Rebus Sicilia, domenica è il giorno della verità - DIRE.it

Politica

Rebus Sicilia, domenica è il giorno della verità

ROMA  – La data fatidica per la Sicilia è il 5 novembre: si vota per eleggere il nuovo presidente della Regione.

Alle urne- aperte dalle 8 alle 22- sono chiamati a recarsi 4.6 milioni di cittadini.

Le elezioni siciliane hanno importanza strategica per il quadro nazionale: l’isola è considerata una sorta di laboratorio politico, che molte volte ha anticipato e condizionato il risultato delle elezioni politiche nazionali.

La Dire ha intervistato diversi parlamentari per capire quale è la loro opinione sul voto in Sicilia.

I CANDIDATI

Nello Musumeci – Centrodestra

Giancarlo Cancelleri – M5s

Claudio Fava – Sinistra

Fabrizio Micari – Pd (Centrosinistra)

Roberto La Rosa –  Movimento ‘Siciliani liberi’

PARRINI (PD): TEST IMPORTANTE MA NON NAZIONALE

“Dal voto in Sicilia vedo conseguenze solo per la Sicilia. Se vince Micari vince una proposta di buon governo, libera da ipoteche, se vince Cancelleri vince una proposta basata sulla confusione e l’incompetenza, se vince Musumeci vince la vecchia Sicilia che non vuole cambiare. E’ un test siciliano, importante perché c’è in gioco il futuro di una delle più grandi regioni d’Italia, ma non vedo conseguenze sul piano nazionale”. Così il deputato del PD, Dario Parrini, in vista del voto di domenica.

Il parlamentare, interpellato dall’agenzia ‘Dire’, sottolinea che “Micari non è il candidato del Pd ma è un candidato suggerito da Leoluca Orlando che con una larga coalizione ha vinto ancora a Palermo. Come Pd noi puntiamo a migliorare il risultato del 2012 e proviamo a farlo con un candidato che è l’unico che può assicurare al governo della Sicilia rinnovamento trasparenza e competenza”.

Rispetto alla candidatura di Fava e quindi ad un centro-sinistra diviso, Parrini osserva che “Crocetta vinse non perché la sinistra è forte in Sicilia, non lo è mai stata, ma perché si alleò con il centro. Questa volta il centro-destra è unito e la sinistra è divisa, un centro-sinistra diviso- osserva- è un regalo alla destra e questo vale per la Sicilia come per tutto il paese”.

Per questo, conclude, “dopo aver approvato la nuova legge elettorale, bisogna fare tutto il possibile per costruire un centrosinistra ampio: noi come PD non mettiamo veti a nessuno, andiamo orgogliosi dei nostri risultati ma ci vogliamo confrontare con tutti e non vogliamo chiudere la porta a nessuno”.

QUAGLIARIELLO: OTTIMISTA, VALENZA NAZIONALE

“Un’elezione non è mai scontata, detto questo se si guarda ai sondaggi c’è da essere ottimisti”. Parola di Gaetano Quagliariello, leader di Idea. In una intervista alla Dire, il senatore plaude alla ritrovata unità del centrodestra sancita ieri sera da Silvio Berlusconi, Giorgia Meloni e Matteo Salvini: quello siciliano è stato “un passaggio molto importante, non un’alleanza scontata. Musumeci è un ponte tra la continuità e il rinnovamento. Non c’è dubbio che quel voto e quell’alleanza hanno una valenza nazionale. Possono essere il trampolino di lancio dal quale il centrodestra parte per la riconquista del governo del Paese”.

A livello nazionale è certa l’alleanza con la Lega di Matteo Salvini? “Assolutamente scontata- risponde l’ex ministro- ma c’è bisogno di qualcosa in più rispetto a queste tre componenti. Penso a una componente civica che interpreti quel tentativo di ibridazione delle culture politiche tradizionali che fu proprio del Pdl, fallito molto di più per volontà degli uomini che dei suoi fondamenti, che rimangono tutti in piedi”. Si tratta, osserva, di “tenere insieme il civismo e le culture tradizionali del centrodestra: quella cristiana, quella liberale, quella conservatrice”.

