Intervista a Franco Brandinelli - DIRE.it

San Marino

Intervista a Franco Brandinelli

franco_brandinelliNome: Franco

Cognome: Brandinelli

Luogo e data di nascita: San Marino 01/08/1976

Professione: imprenditore

Residenza a San Marino:  dalla nascita

Domicilio a San Marino:  dalla nascita

Eventuale/i altra/e cittadinanza/e: italiana

Partito: C10

1) Cominciamo dalla legislatura ormai volta al termine. Può dirci cosa, secondo la sua opinione, ha funzionato bene e cosa no o comunque meno? Per quali ragioni?

E’ difficile dire che cosa abbia funzionato bene. Non ha senso fare valutazioni a compartimenti stagni, bisogna prendere in esame la situazione generale del paese. Il Governo uscente ha ereditato sostanzialmente da se stesso una situazione già precaria, ma l’instabilità e la poca coesione nella maggioranza hanno prodotto soprattutto immobilismo e tanti “vorrei ma non posso”, interventi soft o parziali che non hanno prodotto risultati apprezzabili. San Marino è come un malato di immunodeficienza; dobbiamo aumentare le difese immunitarie, cioè ricreare le basi affinché il paese possa tornare a fare sviluppo e crescita. Ci vuole una visione d’insieme impattante, più coraggiosa, che non vuol dire spregiudicata.

2) Nella prossima legislatura, quali sono i tre punti prioritari che la nuova maggioranza dovrà mettere al centro dell’agenda politica nei primi 100 giorni? Perché?

  1. NPL
  2. Revisione PA
  3. Smac e fiscalità

Prima di tutto va fatta un “operazione chiarezza”: capire in che condizioni versano effettivamente le casse dello stato, valutare gli elementi a disposizione per poter elaborare una strategia e individuare gli strumenti idonei e sostenibili per realizzarla. Bisogna poi fare sviluppo e non si può prescindere da una riorganizzazione della macchina statale. Sburocratizzare è un imperativo non più prorogabile.

3) Ci sono delle tematiche politiche che sente maggiormente vicine e per le quali desidera impegnarsi in prima persona? Come mai?

Sono un imprenditore, vivo sulla mia pelle le scelte economiche del governo. La Smac, questo mix fra certificazione e scontistica, va ripensata completamente insieme al sistema fiscale. E’ fondamentale che vadano di pari passo e diventino elemento di attrazione di investimenti. Occorre meno burocrazia, meno disparità di trattamento e molta meno discrezionalità politica nei meccanismi amministrativi. Sento dire che la Smac va eliminata: prima di eliminarla per sostituirla con altri sistemi di certificazione, penserei a come migliorarla visto quanto si è speso per imporla. Cambiare per cambiare serve a poco, cambiare per migliorare consente quantomeno di preservare investimenti già fatti. A volte basta poco per rendere vincente un progetto che non decolla. E’ imprescindibile una rete telematica veloce, sicura e funzionante, sono anni che se ne parla, è incredibile quanto siamo rimasti al palo nelle TLC.

4) In questa fase si parla sempre più di sviluppo dell’economia del Paese ma il concetto è legato all’idea di sviluppo che ognuno ha. Secondo la sua, quali sono le direzioni da seguire per ottenere i traguardi in tale ambito? A cosa non bisogna rinunciare per farlo?

Sono dell’idea che non c’è niente da inventare. Non servono chissà quali idee innovative, basta guardare a chi sta già facendo meglio, alle realtà simili alle nostre, ai piccoli stati. Va presa una direzione precisa, cercare di piacere a tutti non è mai una mossa strategicamente vincente. Dobbiamo scegliere settori di traino, puntare fortemente su quelli e poi riorganizzare il resto. Abbiamo una storia ed un centro storico unici al mondo. Valorizziamoli, utilizziamoli come volàno per riportare interesse verso la nostra realtà!

5) Qual è il convincimento che ha maturato in questi anni nel rapporto che sarebbe giusto si instaurasse tra San Marino e Unione Europea?

Europa si, ma a certe condizioni, già ci siamo fatti schiacciare nel rapporto con l’Italia. Nei negoziati dovremo far valere le nostre peculiarità, e la strada dell’accordo di associazione ci permette di farlo.

6) Nella storia di San Marino, anche recente, c’è una figura politica a cui si ispira o almeno in cui si riconosce per ideali e valori?

