“I migranti arrivano sani”: la scienza contro le fake news e i pregiudizi

A Roma il primo seminario internazionale sul rapporto tra salute e migrazioni, dal titolo ‘Guarigione dei migranti per guarire il mondo: scenari futuri per la costruzione della pace’
Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

ROMA – “I dati ci dicono che in Italia la percezione del fenomeno migratorio non è corretta, né sui numeri né sul fatto che portino malattie”. Parola di Emanuele Caroppo, segretario generale del Global Permanent Forum on Migration and Health, (PerForMHealth), piattaforma che ha organizzato il primo seminario internazionale sul rapporto tra salute e migrazioni, dal titolo ‘Guarigione dei migranti per guarire il mondo: scenari futuri per la costruzione della pace’, in corso a Roma fino a domani.

All’evento hanno partecipato numerosi soggetti internazionali, così come leader politici e accademici da Europa, Stati Uniti, Messico e Ecuador. Caroppo all’agenzia ‘Dire’ spiega che “la maggior parte dei migranti in Italia come in Europa proviene da Paesi europei”, circa il 38%, stando a statistiche dell’Unione europea.

Quanto a richiedenti asilo e rifugiati da Paesi terzi, “sono poche migliaia” sottolinea l’esperto. Altro dato importante che emerge invece dal Rapporto Osservasalute 2016, dell’Università Cattolica “è che i migranti non rubano il lavoro, anzi vanno ad occupare in Italia proprio le posizioni dei lavori meno retribuiti. Questo- dice ancora Emanuele Caroppo- fa sì che si perda il capitale umano che questi migranti portano con sé. Se venissero integrati meglio, senza strumentalizzazioni, avrebbero un impatto nettamente più positivo sull’economia del nostro Paese”. Il seminario è anche occasione per combattere il pregiudizio secondo cui i migranti portino malattie: “Quando arrivano nei nostri Paesi sono per lo più sani”.

I dati raccolti nel corso di numerose indagini epidemiologiche hanno permesso di definire quello che gli esperti hanno chiamato ‘effetto del migrante sano’. Questo tiene conto del fatto che arrivino soggetti per lo più in buona salute, e di età giovane, pesando anche meno sul sistema sanitario e anche su quello pensionistico del Paese che li accoglie. Gli stessi report dimostrano anche la minor incidenza di patologie come diabete, cancro, depressione, ipertensione. Anche l’Istituto Nazionale per la Medicina delle Migrazioni e della Povertà (Inpm) sconfessa l’esistenza di un’emergenza sanitaria. 

I dati dell’Inpm rivelano al contrario un crescente deterioramento delle condizioni di salute della popolazione immigrata nel periodo post-migratorio, a seguito dell’esposizione “continua e reiterata a fattori di rischio connessi ad una situazione di povertà e disagio sociale: “Lo stress per la mancanza di lavoro ad esempio aumenta il disagio psichico” dice Caroppo, che aggiunge: “Il movimento migratorio di per sé è un fattore di stress, rispetto al quale ogni essere umano risponde con meccanismi fisiologici che attivano una serie di risposte, dalle immunitarie alle psicologiche”.

Ciò può determinare stati depressivi, ansia, ma anche “disagio psichico molto più importante”. Per l’esperto quindi la soluzione è l’integrazione: “maggiore inclusione sociale fa sì che il fattore di stress legato alle migrazioni si riduca. Pertanto l’Italia deve migliorare le politiche di inclusione – naturalmente in collaborazione con l’Unione europea – nonché la comunicazione da parte dei media del fenomeno migratorio”. I pregiudizi insomma derivano dalla diffusione di dati non corretti. In questo senso, conclude il segretario generale di PerForMHealth, “va limitato l’uso strumentale che si fa del tema migranti”.

PerForMHealth nasce nel 2018 su iniziativa del centro di Ricerca Hera dell’Università Cattolica, dall’Istituto Rielo per lo Sviluppo Integrale e dall’Agenzia di Ricerche e Legislazione (Arel). L’obiettivo ultimo è individuare scenari di intervento per garantire il diritto alla salute del migrante e la sua influenza sulla pace nel mondo.

GUERRA (OMS): PER I MIGRANTI SERVE PERSONALE PREPARATO

I migranti nel mondo sono circa 250 milioni, ma in assenza di una definizione concordata a livello internazionale, le stime sono variabili. Ad esempio in Libia “riteniamo siano tre volte tanti, ma non hanno visibilità perché in mano ai trafficanti”. Lo dichiara all’agenzia Dire Ranieri Guerra, assistente del direttore generale dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (Oms). In giro per il mondo, prosegue Guerra, “si stimano 900 milioni di persone che si spostano, sia all’interno del proprio paese, sia verso l’esterno”: un movimento “enorme” su cui il Global Permanent Forum on Migration and Health ha organizzato a Roma un seminario di due giorni, per ragionare sulle sfide da questa dinamica globale in ambito sanitario: salute dei migranti, ma anche gestione del fenomeno da parte delle istituzioni.

“A livello mondiale, nei migranti si riscontrano patologie acute e trasmissibili, croniche e degenerative, ma non sempre sono legate al fenomeno migratorio: ricordiamo che queste persone vengono da paesi i cui sistemi sanitari sono per lo più collassati” prosegue il funzionario dell’Oms. Quanto all’area mediterranea, l’esperto ridimensiona il timore diffuso in Italia per la “scabbia”: “facilissima da contrarre nei centri di detenzione – in Libia come nei Paesi di transito più a sud -, dove l’igiene e l’acqua sono scarse. Ma è altrettanto facile curarla, laddove è possibile fornire un livello minimo di assistenza sanitaria, ed è quello che stiamo cercando di fare nei Paesi di transito”.

