Somalia, voglia d’Italia alla scuola di giornalismo di Mogadiscio

ROMA – Stage e formazione, sull’asse Roma-Mogadiscio. Puntando subito sulla Scuola di giornalismo, che ha riaperto nella capitale somala dopo uno stop di 26 anni dovuto alla guerra civile. Un progetto di scambio e cooperazione per rilanciare un legame profondo, quello tra Italia e Somalia, testimoniato dai tesori artistici e architettonici del centro storico di Mogadiscio e potenzialmente decisivo anche per il suo futuro. La proposta e allo stesso tempo l’appello arrivano da Khalid Maou Abdulkadir, presidente della Commissione cultura, media e informazione del Parlamento somalo, nonche’ professore dei futuri reporter nelle aule all’Universita’ nazionale.

“Nella Scuola abbiamo 54 giovani” dice il deputato in un’intervista con l’agenzia ‘Dire’, sottolineando l’aumento del numero di iscritti nell’istituto, che ha riaperto nel 2017. “Purtroppo per ora si studia solo in inglese o in arabo – dice Adbulkadir – e a noi invece interessa cominciare con l’italiano, avviando corsi di lingua”. La Scuola, incardinata nell’Universita’ nazionale della Somalia, sorge nello stesso complesso che ospita le facolta’, da Giurisprudenza a Economia a Veterinaria. “Qui l’Italia ha sempre aiutato” dice Abdulkadir, ricordando i suoi studi di arte grafica a Urbino e sottolineando piu’ in generale come la classe dirigente della Somalia abbia visto nel nostro Paese un riferimento.

Un legame documentato anche dalla mostra ‘Mogadiscio e la sua evoluzione storico-urbanistica: pagine di storia della citta”. Frutto della collaborazione tra studiosi somali e italiani, l’esposizione e’ stata inaugurata nella capitale africana il 10 dicembre, alla presenza del viceministro degli Esteri Emanuela Claudia Del Re. I pannelli ricostruiscono l’evoluzione del tessuto urbano di Mogadiscio durante il periodo coloniale. E ad aprile, annuncia Abdulkadir, la mostra si trasferira’ dall’ex palazzo del governatore oggi sede del Comune all’Universita’, con l’obiettivo di coinvolgere il piu’ possibile gli studenti.
“Tra il 1899 e il 1970 sono state realizzate opere di valore, dalla cattedrale all’ospedale De Martino fino alle scuole Regina Elena e Guglielmo Marconi” sottolinea il deputato. Convinto che l’Italia possa e anzi debba, con le sue competenze, “aiutare la Somalia a tutelare e recuperare il proprio patrimonio storico”.

La proposta, nell’intervista alla ‘Dire’, e’ creare un centro specializzato: passo in un percorso di riscoperta nel quale passato e futuro si intreccino di continuo. Torna allora la proposta della Scuola di giornalismo. “Insieme con il direttore Abdulkadir Mohamed Dhisow vogliamo puntare sugli scambi di esperienze, portando i giovani in Italia affinche’ approfondiscano la conoscenza delle nuove tecnologie” dice Abdulkadir. L’assunto e’ che la guerra civile, deflagrata con la caduta di Siad Barre nel 1991, ha segnato una cesura anche in questo. Ma ricominciare, parlando somalo e italiano, si puo’.

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4 Febbraio 2019
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