Toscana

Aeroporto Peretola, Ateneo: “Aule a 200 metri dalla pista, ne servono di nuove”

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FIRENZE – Che lo sviluppo dell’aeroporto di Peretola interessi da vicino l’Università di Firenze, è noto. L’area scelta per far posto alla nuova pista lambisce il polo scientifico di Sesto Fiorentino. Per questo l’Ateneo ha inviato al ministero dell’Ambiente, titolare della procedura di Via, una serie di ‘paletti’ tesi alla buona convivenza tra le due strutture. Il rebus Via potrebbe sciogliersi entro maggio e Luigi Dei, il rettore, aspetta il verdetto con “spirito collaborativo”, perché “come i Comuni coinvolti” in questa partita “anche noi siamo un’istituzione pubblica, dentro questa logica affronteremo tutti i nodi”. Se la Via darà l’ok a procedere “si tratterà di valutare quali e quante prescrizioni verranno incontro alle istanze che abbiamo posto”. Se però il tono non è belligerante, i punti fermi piantati da Dei restato tutti. Il grosso della questione, infatti, ruota attorno alle zone di rischio, in particolare quella C, “ovvero quella più vicina alla pista dove abbiamo anche alcune aule” del polo.

studenti_universitariCosì se il ministero confermerà la mappatura del rischio “quelle aule non possono restare lì. Non posso tenere 1.000 studenti a 200 metri dalla pista: si tratterà di capire dove si potrà costruire un nuovo plesso per le aule“, per un processo che correrà parallelo ai cantieri e alla costruzione del nuovo scalo. Lo dice chiaramente poco dopo: “Quando l’aeroporto prenderà il via, vorrei essere nelle condizioni di avere le chiavi di un edificio dove mettere gli studenti“, per questo “porrò l’attenzione sul capitolo aule”. Ma chi paga? “Questo lo vedremo, noi ci metteremo tutta la nostra buona volontà però spero che qualcuno ci venga incontro. I terreni li abbiamo però alcuni non sono più edificabili. Bisognerà trovare una compensazione da qualche altra parte”, risponde il rettore.

Una partita nella partita con particolare attenzione “alla salvaguardia dell’esistente”. Non c’è solo il fronte aule, infatti, ma anche la necessità che siano previsti “tutti quegli accorgimenti tecnici, o nelle prescrizioni o nel progetto, che consentano di poter continuare a far funzionare il polo di Sesto. Mi riferisco soprattutto alla parte acustica ed elettromagnetica”. C’è poi un ulteriore risvolto: sì perché Dei non si sofferma solo l’eventuale dislocazione dell’esistente, ma anche sui progetti futuri. Anche il progetto per i nuovi laboratori di agraria, oggi a Firenze “in condizioni fatiscenti”, domani pensati nella piana sestese, resta in stand-by. “Stiamo cercando di capire dove poterli costruire”, sottolinea. Sui nuovi laboratori, tuttavia, Dei non preme sull’acceleratore: “Abbiamo aspettato tanto, possiamo aspettare anche 20 giorni in più” in attesa della Via.

di Diego Giorgi, giornalista

4 maggio 2016
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