Intervista a Mimma Zavoli - DIRE.it

San Marino

Intervista a Mimma Zavoli

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Nome: Mimma

Cognome: Zavoli

Luogo e data di nascita: Santarcangelo di Ro, 13 febbraio 1963

Professione: Dipendente pubblico

Residenza a San Marino: San Marino Città dal 1975

Domicilio a San Marino: San Marino Città dal 1975

Partito C10

1) Cominciamo dalla legislatura ormai volta al termine. Può dirci cosa, secondo la sua opinione, ha funzionato bene e cosa no o comunque meno? Per quali ragioni?

La Legislatura che è appena terminata ha inciso ben poco, sicuramente l’uscita dalla black list e l’ingresso nella white list, traguardo determinante, conseguito grazie al lavoro fatto negli anni precedenti e all’adozione di un pacchetto di normative, che non avremmo però non potuto definire, date le mutate condizioni internazionali in fatto di trasparenza e di lotta e contrasto a comportamenti finanziari negativi, che hanno imposto un cambio di rotta ancora in corso, per certi aspetti. Sono invece molti di più quelli negativi, caratterizzati da un’azione schizofrenica tra la maggioranza e il Governo di Bene Comune, che ha evidenziato la forte incapacità di lavorare in sincrono, di saper progettare per il Paese, di avere coraggio di applicare ciò che si rende necessario fare per porre in sicurezza il futuro del paese.

2) Nella prossima legislatura, quali sono i tre punti prioritari che la nuova maggioranza dovrà mettere al centro dell’agenda politica nei primi 100 giorni? Perché?

Lavoro, PA, Politiche previdenziali perchè l’immobilità dei Governi che si sono succeduti non hanno saputo fare altro che tamponare, e nemmeno bene, l’emergenza, senza tentare di impostare un progetto a medio e lungo termine, in grado di affrontare al meglio le gravi difficoltà che stavano per abbattersi sul Paese, senza leggere né conoscere i dati e i segnali che pure erano evidenti; limitandosi a fare poche normative, di cui una sola di carattere strutturale, ricorrendo con troppa facilità allo strumento, abusato, della decretazione, aumentando la stratificazione legislativa in maniera assurda, attività questa che ha generato grandi difficoltà applicative nella Amministrazione pubblica. Gravissime lacune sono del tutto evidenti quando parliamo di mercato del lavoro: oltre agli annunci, alle passerelle e agli spot del Segretario Belluzzi; nulla di concreto e strutturale abbiamo potuto apprezzare, se non, come dicevo, una sovrapproduzione di decreti, spesso in contrasto tra loro, che imbrigliano l’operatività amministrativa e peggiorano le dinamiche di interfaccia tra domanda ed offerta, decreti che decretano la polverizzazione dei rapporti di lavoro e che non hanno saputo interpretare le mutate condizioni in cui anche il nostro Paese sta operando.

3) Ci sono delle tematiche politiche che sente maggiormente vicine e per le quali desidera impegnarsi in prima persona? Come mai?

Penso alle politiche sociali in generale, al consolidamento di norme che favoriscano ed incentivino l’attività politica delle donne, oggi ancora lontane dall’aver acquisito un piano di pari opportunità con gli uomini,  mi piacerebbe inoltre che il mio Paese fosse dotato di normative rispettose del sentire dei cittadini. I cittadini di uno Stato Libero e Laico devono potersi vedere tutti, di qualsiasi credo, appartenenza sociale, orientamento sessuale, ricompresi nelle leggi che questo predispone; siamo al palo con norme che riguardano la regolamentazione dell’aborto, del riconoscimento del valore del legame delle coppie dello stesso sesso, del trattamento di fine vita. Non ho mai pensato lontanamente che dotarsi di tali norme possa mettere in discussione la famiglia tradizionale: i rapporti d’amore e d’affetto non potranno mai mettere in difficoltà niente e nessuno, o che affrontare con lucidità, condivisione e umiltà le tematiche legate al trattamento di fine vita, possa incentivare il disvalore verso la vita stessa. E’ solo paravento ideologico che rassicura le coscienze ma che non serve a nulla.

