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Tunisia, l’identikit del jihadista: under 35 e influenzato dai libri più che dalle persone

TUNISI – I terroristi jihadisti sono perlopiù giovani under 35, usano molto i social e hanno un buon livello di scolarizzazione. Quasi la metà avrebbe subito l’influenza di scritti religiosi.

Il profilo emerge da “Il terrorismo in Tunisia attraverso i dossier giudiziari”, una ricerca condotta dal “Centro tunisino di ricerche e studi sul terrorismo” (CTRET). Istituito alla fine del 2015 in seno al Forum Tunsino per i Diritti Economici e Sociali (FTDeS), il centro ha basato la sua inchiesta su un’unica fonte: 384 dossier giudiziari in cui figurano 2224 accusati di terrorismo tra 2011 e 2015. Dopo aver consultato i dossier, i ricercatori hanno selezionato un campione di 1000 accusati la cui appartenenza a organizzazioni terroristiche è stata comprovata in sede giudiziaria, oppure dalla loro partecipazione a campi di addestramento, o in seguito al ritrovamento di armi nei loro domicili.

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La maggior parte degli accusati oggetto dello studio hanno giurato fedeltà all’emiro Abu Ayad, a capo dell’organizzazione Ansar Al-Sharia, classificata dal 2013 come organizzazione terroristica dalle autorità tunisine. A sua volta, Abu Ayad risponde agli ordini del capo di Aqmi (Al-Qaeda nel Maghreb Islamico), l’algerino Abdelmalek Droukdel. Tutte le regioni tunisine sono interessate dal fenomeno jihadista: in testa Tunisi, da cui provengono circa il 18% dei terroristi, (il 32% se si calcolano anche i governatorati di Ariana, Ben Arous e Manouba, che insieme a quello di Tunisi compongono il “Grand Tunis”) e Sidi Bouzid, culla della rivoluzione, con il 14% circa.

Dal 2011, i terroristi si espandono sui social network e occupano centinaia di moschee che servono come luogo d’indottrinamento e punto di partenza verso le terre del “jihad”: Libia, Siria, Iraq e anche Mali. Secondo l’Onu, i tunisini partiti come “foreign fighters” sarebbero circa 5500. Nel 2013 Ansar Al-Sharia ha rivendicato l’assassinio di due oppositori politici tunisini, Choukri Belaid e Mohamed Brahmi.

Il rapporto parla di jihadisti spesso molto giovani; il 75% ha meno di 35 anni e più del 68% è celibe. Solo il 3% è composto da disoccupati, il 45,5% da operai. Oltre il 96% circa è composto da uomini e il 40% da persone che hanno compiuto studi o conseguito diplomi di livello universitario. Meno dell’11% delle persone oggetto dello studio hanno occupato posti di responsabilità in seno alle organizzazioni terroristiche, mentre circa la metà (49%) sono stati arruolati tra i combattenti. Secondo il CTRET, più del 46% degli imputati avrebbe subito l’influenza di scritti religiosi, tra cui il più citato è “La gestione della barbarie” (‘Idarat at-tawahash’), mentre il 37% dichiara di essere stato influenzato da altre persone, l’11% da internet e solo il 3% dai media (radio, tv, televisione). La maggior parte dei terroristi hanno seguito degli addestramenti militari in Libia (69,23%) e in Siria (21,98%), e il 98,8% di loro sono cittadini tunisini. In Libia, i jihadisti provenienti dalla Tunisia si addestrano nei campi di Derna e Sabratha.

di Giulia Beatrice Filpi

04 febbraio 2017

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