Sala: “Serve più inglese nei musei di Milano”

milano_duomo

MILANO – “A mio giudizio bisogna lavorare meglio a livello di promozione internazionale e in maniera integrata”, anche se il primo semestre del 2016 “ha registrato un 20% di visitatori in più rispetto a quello del 2015” e “serve utilizzare un po’ di più la lingua inglese”. È questa la visione del sindaco di Milano Beppe Sala, intervenuto dal palco del congresso inaugurale di Icom (International Council of museum) a dire la sua sulla situazione di Milano: “Ancora oggi, nei musei, sia da un punto di vista del personale che delle indicazioni, c’è poco inglese“, ricorda Sala, che pensa sia il momento per “una maggiore apertura all’estero” anche perché “una naturale richiesta c’è”. Insomma, a detta del sindaco la città deve ancora muoversi per un completo processo di internazionalizzazione, ma “la base di partenza è buona”, dice Sala. Più nello specifico, il sindaco meneghino spiega come ci sia necessità di comunicazione tra istituzioni e cittadini anche e soprattutto per quanto riguarda i temi di riqualificazione culturale, come ad esempio il progetto della Grande Brera: “Dobbiamo spiegare alla città cosa intendiamo fare- dice Sala-cosa sarà la Grande Brera, una volta finiti i lavori”.

pinacoteca_di_breraIl progetto, presentato diversi mesi fa dal direttore anglocanadese del museo di Brera, James Bradbourne, prevede infatti anche la riqualificazione di Palazzo Citterio: “Lì siamo a buon punto, adesso c’è da lavorare sul trasferimento di una parte dell’Accademia alla caserma Mascheroni”, dice il sindaco, che illustra la necessità da parte delle istituzioni di “spiegare, innanzitutto, quando si finisce, quanti soldi si investono e cosa si vedrà alla fine”, anche perché quello della Grande Brera per Salaè un grande progetto che spero possa essere una delle opere del mio mandato“. Il sindaco cerca poi di raccontare come le attività culturali possano essere un mezzo per appianare le disuguaglianze, ancora presenti in città, tra centro e periferie: “Milano è in un periodo brillantissimo, ma c’è il rischio della città a due velocità, con le periferie un po’ penalizzate“, dice Sala, “per questo il nostro tema è l’apertura”, sia con “realtà come Fondazione Prada” che “ridanno vita a ai quartieri”, sia con “l’idea di portare eventi, piccoli spazi o di proteggere quelli esistenti, in zone meno visitate, allargando così la città”. In quest’ottica di cambiamento urbano Sala vede dunque con favore una collaborazione tra musei pubblici e privati: “Non metto una barriera né una linea di differenziazione- fa sapere- Le cose belle di fanno con la collaborazione pubblico-privato”, perciò “Bisogna andare avanti su questo fronte”.

di Nicola Mente, giornalista

4 Lug 2016
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»