Non solo: il funzionario Oms sottolinea che i migranti che arrivano dall’Africa sulle nostre coste affrontano “viaggi in condizioni disumane”, pertanto si registrano anche fratture, contusioni, violenze sessuali, e quindi i traumi psicologici che “vanno gestiti da specialisti e personale preparato”, essenziale inoltre per assistere persone che parlano lingue diverse o hanno altri modo di comunicare – o approcciarsi – al disagio sofferto. Dal seminario, che si è concluso oggi, è emerso forte anche il legame tra migrazioni ed effetti dei cambiamenti climatici come “l’aumento del livello del mare, la mancanza d’acqua, oppure i disastri ambientali” come ha spiegato alla ‘Dire’ Felice Zaccheo, Capo unità Energia sostenibile e cambiamenti climatici della Commissione europea. “L’Ue ha implementato un’azione globale. Ci concentriamo nei paesi meno sviluppati come l’Africa subsahariana e le zone del Sahel. Ad esempio- prosegue Zaccheo- grazie all’iniziativa dell’Ue ‘Alleanza mondiale contro i cambiamenti climatici (Gcca)’, dal 2007 ad oggi abbiamo avviato progetti per 700milioni di euro che aiutano le popolazioni ad adattarsi ai cambiamenti del clima, e ridurre i rischi dei disastri”. Gli spostamenti di popolazioni per ora restano perlopiù interne ai Paesi e al continente africano, ma il peggiorare del clima, avverte Zaccheo, “farà sì che cresca anche il numero di persone che sceglierà i nostri Paesi”.

All’incontro di Roma, centrale anche la partecipazione dei giovani: “Un evento di questo tipo ha il valore di offrire ai nostri ragazzi un approccio interdisciplinare delle migrazioni: non solo nozioni di storia e geografia, ma anche riflessioni da un punto di vista sociale, politico o della salute” ha dichiarato alla Dire Francesco Alario, il coordinatore del Liceo scientifico internazionale ad opzione lingua cinese, del Convitto Nazionale di Roma, che ha accompagnato due classi ad assistere al seminario. “Nel Convitto Nazionale- ha proseguito- il tema migratorio viene affrontato in classe. Per suggerire l’idea del mettersi al servizio dei più fragili, abbiamo incoraggiato gli studenti a prestare servizio di volontariato nelle mense per i migranti, e in molti hanno aderito”.

RICCIARDI (CATTOLICA): DL SICUREZZA METTE A RISCHIO SALUTE

“Quando curi beni la salute dei migranti, curi bene anche la salute dei cittadini, e questo succede in tutto il mondo, oltre che in Italia. Ma nel nostro Paese, il decreto sicurezza è patogeno, oltre che irrazionale da un punto di vista scientifico, cosa che genera insicurezza anche dal punto di vista sanitario”. Lo ha dichiarato alla Dire Walter Ricciardi, Ordinario di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica e Direttore del Dipartimento Scienze della donna, del bambino e di sanità pubblica della Fondazione Policlinico Universitario Agostino Gemelli.

Ricciardi è intervenuto al seminario ‘Guarire i migranti per guarire il mondo: scenari futuri per la costruzione della pace’ organizzato dalla piattaforma di ricerca Global Permanent Forum on Migration and Health. Ricciardi evidenzia che la convinzione secondo cui i migranti portino malattie “è una delle principali falsità scientifiche che siano state dette negli ultimi tempi. C’è un’evidenza scientifica consolidata secondo cui i migranti non solo non portano malattie, ma si ammalano qui”.

Ricciardi spiega che, a causa di cio’ che i migranti subiscono durante il viaggio, o per le precarie condizioni economiche-sociali in cui vivono poi nei Paesi di arrivo, “tendono ad ammalarsi più dei residenti”. Ricciardi, che a gennaio si è dimesso dalla guida dell’Istituto superiore di sanità, in piena polemica col governo giallo-verde “per le sue posizioni non scientifiche o antiscientifiche”, torna a bocciare le politiche sull’integrazione: “Non si sta seguendo né l’umanità né la scientificità. Il decreto sicurezza ad esempio si sta rivelando una legge patogena che non solo determina insicurezza, ma soprattutto priva gli esseri umani di un diritto fondamentale, la tutela della salute, mettendo a rischio le comunità d’accoglienza come l’Italia, nonché gruppi più vulnerabili come donne e bambini. E’ un atteggiamento assolutamente irrazionale da un punto di vista scientifico- prosegue l’esperto- che va a soddisfare solo delle pulsioni, come la paura: un sentimento naturale negli esseri umani, ma che non risolve né il problema della sicurezza, né quello della salute”.

Più ottimista si è detto mons. Guerino di Tora, presidente della Commissione Migrazioni della Conferenza Episcopale Italiana, “In Italia l’accoglienza sta ripartendo da un piano culturale, e ciò che stanno facendo le comunità o le diocesi, viene vissuto come un’opportunità, come una realtà nuova che dà una prospettiva diversa di speranza e opportunità”. Sui recenti episodi di razzismo, contro cui migliaia di persone sono scese in piazza a Milano lo scorso fine settimana, mons. Di Tora all’agenzia ‘Dire’ aggiunge: “Il fenomeno del razzismo è legato a questa nuova sensazione di paura e a un certo sovranismo che sta prendendo piede in alcuni Paesi europei. Ma la risposta delle persone è stata veramente bella, di chi di fronte a queste situazioni sa reagire e porre i valori profondamente umani, di accoglienza e integrazione”.

Condividi su facebook
Condividi su twitter
Condividi su whatsapp
Condividi su email
Condividi su print

Leggi anche:

4 Marzo 2019
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»