Chi sarà il leader del centrodestra? “E’ molto più importante sapere quali sono i programmi- osserva Quagliariello- il leader si potrà stabilire anche tenendo conto di come si comporteranno gli elettori, cioè a chi daranno più voti. In ogni caso, l’accettazione di una dimensione competitiva all’interno del centrodestra è una cosa che può portare più voti. Inoltre, credo che sia tanto importante il leader quanto la squadra di governo”.

DI STEFANO (FI): LOTTA A DUE, RENZI IN DECLINO

“In Sicilia è ormai una partita a due tra Musumeci e Cancelleri, è evidente dai sondaggi. Credo che la parabola di Renzi sia irrimediabilmente in declino”. Lo spiega alla DIRE Fabrizio Di Stefano, deputato Forza Italia. A pochi giorni dalle elezioni regionali siciliane, “solo il centrodestra può rispondere con un’offerta credibile all’argine populista” del M5S, cui fa bene a ‘bastonare’ Berlusconi.

Il Cavaliere “si sa, non ha mai peli sulla lingua. E ha fatto bene a dire che chi vota M5S non ha testa. E’ una dichiarazione condivisibile”. I grillini infatti “non hanno un programma, solo spot populistici. Ora servirebbe un programma europeo, e invece vediamo che fine hanno fatto nel resto d’Europa questi movimenti…”.

Secondo Di Stefano “al momento ci sono indici di ripresa incoraggianti, ma bisogna saperli leggere. Ci sono aspetti positivi per le grandi imprese, ma la classe media rimane in grande difficoltà. Compito del prossimo governo sarà conciliare questi aspetti”, conclude.

REALACCI (PD): NON SOTTOVALUTARE BERLUSCONI

Il risultato elettorale siciliano “non prefigura un esito nazionale” ma ad ogni modo guardando al centrodestra “non va sottovalutata la capacità di Berlusconi di costruire una confezione dentro la quale gli ingredienti sfumano”, anche se nella compagine alle viste “le contraddizioni ci sono abbastanza tutte”. Ermete Realacci, deputato Pd e presidente della commissione Ambiente della Camera, lo dice interpellato dalla Dire.

“La Sicilia è sempre stata una terra che non ha anticipato tendenze nazionali ma è chiaro che quello siciliano, essendo una regione importante, è un risultato che non si può sottovalutare- spiega Realacci- Insomma, sono vere entrambe le cose: il risultato siciliano non prefigura un esito nazionale però il risultato verrà guardato con grande attenzione”.

Infatti “è vero che il centrodestra ha sempre avuto la capacità di mettere assieme posizioni opposte- rileva il presidente della commissione Ambiente della Camera- Ricordiamoci che il centrodestra per come lo conosciamo è addirittura erede di una elezione in cui Berlusconi, che ha sicuramente strumenti e qualità per mettere assieme il diavolo e l’acqua santa, andò al voto facendo un’alleanza al nord e una al sud”.

Un’alleanza “al nord con una forza, la Lega, che allora era molto più incline al secessionismo, e un’alleanza al sud con una forza che si chiamava Alleanza nazionale, difficile immaginare posizioni più diverse- precisa Realacci- sappiamo quali danni ha prodotto un’alleanza spuria al nostro Paese, spero sia un’esperienza che gli italiani non vogliono ripete”.

Quindi, conclude, “le contraddizioni ci sono abbastanza tutte, anche rispetto ai riferimenti europei, però non va sottovalutata la capacità di Berlusconi di costruire una confezione dentro la quale gli ingredienti sfumano”.

DE GIROLAMO (FI): ENTUSIASMO PER MUSUMECI, VINCERÀ

“Sono stata in Sicilia per sostenere i candidati di Forza Italia e devo dire che ho trovato un clima molto positivo ed un certo entusiasmo nei confronti del centrodestra, del mio partito e del nostro candidato Musumeci che conosco personalmente da anni e ritengo meritevole di stima per l’onestà e la competenza che ha dimostrato nel suo lavoro nelle istituzioni”. Cosi’ Nunzia De Girolamo, parlamentare Fi, in vista del voto per le regionali siciliane che si terrà domenica 5 novembre.

