Sentinel-1 boccia l’isola scelta dal Bangladesh per i Rohingya

Sentinel-1 è una missione spaziale dell’Agenzia Spaziale Europea inserita all’interno del programma Copernicus. E’ costituita da due satelliti: Sentinel-1A partito il 3 aprile del 2014 e Sentinel-1B partito il 25 aprile del 2016.

Sia sul Sentinel-1A che sul Sentinel-1B trova posto un radar ad apertura sintetica in banda C, che fornisce immagini di continuo e in tutte le condizioni atmosferiche, in termini meno tecnici, si tratta di radar a risoluzione molto elevata, in grado di distinguere dettagli sulla superficie terrestre di soli 5 metri dalla loro quota di circa 700 km. 
Questi radar, inoltre, “vedono” attraverso le nubi. Non è tutto: combinando sequenze diverse di dati della stessa area è possibile mettere in evidenza cambiamenti di soli pochi millimetri che avvengono sulla superficie terrestre, per esempio a causa di terremoti, come nel caso del sisma del Nepal, frane o smottamenti, come i movimenti dei Campi Flegrei.

I satelliti Sentinel-1 sono progettati per funzionare almeno 7 anni, e i loro dati sono raccolti da diverse stazioni terrestri, tra cui quella italiana di Matera dell’Istituto nazionale di Radioastronomia.

Sentinel-1 ha già dimostrato di funzionare perfettamente e in questi anni è stato utilizzato, tra le altre cose, per seguire le variazioni della calotta artica, mappare le foreste, individuare le perdite di greggio e come supporto per le situazioni di crisi umanitaria.

Una delle ultime situazioni di crisi umanitarie riguarda l’esodo dei Rohingya. L’Onu ha descritto come l’esodo dei 700mila musulmani Rohingya in fuga dalle atrocità commesse dai militari del Myanmar verso il vicino Bangladesh, come la crisi dei rifugiati a più rapida crescita del mondo.

Non è solo il ritmo degli arrivi a rendere questa crisi così delicata, ma è anche la concentrazione di sfollati ora nel Cox’s Bazar in Bangladesh, una delle zone con la più alta densità abitativa al mondo.

Anche prima della crisi il Bangladesh ospitava oltre 200mila Rohingya dal Myanmar, per un Paese che già sta lottando per far fronte a sfide proprie, questo si è trasformato in un’enorme tragedia umanitaria. Alla disperata ricerca di soluzioni, il governo del Bangladesh ha riproposto un piano che aveva già scatenato forti diatribe, infatti si era previsto come sito per il trasferimento dei Rohingya un’isola che però i dati di Sentinel-1 hanno dimostrato essere inadeguata per ospitare i rifugiati. Thengar Char, questo il nome del sito, è una delle numerose isole disabitate e instabili nel Golfo del Bengala.

L’area è particolarmente incline ai cicloni, con zone costiere e isole a più alto rischio. Alcune isole vicine hanno una portata di marea di 6 metri, il che significa che sono a rischio di essere completamente sommerse. Indipendentemente dai cicloni, la regione è spesso sommersa da forti piogge durante il monsone dell’Asia meridionale, che dura da giugno a ottobre. Le informazioni provenienti dai satelliti vengono spesso utilizzate durante le crisi umanitarie per mappare, ad esempio, l’estensione dei campi e altri insediamenti temporanei.

In questo caso, tuttavia, i servizi basati sull’osservazione della Terra per le esigenze dinamiche di informazione nel progetto di azione umanitaria hanno utilizzato i dati della missione radar Copernicus Sentinel-1 per mostrare esattamente quanto è precario Thengar Car.

Andreas Braun, dell’Università tedesca di Tubinga, ha dichiarato: “Oltre a utilizzare i dati di Sentinel-1, abbiamo anche utilizzato i dati dei vecchi satelliti ERS ed Envisat dell’ESA per capire come è cambiata la dimensione dell’isola dal 1991. Si è scoperto come questo insieme di isole è stato lì solo dal 2009 e si formò dal limo che veniva lavato dall’Himalaya nel Golfo del Bengala.

“Abbiamo calcolato- ha continuato- le dimensioni dell’isola. Da quando Sentinel-1 è entrato in attività nel 2014 l’isola, che è attualmente di circa 60 chilometri quadrati, è stata inondata più volte e nel peggiore dei casi, l’area territoriale è stata ridotta a 39 chilometri quadrati”. L’idea di collocare persone vulnerabili su un’isola inospitale che non ha infrastrutture esistenti e a due ore dalla terraferma è ovviamente una scelta discutibile, ma grazie a Sentinel-1, le autorità hanno prove concrete del rischio di inondazioni. Resta da vedere se il governo del Bangladesh avanzi con il loro piano, anche se i lavori di costruzione sono apparentemente iniziati.

4 giugno 2018
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