Roma, riabilitazione e socialità: ecco l'ambulatorio Osa - DIRE.it

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Roma, riabilitazione e socialità: ecco l’ambulatorio Osa

Giuseppe MilaneseROMA – Aperto dal lunedì al venerdì dalle 8 alle 20, il sabato fino alle 14. Un fiore all’occhiello per il territorio di Roma est, quello della Asl Roma 2, nella zona tra Torre Angela e Tor Bella Monaca, che qui si rivolge per avere assistenza riabilitativa e terapeutica di adulti e bambini, anche piccolissimi. E’ il Centro ambulatoriale di via Taldi 37 gestito da cinque anni dalla cooperativa Osa e che grazie alla sua struttura permette di erogare diverse tipologie di trattamenti riabilitativi. All’interno, infatti, si trovano una palestra attrezzata per la fisioterapia e varie stanze dove si svolgono la logopedia, la psicomotricità, la terapia occupazionale e neurocognitiva, mentre all’ingresso sono collocate una sala d’attesa e la segreteria amministrativa, un punto di riferimento per gli utenti e le famiglie.

“Lavorare qui significa partecipare a un percorso di crescita e questa è sempre una cosa molto impegnativa, ma coinvolgente- spiega Carla Paolesse, direttrice sanitaria dell’ambulatorio, nelle parole riportate da ‘Osa news’- Il nostro lavoro consiste nel cogliere il meglio in ognuno dei nostri utenti, e come una lente d’ingrandimento cerchiamo di trasformare ogni miglioramento in un grande successo”. Le giornate qui sono scandite da momenti precisi. “I pazienti accedono alla lista d’attesa tramite la richiesta di uno specialista, della Asl o dell’ospedale- aggiunge- Il turnover degli utenti segue la dinamica delle dimissioni e dei nuovi inserimenti. La presa in carico del nuovo utente avviene secondo una serie di procedure e protocolli definiti: la prima visita con il medico responsabile del progetto, la redazione del programma riabilitativo individualizzato e la costituzione del gruppo di lavoro. Ogni utente è seguito da una equipe multidisciplinare formata, sulla base dei bisogni riabilitativi che sono emersi in visita, da diversi professionisti”.

La missione dell’ambulatorio ripercorre l’operato di Osa dal 1985: affiancare il trattamento riabilitativo e quello di integrazione sociale in un percorso comune. “La strada è lunga, ma noi vogliamo percorrerla con i nostri utenti, perché si sa: quando si cammina in compagnia la strada sembra più corta e la fatica si affievolisce, soste nendosi a vicenda”, spiega Vincenzo Palmieri, responsabile del settore riabilitativo. “E’ nel nostro dna vivere insieme all’utente, coinvolgerlo tenendo conto delle esigenze di tipo sanitario e sociale. Per questo motivo, nel nostro ambulatorio, abbiamo potenziato l’assistenza sociale per rafforzare il supporto alle famiglie e per migliorare l’interazione con la rete dei servizi territoriali”. Gli orari di apertura dell’ambulatorio sono un aspetto importante per le famiglie dei pazienti, che possono chiedere informazioni praticamente in ogni momento della giornata.

“L’utenza ha la possibilità di venire qui e ricevere tutte le indicazioni di cui ha bisogno- fa notare Elvira, responsabile della segreteria- E’ possibile anche prendere informazioni su come funziona il centro e su come ci si può iscrivere in lista d’attesa”. Un ruolo importante lo occupa la comunicazione con gli utenti stranieri, che rappresentano un quinto dei pazienti che frequentano il centro. “C’è un’attenzione particolare a questo- conferma- perché quando tu dai un messaggio è fondamentale che l’utente ti abbia compreso. È un lavoro dispendioso, ma necessario e molto importante”.

Sono tante le storie vissute nell’ambulatorio, come quella di un ragazzo con gravi difficoltà di comunicazione che, dopo anni di riabilitazione continuativa, a 12 anni ha iniziato a leggere. “Adesso ha la possibilità di comunicare e accedere alle conoscenze attraverso la letto-scrittura, gli si è aperto un mondo tutto nuovo”, racconta la direttrice Paolesse. “È stata una bella soddisfazione per noi e per i suoi genitori, ma prima di tutto per lui”. Si lavora tutti insieme all’ambulatorio di via Taldi: pazienti, operatori, famiglie. “Noi cerchiamo di instaurare un rapporto di massima collaborazione con le famiglie, ma anche di rispetto degli ambiti reciproci. Quando un bimbo cresce, ci sono appuntamenti di vita che i genitori condividono con noi.

Penso, ad esempio, ai primi passi o alle prime parole che spesso i nostri piccoli utenti sperimentano nelle stanze di terapia o al passaggio alla scuola elementare che per molti dei nostri bambini è una situazione di pathos, anche positivo perché stanno diventando grandi”. A crescere è anche la persona. “Bisogna trovare le chiavi giuste per poter far sviluppare questa crescita- conclude Palmieri- Le famiglie qui si sentono coinvolte e accettate, c’è un rapporto di amicizia che si crea con gli operatori. Tante volte per un bimbo lavorare in un ambulatorio rappresenta una fonte di stress, noi qui cerchiamo una chiave di lettura a 360 gradi e molte volte i risultati sono migliori di quelli che ci eravamo prefissati inizialmente”.

3 novembre 2016
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