“Immagino che la Sicilia che vuole cambiare direzione sceglierà Musumeci- continua De Girolamo- e mi auguro che Forza Italia sia il primo partito. Su questo va riconosciuto il grande sforzo fatto da Miccichè e lo ringrazio per il ruolo svolto di coordinatore. Penso che l’intervento di Berlusconi ieri e oggi, come sempre, sia quel di più necessario per la vittoria e sarà un’ottima spinta per le Politiche. Correre uniti con la Lega nella coalizione siciliana- sottolinea l’esponente azzurra- ci aiuterà il giorno dopo per costruire il programma e le alleanze per le prossime Politiche”.

Quanto al Pd, De Girolamo è convinta che subirà “una dèbacle” non solo per “i problemi sul piano nazionale ma anche per le questioni legate al territorio che non ha ricevuto le risposte attese, come tutto il Mezzogiorno. Ho trovato molto malcontento in Sicilia verso il Pd e il presidente Crocetta- racconta- nel campo dell’agricoltura e della pesca ho trovato un disastro”. La deputata di Forza Italia ritiene “offensivo il fatto che Matteo Renzi sia venuto nel Mezzogiorno con il treno del Pd. Doveva venire a bordo di un treno regionale- sostiene De Girolamo- cosi’ si sarebbe reso conto di quanto è difficile fare il pendolare al Sud sia per la carenza di infrastrutture sia per le condizioni fatiscenti dei treni”.

PARISI(ALA):OK CENTRODESTRA MA NON È TEST NAZIONALE

“Non credo alle elezioni siciliane come ad un vero test nazionale, o come un indice di laboratorio politico. Non mi pare siano anticipatrici di fatti nazionali, le seguo come un fatto politico importante ma credo che tra una settimana si parlerà d’altro”. Così il deputato di Ala, Massimo Parisi, interpellato dalla DIRE. “La Sicilia ha una tradizione di voto di centrodestra- ricorda Parisi- quanto successo cinque anni fa con Crocetta fu un’anomalia storica, dettata da errori del nostro campo, che si presentò diviso”. Errori che adesso “non sono stati ripetuti con Musumeci”, e che invece ha paradossalmente compiuto la sinistra che si presenta con più di un candidato. Ma la sinistra divisa “non è una novità”, ironizza Parisi. Ora in Sicilia il sistema elettorale “avvantaggia le coalizioni più coese e ampie”, ma azzardare proiezioni a livello nazionale potrebbe essere rischioso “perchè da un po’ di tempo le elezioni regionali vanno per conto loro, sia per partecipazione che per esito. Dunque le seguo solo ed esclusivamente come evento regionale”, conclude Parisi.

BIASOTTI: VOTO TEST NAZIONALE MOLTO IMPORTANTE

Il voto in Sicilia “evidentemente ha carattere nazionale”, quasi un “ultimo sondaggio prima delle elezioni”, e per quanto riguarda la coalizione di centrodestra (Fi-Lega-Fdi) la “pazienza” di Silvio Berlusconi “alla fine l’ha spuntata”, smentendo anche chi sosteneva che il segretario della Lega Matteo Salvini puntasse a una sua sconfitta. Questo, in estrema sintesi, quanto dice Sandro Biasotti, deputato e coordinatore di Forza Italia in Liguria, interpellato dalla DIRE.

L’esito delle regionali siciliane sarà determinante nel quadro politico nazionale? Sarà una sorta di anticipazione? “Assolutamente sì- spiega Biasotti- É un test in una delle regioni più importanti, e quindi evidentemente ha carattere nazionale, anche in riferimento al fatto che il voto avviene a pochi mesi dalle elezioni, quindi non è un’elezione ‘di mezzo’ ma addirittura quasi da ultimo sondaggio prima delle elezioni. Quindi è molto importante. Renzi se dovesse perdere, come auspico, avrà notevoli problemi, e questo ci rinforzerebbe molto”. Rispetto alla coalizione di centrodestra “devo dare atto e complimentarmi con il mio presidente (Berlusconi, ndr) perché la sua pazienza alla fine l’ha spuntata- prosegue il deputato e coordinatore ligure Fi- Stare insieme, soprattutto in coalizione in Sicilia, smentisce anche chi diceva che Salvini voleva far perdere comunque le elezioni a Berlusconi per poi poter sperare di raccogliere i voti una volta che lui non fosse piu della partita. Quindi, due grandi risultati”.

