Emilia Romagna

A Bologna debutta l’Opificio Golinelli, cittadella della conoscenza

BOLOGNA – Un posto dove fare formazione per bambini, ragazzi e studenti ma ancor prima un luogo dove si educano gli insegnanti ad educare. E’ questa l’essenza di Opificio Golinelli, l’ultima creatura della Fondazione Golinelli che oggi pomeriggio inaugura a Bologna e apre le porte alla città.

I primi a varcare la soglia del complesso- una cittadella della conoscenza estesa su 9.000 metri quadrati e costata 12 milioni di euro-, questa mattina, sono stati insegnanti e personalità del mondo della scuola, che hanno riempito la platea dell’auditorium per un convegno a loro dedicato in cui è stato presentato “Educare a educare”, il programma nazionale pluriennale della Fondazione Golinelli di formazione per gli insegnanti di ogni ordine e grado.

A fare gli onori di casa c’erano Antonio Danieli, direttore della Fondazione Golinelli e Andrea Zanotti, vicepresidente della Fondazione, che hanno accolto gli insegnanti illustrando il programma loro dedicato e lasciato subito dopo a Giorgia Bellentani, coordinatrice del progetto ‘Educare a educare’, il compito di raccontare le opportunità del 2015. Ospiti d’onore della mattinata sono stati il linguista e accademico dei Lincei Tullio De Mauro, che nel suo intervento ha posto l’accento sui punti di forza della scuola italiana, e il comunicatore britannico Graham Brown-Martin, che per oltre mezz’ora ha intrattenuto il pubblico con una lezione sulle buone pratiche di insegnamento. In conclusione, poi, l’intervento di Marino Golinelli, l’imprenditore-filantropo che ha permesso tutto questo dando vita alla Fondazione 27 anni fa e all’Opificio quest’anno.

“La scuola a che cosa serve? Questa è una domanda, credo, che dovrebbe impegnare tutti noi, a partire dal sottoscritto, perchè la scuola deve aiutare i giovani a immaginare un futuro di un mondo sostenibile- ha detto Golinelli- aiutare i giovani nella loro creatività, far emergere la passione di essere qui per vivere in un mondo sostenibile”. E ancora: “In tutti i giovani c’è sempre un potenziale” ha detto l’imprenditore-filantropo, coltivarlo “è il dovere di tutti noi, voi. E’ un problema di carattere eminentemente etico, che investe il senso di responsabilità. Con questi principi e con il supporto di quello che le tecnologie oggi possono dare ai nostri giovani”, ha aggiunto, occorre lavorare “per creare un mondo sostenibile per i futuri nostri figli”. De Mauro, dal canto suo, si è speso per sottolineare la bontà e la “forza” della scuola italiana, nonostante sia sempre stata “vituperata e criticata, bersaglio di ostilità e scarsa stima”. Intanto, dice De Mauro, è un’istituzione “che esiste, nonostante le tante resistenze che ci sono state e continuano a esserci, e questo non è scontato”. Poi il fatto che la scuola negli anni abbia riportato “successi straordinari”, mettendo a segno “salti di qualità” e arrivando a realizzare “l’optimum” in certi settori, come nella “scuola elementare, dove si è raggiunta la massima inclusività”, e la scuola dell’infanzia. Quanto alla scuola superiore, prosegue De Mauro, “che è il punto debole, ci sono degli impianti e delle idee di scuola come quelle del liceo classico, che sono eccellenti perché prevedono una formazione integrata, scientifico-umanistica, che ci serve nel mondo e in Italia”. Di ‘buona scuola’ De Mauro non ha parlato (né ha voluto rispondere a una domanda sul tema al termine dell’incontro), ma dal suo intervento ha lasciato intendere che qualche perplessità forse ce l’ha. “L’ho accolta con grande entusiasmo quando fu annunciata- ha detto De Mauro- perché mi pareva straordinario che per la prima volta un presidente del consiglio prendesse in mano la questione della scuola”. Poi tace per diversi secondi, un silenzio rivelatore sui dubbi su come la riforma si è poi evoluta, tanto che in molti scoppiano a ridere e applaudono. Poi De Mauro aggiunge: “Ci sono alcuni provvedimenti più o meno discutibili, più o meno accettabili; ma la presa in carico dei problemi complessivi della scuola, a partire dalle disparità, mi pare ci sia”.

Al convegno hanno partecipato anche le istituzioni, con gli interventi del direttore generale dell’Ufficio scolastico regionale dell’Emilia-Romagna, Stefano Versari, che ha sottolineato il problema delle disuguaglianze presenti nella scuola italiana, che esistono anche in Emilia-Romagna, nonostante sia una regione di eccellenza rispetto alla media: “Anche qui c’è una differenziazione tra scuola e scuola del medesimo territorio che è difficilmente accettabile e sollecita un’innovazione permanente della didattica”, afferma Versari. Per il Comune c’era l’assessore alla Scuola, Marilena Pillati, e per la Regione Giuseppe Paruolo, presidente della V Commissione sull’istruzione dell’Assemblea legislativa. Dal palco ha parlato anche Luigi Guerra, direttore del dipartimento di Scienze dell’educazione dell’Alma mater, che ha sottolineato l’importanza della sinergia che si è creata con la Fondazione Golinelli, in particolare per quanto riguarda i corsi di alta formazione organizzati dall’ente con il riconoscimento ai partecipanti di crediti formativi universitari.

di Marcella Piretti

Giornalista professionista

3 ottobre 2015
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