Opinioni

Mentre i genitori discutono, gli spacciatori vendono

di Federico Bianchi di Castelbianco, direttore dell’IdO (Istituto di Ortofonologia)

L’arresto per spaccio di un giovane 18enne del liceo romano Virgilio di via Giulia ha sollevato non pochi clamori. Una vicenda che ha portato Federico Bianchi di Castelbianco, psicoterapeuta dell’età evolutiva, a riflettere prima di tutto sul comportamento dei genitori: “Quando i giovani compiono qualcosa di scorretto o di estremamente scorretto, le reazioni delle madri e dei padri, nella maggior parte dei casi (purtroppo), sono di difesa a prescindere dalle conseguenze che ne possono derivare ai loro figli”.

Lo psicoterapeuta conosce bene il problema e per inquadrarlo meglio allarga il campo di osservazione: “Gli atteggiamenti difensivi dei genitori si ripresentano in molte altre situazioni. Se la scuola chiede agli studenti di porre rimedio ai loro atti vandalici (come gli allagamenti e le mura imbrattate), trova contro i genitori, pronti a trattare i figli come bambini della scuola materna, non adatti a tali compiti”. O ancora Castelbianco riporta la questione dei cellulari in classe: “Quando l’insegnante chiede agli studenti, bambini e adolescenti, di lasciare i telefonini in un cesto per riprenderli alla fine delle lezioni, ecco che il padre e la madre si inalberano e urlano ai quattro venti che la scuola sta impedendo loro di comunicare con il figlio. Tutti questi sono comportamenti sciocchi- afferma lo psicoterapeuta- perché se il figlio è a scuola, affidato a un adulto (docente o educatore) è chiaro che, se starà male, sarà la scuola stessa ad avvisare la famiglia. Eppure, il genitore desidera sempre trovare l’occasione per mostrare al figlio la sua capacità di accudimento, anche difendendolo a prescindere dalle bravate fatte”.

Il piccolo excursus può aiutare a comprendere “le dinamiche che si sviluppano in situazioni ben più gravi, come la circolazione della droga- chiosa il terapeuta- laddove si evidenzia un comportamento estremamente sbagliato e da censurare da parte delle famiglie. È inaudito che i genitori non siano preoccupati dalla possibile circolazione di sostanze nocive a scuola, ma del fatto che un ragazzo venga colto in fragrante e messo agli arresti domiciliari in quanto maggiorenne. Fortunatamente- sottolinea lo psicologo- i ragazzi sono molto più onesti degli adulti e sanno perfettamente che far circolare la droga a scuola non è goliardia, ma un rischio molto più grave”. Castelbianco avvisa i genitori: “Gli studenti sono per gli spacciatori un’importante risorsa. Tutte le sante mattine questi adulti hanno a disposizione un parterre di circa 1.000 ragazzi ai quali sottoporre una sostanza divertente, che li farà fantasticare e soprattutto ‘diventare grandi’. Purtroppo, tra questi giovani, ci sono altri ragazzi che vengono incaricati di distribuire a pagamento le sostanze- rivela lo psicologo- e più ragazzi vengono agganciati più aumenterà il pubblico dei compratori e crescerà il mercato”.

La soluzione c’è ed è “semplice”, rivela l’esperto: “Fare prevenzione avvisando i ragazzi e i loro genitori, all’inizio dell’anno, che i cani antidroga visiteranno la scuola in un qualsiasi momento dell’anno. Un semplice avviso che disincentiverebbe lo spacciatore a vendere la droga, perché avrebbe molte difficoltà a smerciare le sue sostanze sapendo non solo che i cani antidroga le troverebbero, ma anche che i ragazzini se ne disferebbero subito con forti perdite economiche”. Una soluzione efficace ma “rifiutata troppo spesso dai genitori- conclude Castelbianco- che preferiscono vedere i figli alla prova delle sostanze stupefacenti, piuttosto che temere che un cane poliziotto possa annusare il loro zainetto per trovarne dentro una dose”.

4 aprile 2016
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