BENI (PD): TEMO SI PAGHI DIVISIONE A SINISTRA

“Il Partito Democratico con Fabrizio Micari fa una proposta di buon senso, una proposta ragionevole di continuità e rinnovamento nel governo della Regione Siciliana”. Lo sottolinea il deputato Paolo Beni del Pd, in vista del voto di domenica.

Interpellato dall’agenzia ‘DIRE’, il parlamentare toscano ammette che la strada di Micari è in salita: “Purtroppo è probabile che si pagherà l’errore della divisione a sinistra; una divisione insensata per due motivi”. Beni spiega: “Da un lato c’è la minaccia di una destra che si è ricompattata ed è minacciosa per le politiche che promette, dall’altro c’è l’alternativa populista del Movimento 5 Stelle. La ragionevolezza- sottolinea Beni- avrebbe consigliato maggiore pervicacia nel cercare un’unità delle forze progressiste”. Quello siciliano sarà un voto che avrà ricadute sullo scenario politico nazionale? “Comunque vada in Sicilia questa sarà un’ulteriore conferma della necessità di percorrere ogni strada possibile per cercare un’unità delle forze di sinistra, che purtroppo in Sicilia- conclude- non è stato possibile trovare”.

PAGANO: ORA SALVINI E’ ‘BENVENUTO AL SUD’

La Sicilia non e’ piu’ ‘terra straniera’ per Matteo Salvini. Il leader del Carroccio potrebbe portare la sua formazione politica ben oltre il 5 per cento. “E’ un obiettivo raggiungibile. Anche il 5,6 per cento”, dice Alessandro Pagano, deputato siciliano tra i piu’ vicini a Salvini. Pagano non nasconde lo spirito positivo con cui affronta la campagna elettorale, ormai agli sgoccioli. In Sicilia soffia un vento favorevole al candidato del centrodestra Nello Musumeci.

“Era evidente fin dal primo giorno che Musumeci godeva di una stima personale straordinaria – spiega Pagano- E’ una persona assolutamente incorruttibile, rigoroso nelle sue politiche e inflessibile nella moralita’ personale. Anche questa polemica sugli imprensentabili riflette solo l’intenzione di chi, non potendo dire nulla di male su di lui, immagina di macchiarne l’immagine con queste allusioni. Ma i siciliani sanno benissimo che gli impresentabili sono stati denunciati dallo stesso Musumeci, che per primo ha detto di non votarli”.

Pagano prevede per ‘Noi con Salvini’ una netta affermazione. “Eravamo inesistenti alle europee, quando abbiamo preso una percentuale da prefisso telefonico, lo 0,2 per cento. Alle amministrative di Palermo ci siamo attestati al 2,80 per cento. Ed e’ stato un risultato straordinario, se si considera che in quel frangente eravamo anche penalizzati dal voto utile ed avevamo un sindaco molto giovane. Ora, a pochi mesi di distanza, io sono pronto a scommettere che supereremo il 5,60 in Sicilia. Sarebbe un viatico straordinario per il test delle prossime politiche. Dico questo perche’ e’ chiaro che stiamo crescendo. Lo colgo dalla campagna elettorale, dalle mail che riceviamo, dal modo in cui la gente ci avvicina”.

Con il titolo di un film si potrebbe dire che Salvini e’ ‘benvenuto al sud’? “Salvini e’ riconosciuto come un leader capace di portare avanti tematiche che altri giudicano scomode. E’ l’unico che parla di politiche migratorie da rivedere, di proposte fiscali come la flat tax, le zone economiche speciali, e della legittima difesa. A Pontida ha detto che noi al governo daremo quanto piu’ potere possibile alle forze dell’ordine. Sono parole importantissime che valgono a maggior ragione contro la criminalita’ organizzata. Le persone colgono questa concretezza e infatti Salvini risulta tra i leader piu’ seguiti”. Se alle regionali arrivasse il 5,6 per cento, sarebbe possibile anche una vittoria, alle politiche, nei collegi uninominali? “Le regionali sono un punto di partenza. E la Sicilia, com’e’ sempre avvenuto, fa tendenza. Per questo i nostri avversari sono terrorizzati. Dopo anni in cui ha governato il centrosinistra, e’ venuto il momento di un partito neoconservatore e di una coalizione in grado di vincere in tutti i collegi uninominali”.

3 novembre 2017
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