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Mali, gli Usa insistono: “Applicare l’accordo di pace, basta ostacoli”

Ibrahim Boubacar KeitaROMA  – Il governo di Bamako e’ stato accusato di legami con un gruppo armato che ostacolerebbe l’applicazione degli accordi di pace siglati in Mali lo scorso anno. A puntare il dito contro l’esecutivo del presidente Ibrahim Boubacar Keita e’ stato l’ambasciatore degli Stati Uniti in Mali, Paul Folmsbee.

“Il governo – ha affermato il diplomatico – dovrebbe recidere qualsiasi legame con Gatia, un gruppo armato che non sta contribuendo alla pace nel nord”. Il riferimento e’ a una formazione che sostiene di battersi per difendere gli imhgad, una delle comunita’ tuareg maggioritarie nelle regioni settentrionali del Paese.

L’accordo del 2015 e’ stato sottoscritto dal governo di Bamako e dal Coordinamento dei movimenti dell’Azawad (Cma), un’alleanza di gruppi di matrice tuareg radicati nelle aree desertiche di Timbuctu’, Gao e Kidal. Uno dei nodi dell’intesa e’ la concessione di una maggiore autonomia, rivendicata dai tuareg sin dalle rivolte che seguirono l’indipendenza dalla Francia nel 1960. Per sostenere la stabilizzazione del Mali, in particolare dopo il conflitto e le infiltrazioni islamiste del 2012-2013, gli Stati Uniti si sono impegnati a stanziare fondi per oltre un miliardo di dollari.

ERO (CRISIS GROUP): MA CHE PACE, ISLAMISTI AVANZANO

Comfort EroJihadisti che avanzano, peacekeeper nel mirino e incapaci di rispondere, un accordo di pace non rispettato: la situazione in Mali, spiega alla Dire Comfort Ero, direttrice dei programmi africani dell’International Crisis Group, e’ sempre piu’ “pericolosa”.

Il colloquio, a Ferrara, a margine del festival di ‘Internazionale’, comincia dalle notizie di scontri armati e agguati ai peacekeeper dell’Onu segnalati nelle ultime settimane nella regione settentrionale di Kidal. La premessa, secondo Ero, e’ che i firmatari dell’accordo di pace quell’intesa in realta’ l’hanno subita. “I ribelli del Coordinamento dei movimenti dell’Azawad non la volevano e questo spiega perche’ oggi ci sono nuove tensioni, il conflitto si estende dal nord al centro del Mali e nessuna delle parti sta rispettando gli impegni di disarmo”, sottolinea l’esperta: “Siamo in un momento pericoloso”.



Secondo Ero, anche la decisione del Consiglio di sicurezza di estendere la missione di pace e di inviare in Mali altri peacekeeper rischia di non bastare. “Oltre ai ribelli del Coordinamento dell’Azawad ci sono formazioni jihadiste che stanno ottenendo successi a ripetizione mentre i caschi blu, incapaci di rispondere, subiscono perdite senza precedenti” sottolinea l’esperta: “Non sembra essere sufficiente a cambiare le cose nemmeno Barkhane, la missione francese”.

Dal 2013 i peacekeeper dell’Onu uccisi in Mali sono gia’ piu’ di cento, oltre 30 solo quest’anno. Ma cosa dovrebbe fare la cosiddetta ‘comunità internazionale’? “I mediatori devono concentrarsi sui nodi politici del processo di pace oltre a sostenere la tregua” risponde Ero: “Per rivitalizzare i colloqui bisogna poi riportare al centro della mediazione l’Algeria“.

di Vincenzo Giardina, giornalista

03 ottobre 2016

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