Space Biology, il corpo dell’astronauta si prepara al futuro

Il corpo degli astronauti può raccontare tante storie diverse. Andare nello Spazio è un’esperienza estrema, che mette a dura prova tanto il fisico quanto la mente di uomini e donne che portano l’Umanità oltre atmosfera. Pensate che in sei mesi in orbita il corpo subisce un contraccolpo, ad esempio a livello osseo, paragonabile a quello di 10 anni di vita vissuta sulla Terra. Salvo poi, certo, tornare alla situazione di partenza recuperando il vigore perduto.

Capire cosa succede al corpo di un astronauta è importante per almeno due motivi: innanzitutto rappresenta un modello di invecchiamento accelerato da studiare per capire come curare patologie tipiche dell’anziano, in seconda battuta svelare i segreti dei cambiamenti del corpo nello Spazio permette di prepararsi al meglio per varcare le frontiere del futuro, vale a dire quelle delle missioni di lunga durata come, ad esempio, quella su Marte. Chi si occupa di questi temi è principalmente un medico, ma ci sono anche altre professioni coinvolte sotto il grande cappello della cosiddetta Biologia spaziale.

Ne abbiamo parlato con Debora Angeloni, ricercatrice in Biologia all’Istituto di Scienze della Vita della Scuola Superiore Sant’Anna e responsabile scientifica del primo corso di Space Biology, articolato in cinque incontri tenuti a Pisa a cavallo tra febbraio e marzo.

La Biologia spaziale è “lo studio della risposta adattiva dei sistemi viventi alle condizioni ambientali associate al volo spaziale, la più peculiare delle quali è la microgravità, non facilmente riproducibile a Terra. Si può fare con simulatori, che però ospitano sistemi molto piccoli, ad esempio colture cellulari o semi. La possibilità di volare nello Spazio è fondamentale. E’ importante lo studio perché noi ci siamo evoluti in presenza della forza di gravità, da sempre. A me piace ricordare il verso con cui si chiude la Divina Commedia di Dante, ‘L’Amor che move il Sole e l’altre stelle’, quella è la forza di gravità che tiene insieme tutto il nostro mondo. E proprio perché è stata costante da quando siamo comparsi, ci ha condizionato molto dal punto di vista della forma e di come noi funzioniamo. Poter studiare cosa succede in assenza di una forza così importante ci può aprire prospettive nuove, diverse sul modo in cui la nostra unità costituente di base, la cellula, funzioni”.

La Biologia spaziale si muove lungo due canali. In primis, il miglioramento della conoscenza di quello che già sappiamo. C’è poi un risvolto più applicativo per capire cosa succede nel corpo degli astronauti quando sono esposti a voli di lunga durata. E, attenzione, non si parla solo di corpo umano nella sua materialità, ma anche di spirito: gli equipaggi saranno in ambienti chiusi, confinati, in ambienti ristretti, e dovranno starci per molto tempo, quindi la cura dell’aspetto psicologico avrà un’influenza sempre più importante, tanto più saranno complesse le missioni del futuro.

Non solo Spazio. Il volo dell’astronauta ci dice molte cose anche sui corpi di chi resta sulla Terra.

L’astronauta “al ritorno presenta delle fragilità che poi si ritrovano anche nell’anziano- spiega Angeloni-. Si è cominciato così a pensare che il volo spaziale rappresentasse una sorta di modello di invecchiamento accelerato, chiaramente anche reversibile. Studiando ciò che succede nell’astronauta si ha un’idea anche di ciò che accade nell’invecchiamento, chiaramente in tempi molto più lunghi. Esistono a Terra anche studi di allettamento, in cui dei volontari, sani, rimangono sdraiati con la testa inclinata di sei gradi verso il basso per periodi lunghi, durante i quali si registra cosa succede al loro organismo. Volo spaziale, allettamento prolungato e invecchiamento hanno in comune alcuni aspetti che sono oggetto di interesse per individuare sistemi per prevenire, curare, mitigare effetti di ciò che si osserva”.

Le 5 lezioni di Space Biology, nate grazie a un accordo con l’Agenzia spaziale europea (Esa) firmato in questi giorni, sono il primo modulo sul tema, cui seguiranno altri 10 incontri di livello più avanzato.

Intanto, a salire in cattedra in un evento aperto a tutti è stato anche Paolo Nespoli, astronauta italiano con all’attivo 313 giorni di permanenza in orbita.

“La lezione di Nespoli è andata molto bene perché è un grande comunicatore. È una persona estremamente generosa e che ha la capacità di rendere molto semplici cose anche complesse”, ha raccontato Angeloni.

 
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4 Marzo 2019
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