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“Blade Runner 2049”, ad un cult è solo possibile rendere omaggio

ROMA – Dopo trentacinque anni arriva “Blade Runner 2049” e ogni dubbio rimasto irrisolto verrà dissipato. L’attesa sta ormai per giungere al termine, il 5 ottobre il sequel del famoso cult fantascientifico degli anni ’80 arriverà nelle sale italiane. Diretto da Denis Villeneuve (Arrival) il secondo capitolo della saga non fa rimpiangere l’assenza di Ridley Scott, presente in veste di produttore esecutivo.

Visivamente impeccabile, “Blade Runner 2049” Villeneuve “rivisita” la natura filosofica dell’opera, ne coglie tutte le sue sfumature e c’entra il bersaglio, chiudendo un cerchio aperto 35 anni fa.  L’unico dubbio che resta ai puristi di Blade Runner è forse quello inerente la necessità di chiudere quel cerchio.

“E’ il mio miglior film”, ha dichiarato Villeneuve. E non gli si può dar torto. Il comparto tecnico è maestoso. Le atmosfere dark e cupe del cult del 1982 riaffiorano nella città di Los Angeles, ancora sfondo della perpetua pioggia che sporca le strade di una città dimenticata dal sole. Ogni luogo ha il suo colore dominante che, fondendosi al tema musicale come un unico corpo, accompagna lo spettatore in un viaggio distopico.

Grande prova attoriale per Ryan Gosling, che nei panni dell’ Agente K è credibile, maturo ed espressivo. Non si può dire lo stesso invece di Harrison Ford che arranca un po’ inquanto a espressività: vecchio e stanco, il suo Deckard ha perso nettamente di appeal.

Come lacrime nella pioggia

La scena chiave di Blade Runner, il monologo di Roy Batty (“Io ne ho viste di cose…”), pone lo spettatore a chiedersi: cosa differenzia gli esseri umani dai replicanti? Un quesito complesso, cuore dell’opera originale, che nel suo sequel si spinge ad un nuovo – o meglio diverso – livello.

L’amore in senso assoluto è in questo caso il motore delle azioni dei protagonisti, umani e non. I replicanti sono “più umani degli esseri umani”, pronti a dare la loro vita pur di dargli un senso. E se gli uomini si preoccupano di “non abbattere il muro”, gli androidi non esitano a sacrificarsi per rivendicare un posto nel mondo.

Il fascino di Blade Runner non si può replicare, ma gli si può rendere rispettoso omaggio. E’ ciò che ha fatto mirabilmente Villeneuve  imbarcandosi in un’impresa indubbiamente non semplice.

La trama

Trentacinque anni dopo gli eventi del primo film, le condizioni climatiche di Los Angeles sono peggiorate e il pianeta terra risulta sempre più ostile all’essere umano. In questo contesto, un nuovo blade runner, l’Agente K della Polizia di Los Angeles (Ryan Gosling) scopre un segreto sepolto da tempo che ha il potenziale di far precipitare nel caos quello che è rimasto della società. La scoperta di K lo spinge verso la ricerca di Rick Deckard (Harrison Ford), un ex-blade runner della polizia di Los Angeles sparito nel nulla da 30 anni.

03 ottobre 2017

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