Campania, al voto tra scandali e l'ombra dell'astensionismo - DIRE.it

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Campania, al voto tra scandali e l’ombra dell’astensionismo

NAPOLI – Toni aspri, querele ed insulti, candidature in odore di camorra. A un giorno dalle elezioni amministrative, il vero avversario dei dieci candidati sindaco sarà l’astensionismo, che alle regionali del 2015, nella città di Napoli, ha raggiunto quota 59,4%. Eppure, Luigi de Magistris, Gianni Lettieri e Valeria Valente, i tre candidati più quotati per la vittoria, stanno provando da mesi a condurre una campagna anti-astensionista che non esclude il gioco delle parti. Il sindaco uscente, Luigi de Magistris, sveste i panni dell’outsider indossati nel 2011, quando fu eletto primo cittadino al ballottaggio con il 65% delle preferenze. Ex pubblico ministero, de Magistris fa il suo ingresso in politica nel 2009 da parlamentare europeo di Italia dei Valori. Proprio Antonio di Pietro lanciò la candidatura a sindaco di Napoli dell’ex magistrato, con l’Idv unico partito a mettere il cappello sulla vittoria, inattesa, degli ‘arancioni’ di de Magistris. Quarantotto anni, napoletano, una moglie e due figli, una laurea in Giurisprudenza alla Federico II di Napoli ed un concorso vinto in magistratura, il sindaco uscente vanta una carriera da pm in Calabria, prima, ed in Campania, poi. A Catanzaro fu protagonista di tre chiacchierate inchieste sulla corruzione dei colletti bianchi.

luigi_de magistrisDa Toghe lucane a Poseidone, per finire con Why not, l’indagine più famosa di de Magistris che nel 2008 contribuì alla caduta di un già traballante governo Prodi. La carriera politica del sindaco di Napoli ruota proprio intorno alle sue inchieste: il giorno seguente alle dimissioni di Clemente Mastella da ministro della Giustizia per essere stato iscritto nel registro degli indagati nell’ambito di Why not, il Csm decise per il trasferimento del togato napoletano. Così, progressivamente, tutti i procedimenti gli vennero sottratti ed assegnati ad altri procuratori fino ad essere smembrati. De Magistris si dimise nel 2009 appena prima di diventare eurodeputato. Cinque anni più tardi, venne condannato in primo grado per abuso d’ufficio nell’ambito di Why not. La condanna gli costò la sospensione da primo cittadino per effetto della legge Severino e, fuori da palazzo San Giacomo, si autonominò ‘sindaco di strada’, scrivendo un diario della sua avventura, raccontato attraverso il suo blog e la sua pagina Facebook. Reintegrato dopo due mesi, il pericolo di una nuova applicazione della Severino scompare definitivamente con la sua assoluzione in appello nell’ottobre del 2015. Meno note le inchieste precedenti a Why not, anche queste inerpicatesi tra decine di processi e, spesso, non luoghi a procedere. Tra i flop sconosciuti di de Magistris, il caso di un’insegnante di Catanzaro che, accusata di gestire una tratta di esseri umani dalla Bulgaria, aveva in realtà solo assunto una badante straniera. C’è poi il caso, ancora nel capoluogo di provincia calabro, della ‘clinica degli orrori’: l’inchiesta denominata ‘Shock 1’, per cui si ipotizzavano reati come riduzione in schiavitù e associazione per delinquere aggravata dal favoreggiamento mafioso per medici, professionisti ed infermieri, dopo dieci anni di processi, si concluse con una lieve condanna per due soli imputati su 44. Rispetto ai suoi insuccessi, de Magistris si è sempre difeso, ricordando di aver sempre ‘svolto il mio mestiere di magistrato nel pieno rispetto della Costituzione e delle legge con l’obiettivo di cercare una verità difficile’. E della sua carriera da magistrato, del resto, poco importa anche ai napoletani che nel 2012 lo elessero ‘sindaco più amato d’Italia’, salvo poi classificarsi al 76esimo posto nel 2016, ma con un consenso del 50,5% dei cittadini.

gianni_lettieriCome nelle elezioni di cinque anni fa, il sindaco uscente dovrà vedersela con Gianni Lettieri, oggi leader dell’opposizione in Consiglio comunale. Sostenuto da 11 liste nel 2011, con a capo l’allora Popolo delle Libertà, Lettieri conquistò il 39% delle preferenze, fermandosi al 34% al ballottaggio che incoronò de Magistris primo cittadino di Napoli. Classe 1956, nato alla Duchesca, sposato con Maria e padre di tre figli, amante del running e della musica, imprenditore di Napoli, oggi presidente e amministratore delegato di Meridie spa e presidente dell’Atitech, azienda leader nel settore delle manutenzioni aeronautiche, Gianni Lettieri è stato presidente dell’Unione industriale di Napoli fino al 2010. Con un diploma da geometra e un’infanzia da ‘scugnizzo’, nel 2008 e nel 2011 vinse due importanti premi per le sue capacità di gestione d’impresa e poco dopo arrivò la laurea honoris causa in Amministrazione e legislazione d’impresa conferitagli alla Parthenope di Napoli. I primi passi nel mondo del lavoro li muove nel negozio del padre, poi le attività commerciali in proprio, prima a La Spezia, dove Lettieri gestisce la Sartoria militare della Marina, poi a Monza e Casandrino. La sua attività da imprenditore parte proprio dal tessile, settore che gli permise in poco tempo di aprire industrie in tutto il mondo: dall’India, all’America, fino in Messico. A Salerno, nel 2003 il Consiglio comunale diede il via libera al trasferimento di un’azienda di Lettieri, la Manifatture cotoniere meridionali-Mcm, nell’area Asi ma la Procura ipotizzò reati di falso e truffa che avrebbero avvantaggiato l’imprenditore nell’operazione.