Mio nonno, Valerio Salicioni, che è stato varie volte capitano di castello di Fiorentino mezzo secolo fa. Era un democristiano, membro attivo del partito, quando ancora forse voleva dire qualcosa, quando c’erano ideali in politica oltre che nella vita. In questo tempo in cui la destra e la sinistra non esistono più, in cui assistiamo alla caduta anche morale di molti personaggi della vecchia politica, servono più persone e meno partiti, più fatti e meno chiacchiere. Mio nonno se ne è andato quando ero piccolo, dopo essersi allontanato dalla politica, della quale si era detto disgustato. E’ morto da persona libera e onesta e non posso fare altro che riconoscermi nei suoi ideali.

7) Nello scenario politico internazionale, attuale o passato, c’è un personaggio di cui stima l’azione politica? Se si, per quali motivi?

Sandro Pertini. “La coerenza è comportarsi come si è, e non come si si è deciso di essere.”

8) Ci sono delle esperienze nella sua formazione, nel suo lavoro, nella sua vita (anche politica) che considera propedeutiche o comunque importanti per svolgere nel migliore dei modi il mandato per cui si candida?

Sono autodidatta, quando non so risolvere un problema lo ammetto e studio il modo per risolverlo. La conoscenza fine a se stessa non mi ha mai particolarmente appassionato, è nelle situazioni di difficoltà che escono fuori i talenti migliori. Un adagio anglosassone dice: «Quando arriva la crisi va sfruttata, è il momento migliore per reagire, per inventare, per stimolare l’intelletto: viva la crisi!»

9) Ci sono momenti in cui si sente orgoglioso del suo Paese? Quando l’ultima volta?

Quando vedo la passione che mettono gli atleti sammarinesi nelle competizioni internazionali, pur sapendo di non poter competere a certi livelli. Sono fiero di essere sammarinese, un sammarinese arrabbiato di come  è stato ridotto questo fazzoletto di terra.

10) Quali sono gli aspetti del suo carattere che ritiene maggiormente importanti per fare politica?

Sono orgoglioso e caparbio, conosco i miei limiti e so che all’occorrenza possono essere superati

11) Quando è nata nella sua vita l’aspirazione all’impegno politico con lo spirito di servizio per la nostra Repubblica? É giunta legata a un fatto scatenante particolare o si è costruita gradualmente nel tempo?

Sicuramente si è costruita parallelamente alla presa di coscienza che le cose stavano andando allo sfacelo. L’essere diventato imprenditore mi ha aperto gli occhi. Anche se si ha poco tempo perché il lavoro impegna tanto, dobbiamo essere partecipi della cosa pubblica. Lamentarsi senza fare nulla equivale ad arrendersi, si diventa complici anche non volendo.

12) Nella sua vita privata, anche passata, ci sono delle passioni (sport, hobbies, interessi) che ha coltivato e che hanno lasciato il segno dentro di lei? Se si, quali insegnamenti ne ha ricavato?

Ho fatto il disc-jockey per una decina d’anni; sicuramente è stata un esperienza che mi ha arricchito molto; la musica unita al contatto con il pubblico è in grado di farti provare emozioni uniche, indimenticabili. Ho visto anche tante situazioni limite all’interno dei locali da ballo, ho trovato e perso degli amici, è stata un esperienza di vita intensa. Non siamo eterni, abbiamo questa convinzione che ci sia sempre un domani, ma non è così, la vita è un dono e va assaporata in ogni momento.

13) Con la preferenza unica crediamo che gli elettori valuteranno la competenza, le capacità del candidato, le sue motivazioni e l’entusiasmo. Cosa può dire a proposito riguardo le sue? 

Penso che avere grandi motivazioni ed entusiasmo sia il minimo sindacale per fare politica in questo particolare contesto storico ed economico. C’è bisogno in primis di un bagno di umiltà, ci si deve ricordare che la politica è al servizio dei cittadini e delle imprese, non il contrario. Competenze e capacità sono indispensabili così come un bagaglio di esperienza. Però a San Marino manca anche altro: dobbiamo recuperare uno spirito collettivo, un senso di appartenenza che è stato sacrificato ad un modo di fare politica parziale e meschino, fatto di disuguaglianza e malaffare, che ha messo i cittadini gli uni contro gli altri, alimentando uno scontro sociale che giova soltanto a chi detiene il potere. Occorrono competenza, umiltà, entusiasmo, onestà!

 

3 novembre 2016
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