sociali. “Soprattutto nel settore tessile i livelli di sfruttamento sono gravissimi” dice padre Sergio: “Non abbiamo avuto un’invasione straniera come l’Iraq o l’Afghanistan, ma negli strati popolari c’e’ una rabbia grande”.

Il missionario ricorda il crollo del centro commerciale Rana Plaza, che nel 2014 seppelli’ insieme con le sue fabbriche tessili piu’ di mille operai, donne e bambini. E le origini borghesi di alcuni dei membri del commando? “Un fatto che va capito” risponde padre Sergio, evidenziando un altro dato di fatto, che unisce il Bangladesh ad altri Paesi dell’Asia e dell’Africa: “Colpire gli stranieri da’ una visibilita’ che altrimenti sarebbe impossibile avere”.

4 Luglio 2016
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