4) In questa fase si parla sempre più di sviluppo dell’economia del Paese ma il concetto è legato all’idea di sviluppo che ognuno ha. Secondo la sua, quali sono le direzioni da seguire per ottenere i traguardi in tale ambito? A cosa non bisogna rinunciare per farlo?

Siamo un piccolo Paese con tutte le caratteristiche di uno grande, ma le nostre dimensioni contano tanto quando ci apprestiamo a definire un piano di sviluppo dell’economia: in vorrei lavorare per permettere ad imprese sane, che offrono lavoro vero, di impiantarsi con celerità, con supporti burocratici qualificati, penso ad una buona Agenzia di Sviluppo che possa seguire al meglio chi vuole fare impresa, penso ad una Pubblica Amministrazione efficiente e preparata, non oberata di infiniti decreti e contro decreti, alla certezza del diritto, uguale per tutti, ad un alto grado di formazione dei dipendenti PA e di un incremento delle forme di tecnologia avanzata. Tutto questo necessita di irrobustire e consolidare prioritariamente le TLC, senza le quali nulla può funzionare, nel 21°secolo. Non rinunceremmo a nulla: ci arricchiremmo in competenze e consolideremmo il futuro per i nostri figli.

5) Qual è il convincimento che ha maturato in questi anni nel rapporto che sarebbe giusto si instaurasse tra San Marino e Unione Europea?

Dovremmo prendere atto che rimanere isolati non può che danneggiare il futuro che ci attende; l’apertura calibrata e misurata sulle nostre possibilità di piccolo Stato sono necessarie, a mio avviso. Purtroppo l’ultimo Segretario di Stato non ha certo contribuito ad aumentare le nostre possibilità di una maggiore integrazione, segno evidente  dell’intenzione di rimanere fuori dal contesto europeo. Dobbiamo aprirci non solo fisicamente, ma anche culturalmente, favorendo così anche le necessità di maggiore apertura delle nostre aziende e garantendo un buon futuro ai nostri ragazzi.

6) Nella storia di San Marino, anche recente, c’è una figura politica a cui si ispira o almeno in cui si riconosce per ideali e valori?

Ho conosciuto Clara Boscaglia, in quanto in gioventù ho militato nel Movimento Giovanile della Democrazia Cristiana, Clara era una donna con una enorme energia ed uno sconfinato amore verso il suo Paese, in un periodo senz’altro non facile per una donna che decidesse di entrare in politica attivamente, lei ha saputo fornire un contributo importante, che ancora oggi viene riconosciuto da tanti, amici e avversari politici. Di lei serbo un ricordo vigoroso e struggente insieme.

7) Nello scenario politico internazionale, attuale o passato, c’è un personaggio di cui stima l’azione politica? Se si, per quali motivi?

Tra le figure che maggiormente mi hanno colpito, Nelson Mandela è quello che più mi affascina: leggo la grandezza della fede incorruttibile ed incrollabile verso un ideale nella sua lotta per l’autodeterminazione, violenta nella sua prima parte, quasi senza scampo, senza paura, nel suo subire il martirio della lunghissima carcerazione, nel suo reggere alla violenza, alla privazione della libertà. Nonostante tutto quanto subito, ha trovato forza e concretizzato quell’ideale per cui tanto ha combattuto, nella riconciliazione, superando l’odio e le umiliazioni. Credo che la sua vita andrebbe presa ad esempio per questi tempi di violenza verbale e di contrapposizioni senza senso: la potenza del perdono genera miracoli impensabili.

8) Ci sono delle esperienze nella sua formazione, nel suo lavoro, nella sua vita (anche politica) che considera propedeutiche o comunque importanti per svolgere nel migliore dei modi il mandato per cui si candida?

La mia formazione professionale in qualità di Educatore di Asilo Nido, ruolo che ho svolto con passione per oltre 25 anni, mi ha formata al rispetto delle relazioni con l’altro, della presa in carico dei bisogni altrui, del lavoro di squadra, della necessità di avere chiaro un progetto da portare avanti, con dati acquisiti, lettura del contesto, del monitoraggio costante dei percorsi intrapresi e dei risultati attesi; per questo credo moltissimo nel potere dell’ azione “educativa” della politica: un buon addetto alla politica deve agire come un buon padre di famiglia, curando la propria casa, occupandosi delle necessità dei propri congiunti, senza nascondere loro le situazioni difficili, stabilendo un buon clima di fiducia, deve saper tracciare una strada sicura, ma soprattutto deve lavorare con l’apporto di tutti, si vince solo se si è uniti. In una famiglia, in un buon gruppo di lavoro così deve essere.