Nel 2013, Lettieri e Vincenzo De Luca – all’epoca dei fatti sindaco di Salerno – vennero assolti perché ‘il fatto non sussiste’ come richiesto da Vincenzo Montemurro, il pm che subentrò a Gabriella Nuzzi, il sostituto che mise sotto inchiesta i colleghi di Catanzaro nell’ambito dell’inchiesta Why not di de Magistris, poi trasferita dal tribunale calabrese a Salerno. Ad incoronarlo candidato sindaco del centrodestra nel 2011, oltre a Silvio Berlusconi, anche il suo amico Gianni Letta, che lo chiamò all’Atitech dopo il caso Alitalia. L’imprenditore scugnizzo definisce la sua esperienza in Atitech ‘un miracolo napoletano’ per la salvaguardia di 600 posti di lavoro, ma la ‘ricetta-Lettieri’ non ha sortito lo stesso effetto alla Novaceta, fabbrica tessile di Magenta (Milano) fallita dopo un giro di operazioni societarie. Risultato? A casa centinaia di lavoratori. Nel 2007, la cessione di un ramo dell’azienda alla Mcm di Gianni Lettieri che poi fonda la new.co Novaceta spa e decide di investire milioni di euro nel tessile a Magenta. Nonostante un fatturato da oltre 20 milioni, Lettieri nel 2009 sceglie di cedere le proprie partecipazioni e rimettere le cariche, proprie e di suo figlio, da presidente e consigliere del cda. Poco dopo l’azienda chiude e la Procura di Milano apre un’inchiesta che coinvolge quasi 30 persone tra manager e membri del collegio sindacale, tra questi anche Gianni Lettieri ed il figlio, rinviati a giudizio. Il processo è ancora in corso.

valeria_valenteSul fronte Pd, il deputato Valeria Valente è chiamata nell’impresa non troppo ostica di riscattare la figuraccia fatta nel 2011 quando il prefetto Mario Morcone conquistò un risicato 18% nella città enclave rossa dal 1993 di Antonio Bassolino, prima, e di Rosa Russo Iervolino, poi. Morcone, lontano da logiche di partito e di correnti, fu catapultato come candidato sindaco di Napoli a campagna elettorale inoltrata dopo l’annullamento delle primarie di gennaio 2011, vinte dall’europarlamentare Andrea Cozzolino. Cozzolino fu protagonista di una tornata elettorale contro cui i suoi sfidati presentarono un ricorso perché il voto era stato ‘inquinato e condizionato dal centrodestra’, avallato dal sindaco uscente, Rosa Russo Iervolino, che chiedeva ‘chiarezza’ e da Walter Veltroni che denunciava: ‘Pure i cinesi erano in coda’. La storia dei ricorsi si è ripresentata quest’anno, quando il competitor di Valente, l’ex governatore Antonio Bassolino, ha presentato due ricorsi per presunti brogli alle primarie: l’ex sindaco si è detto ‘schifato’ dallo scandalo, ma la commissione di garanzia del Pd ha deciso di bocciarli entrambi.

Nella sua corsa a palazzo San Giacomo, Valeria Valente ha ricevuto investitura ufficiale dal ministro Maria Elena Boschi e da diversi esponenti del governo: da Alfano a Franceschini, fino a Matteo Renzi che ieri mattina ha partecipato all’evento di chiusura della sua campagna elettorale. Napoletana, 40 anni, mamma di Luca e moglie dell’ex consigliere regionale ed ex assessore comunale Gennaro Mola, amante del teatro e della cucina, una laurea in giurisprudenza e una vita trascorsa in politica, Valeria Valente, eletta deputato nel marzo del 2013 nelle liste del Partito Democratico, oggi ricopre il ruolo di segretario dell’ufficio di presidenza della Camera. Nel ’97 e nel 2001 viene eletta al Consiglio comunale di Napoli e nel 2006 entra a far parte della giunta Iervolino come assessore al Turismo. In giunta, Valente ha promosso numerose iniziative anche a favore delle Pari opportunità e delle Politiche sociali, non tutte indimenticabili.

Nel 2008 è stata aspramente criticata in Consiglio per una delibera di giunta che concedeva 10mila euro per lo spettacolo il ‘Magico show di Topolino’ mentre nel 2006 si è fatta promotrice del progetto ‘Nonne-care’ destinando cinquanta videotelefoni alle nonne di San Giovanni a Teduccio per accedere a servizi di teleassistenza e fare la spesa a domicilio, e ancora attività per promuovere l’arte orafa e la canzone napoletana sui bus turistici. Bassoliniana da sempre, Valente fa oggi parte della corrente ‘Rifare l’Italia’, vicinissima al presidente del Pd Matteo Orfini e al ministro della Giustizia, Andrea Orlando. Il premier ha sponsorizzato da subito la sua candidatura e l’affetto è reciproco. Per tener fede alla missione riformista del presidente del Consiglio, la parlamentare dem ha infatti accettato il sostegno anche a Napoli di Ala, rinviando al mittente le accuse di aver calpestato la questione morale per i candidati in odore di camorra presenti proprio nelle liste del partito di Verdini.

4 giugno 2016
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