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Orlando si candida contro i populismi: “Voglio ricostruire il Pd”


ROMA – Cambiare la politica italiana cambiando il Partito Democratico: è questa la sfida che Andrea Orlando, ministro della Giustizia e candidato alla segreteria del Pd, lancia all’ex premier Matteo Renzi dall’assemblea di SinistraDem. Una sfida in salita, in controtendenza rispetto ad una politica dove “è premiato chi usa le parole e i toni dei populisti”, ma proprio per questo attesa e voluta da chi, come Gianni Cuperlo, pensa “che adesso bisogna ricominciare da capo“.

Nei modi, nei toni e nei contenuti, la distanza che separa Andrea Orlando e Matteo Renzi è siderale. Il Guardasigilli  pensa “ad una leadership che non è riferita a una persona ma a una classe dirigente” perchè “questa stagione dimostra che se oltre a distruggere non costruisci alla fine ritornano gli stessi”. Ma, soprattutto, Orlando vuole archiviare una politica intesa come “lotta senza quartiere” che “mira ad un annientamento dell’avversario interno ed esterno”.

Anche se “da un po’ di tempo ci siamo rassegnati a pensare che la politica sia questa”, “non è così che vive una comunità” ripete Orlando dal palco dell’iniziativa ‘Il Pd che vorrei, a sinistra’. Ed è questa la diversità e la forza di un candidato che vuole “andare oltre la leadership individuale” e che rifiuta il populismo “perché il consenso costruito in questo modo è un veleno che ti rende prigioniero”.

Mi inquieta ancora una volta che il congresso del Pd venga vissuto come un referendum su Renzi” continua ancora Orlando. “Non l’ha fatto Renzi, l’ha fatto Emiliano e credo sia sbagliato”.

Poi, la scissione, vissuta “con grande sofferenza. E’ una vicenda drammatica, non sono tra coloro che la sottovalutano ma ritengo sia un grave errore commesso da chi l’ha promossa e realizzata. Io e Gianni Cuperlo abbiano provato ad evitarla ma abbiamo perso. Io non mi rassegno che alcuni compagni non possano tornare, voglio lavorare per far tornare i compagni e le compagne” che sono andati via o “hanno appeso le scarpe al chiodo”.

Orlando ricorda poi la sua esperienza di Commissario a Napoli e, in riferimento alle presunte irregolarità nel tesseramento del Pd campano, nota come “i protagonisti di queste giornate siano esattamente quelli del 2011. Oggi il lavoro da fare e’ il rinnovamento, che non vuol dire l’avvicendamento, ma la messa alla prova e il sostegno ai giovani dirigenti che sono stati abbandonati al gorgo delle correnti e ai notabili locali. È un impegno che voglio assumere qui. Se non sapremo affrontare la crisi del partito non sapremo rispondere al tema del paese“, conclude Orlando.

di Michele Bollino

 

 

 

 

 

04 marzo 2017

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