9) Ci sono momenti in cui si sente orgoglioso del suo Paese? Quando l’ultima volta?

Sono sempre orgogliosa del mio Paese, spero di essere degna di lui e della sua storia.

10) Quali sono gli aspetti del suo carattere che ritiene maggiormente importanti per fare politica?

Sono una persona schiva e idealista, tuttavia il lungo lavoro a contatto con i bambini e le loro famiglie mi ha formato all’importanza dello stabilimento di buone relazioni tra individui e di conseguenza alla messa in atto di buone prassi: ho imparato ad ascoltare gli altri, cerco di essere di supporto quando qualcuno si sente in difficoltà, trovo che ascoltare ciò che gli altri hanno da dire sia formativo e faccia crescere. Un sorriso di incoraggiamento o un abbraccio servono più di mille parole.

11) Quando è nata nella sua vita l’aspirazione all’impegno politico con lo spirito di servizio per la nostra Repubblica? É giunta legata a un fatto scatenante particolare o si è costruita gradualmente nel tempo?

Nella mia famiglia si parlava di campi, di lavoro, di Dio e di politica. Sono immersa in essa da sempre, da piccola abitavo a Santarcangelo e mio nonno Mimmo, mi raccontava del “mio” Paese, che non conoscevo che mi mostrava in lontananza, nelle giornate di sole, mi raccontava del suo passato, mi diceva: “noi siamo sammarinesi!” e lo diceva con orgoglio e calore. La mia entrata in politica, nella Democrazia Cristiana, è avvenuta all’età di 16 anni, dapprima come simpatizzante, poi come attivista, ho lasciato per sempre quel partito nel 1989, lasciando anche la carica di Membro di Giunta del Castello di Città, restituendo la tessera, a causa di modalità che non potevo accettare, e che purtroppo ancora oggi vedo dentro a quel partito: non c’è parità, ci sono solo i soliti capetti che fanno il bello e cattivo tempo.

12) Nella sua vita privata, anche passata, ci sono delle passioni (sport, hobbies, interessi) che ha coltivato e che hanno lasciato il segno dentro di lei? Se si, quali insegnamenti ne ha ricavato?

Sono appassionata di archeologia e di storia e sono una appassionata “artigiana”, nel senso che adoro costruire oggetti con le mie mani, ho una buona manualità, sono una presepista e costruisco presepi completamente realizzati da me, ispirati alla tradizione e cultura presepiale napoletana, confezioni abiti “cosplay” per i miei figli. Sono attività che mi rasserenano e mi rimettono in comunicazione con me stessa: costruire qualcosa partendo dalla materia grezza produce pensieri positivi e costruisce nuovi legami mentali ed idee.

13) Con la preferenza unica crediamo che gli elettori valuteranno la competenza, le capacità del candidato, le sue motivazioni e l’entusiasmo. Cosa può dire a proposito riguardo le sue? 

Purtroppo non credo che la preferenza unica favorirà la scelta dei candidati più capaci; credo invece che verranno favoriti coloro che hanno maggiori possibilità di mettersi in mostra: basta guardare le attività, aumentate esponenzialmente negli ultimi tempi, di alcuni segretari di stato, con telecamere sempre al seguito. Chi saprà proporsi meglio, non necessariamente per competenza o capacità, avrà indubbiamente vantaggi maggiori di chi non ha mezzi e possibilità. Mi auguro che questa modalità non decrementi la presenza delle donne e dei giovani, meno noti e non blasonati, in Consiglio e mi auguro che la cittadinanza sappia distinguere chi parla bene ma non propone soluzioni da chi invece le soluzioni le ha, forte di un gruppo che lavora all’unisono e non ognuno per proprio conto, perché l’altro grave rischio della preferenza unica è l’individualizzazione della corsa elettorale. La politica dovrebbe essere condivisione, non corsa in solitaria ed elitaria.

 

3 novembre 2016
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