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La rabbia dei migranti nel centro fantasma di Casavatore, intossicati dal cibo e senza medico

migranti_casavatoreNAPOLI – Ai piedi, quasi tutti, hanno delle ciabatte da mare. “Queste sono le uniche scarpe che abbiamo ricevuto. Ci sono state consegnate dopo la lunga traversata in mare che ci ha portati in Italia”. Inizia così il racconto alla DIRE di alcuni dei 130 migranti accolti in un centro d’accoglienza per stranieri a Casavatore, 18mila anime alle porte di Napoli.

Sono quasi tutti africani. Vengono dal Senegal, dal Gambia, dalla Nigeria, dal Mali. È lì che viveva B., un ragazzo di 18 anni che ha deciso di denunciare la condizione in cui soggiornano in quel CAS 130 richiedenti protezione arrivati in Italia.

“Non abbiamo neanche l’acqua calda. Molti dei miei amici hanno problemi di salute – dice -. Ma nessuno ci compra le medicine. Dobbiamo andare in farmacia e comprarcele da soli, con il nostro pocket money”. Per legge, in ogni centro d’accoglienza dovrebbe esserci un presidio medico.

migranti_casavatoreQuasi tutti hanno mal di stomaco a causa dei pasti che gli vengono serviti. “Il cibo non è buono, ci stanno intossicando“, raccontano alla DIRE un gruppo di una decina di stranieri, raccolti all’esterno del centro. L’estate scorsa, alla ditta che confeziona i pasti per i migranti, era stato revocato dalla prefettura il subappalto per la gestione del servizio di catering a causa dell’assenza di numerosi certificati. Di recente, una nuova società si aggiudicata la nuova gara.

Un altro ragazzo, originario dell’Africa, spiega di star male da un mese. “Un medico mi ha visitato senza neanche toccarmi. Quando ho chiesto una nuova visita, qui al centro mi hanno risposto: “Mangia e starai bene”. Poi più niente. Sono andato a comprarmi le medicine”. E le ha pagate con il suo pocket money, una diaria che però gli viene erogata “costantemente in ritardo, una volta ogni due mesi”, dice Bara, anche lui scappato dal Mali. E con quei soldi devono comprarsi cibo e medicine. “E non solo. Ci hanno dato solo dei calzoncini corti. D’inverno come facciamo?”, si chiede un altro migrante, mostrando le immagini della sua stanza.

migranti_casavatoreNon c’è riscaldamento, solo una piccola stufa. Eppure in quella stanza “très petite (troppo piccola)” ci vivono anche 7 persone. E tra i water non ci sono spazi divisori. Ogni stanza dovrebbe essere grande almeno 8 metri quadrati per ognuno degli ospiti presenti. Ma dalle immagini, in possesso della DIRE, si nota che la dimensione degli spazi è nettamente inferiore. Il centro si trova all’interno di un ex centro di riabilitazione, la “Fiosiodomus srl” di Casavatore, già finito nel mirino della procura di Napoli per presunti rimborsi richiesti per false prestazione sanitarie, certificate in favore di alcuni politici.

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L’inchiesta portò anche all’arresto, 3 anni fa, dell’ex sindaco di Casavatore. Quella struttura, ancora oggi, ricorda un centro riabilitativo, dismesso e fatiscente, e quelle stanze sembrano tutt’altro che camere d’albergo.

di Nadia Cozzolino, giornalista

03 novembre 2017

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