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Istanbul, Kislov (Fergana): “In Asia centrale il rischio è la repressione”

ROMA – “Il rischio è che i regimi polizieschi dell’Asia centrale si servano dell’allarme terrorismo per intensificare la repressione“: Daniil Kislov, direttore di ‘Fergana’, agenzia di stampa specializzata sulle ex repubbliche sovietiche al confine la Cina, parla con la DIRE delle indagini sull’attentato al Reina Club. La premessa dell’esperto, non allineato, protagonista di un’esperienza editoriale inedita, nata negli anni del crollo dell’Urss, è che di elementi incontrovertibili per ora non ne siano emersi affatto: “Che l’attentatore di Capodanno sia cittadino di un Paese dell’Asia centrale, come il kirghiso di origine uzbeke finito ieri sulle prime pagine di tutti i giornali, è possibile ma ancora tutto da accertare”.

Al di là del doveroso accertamento delle responsabilità, però, è possibile mettere dei punti fermi. “La polizia turca ha effettuato raid nei quartieri dove sono concentrati i migranti originari dell’Asia centrale, tantissimi non solo a Istanbul” sottolinea Kislov: “Nel 99 per cento dei casi sono arrivati solo per lavorare, in altri per sfuggire alla repressione nei loro Paesi d’origine, anzitutto Uzbekistan e Kirghizistan”. In collegamento Skype da Mosca, dove ‘Fergana’ ha la propria redazione centrale, Kislov sorride: “Ci sono più mafiosi in Italia che estremisti in Kirghizistan”. Una battuta, per far capire come il rischio sia quello di rappresaglie indiscriminate nei confronti di alcune delle comunità più vulnerabili.

“Molti immigrati non hanno documenti e rischiano la deportazione nonostante non abbiano comesso alcun reato” insiste il direttore di ‘Fergana’. Un nome, questo dell’agenzia, scelto in omaggio alla valle conquistata da Alessandro il Grande e Tamerlano ai piedi del Tian Shan. Una terra di mezzo, coincidente con l’antico Turchestan, che rischia ora contraccolpi dolorosi. “La versione del terrorista asiatico può far comodo ai governi locali” dice Kislov: “Potranno imprimere una nuova stretta per attaccare la libertà di parola e controllare la società ancora di più“. Una via, sembra di capire, che potrebbe essere seguita anche dalla Cina. Secondo prime indiscrezioni di stampa, smentite o comunque mai confermate a livello ufficiale, l’attentatore potrebbe essere arrivato a Istanbul dalla regione dello Xinjiang. “Si è perfino detto di un passaggio in un ristorante uiguro” dice Kislov. Il riferimento è a una minoranza turcofona, perlopiù musulmana. “Già da tempo”, sottolinea il direttore, “sotto i colpi della repressione nell’estremo spicchio nord-occidentale della Repubblica popolare”.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

 

 

04 gennaio 2017

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