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Il summit dei leader islamici per dire ‘no’ a fonti fossili, surriscaldamento e mutamenti climatici

international islamic climate change symposiumIl mondo musulmano dice ‘no’ alle fonti energetiche fossili, e dà la sua risposta in chiave islamica all’enciclica ‘Laudato Sì’ di Papa Francesco. Ad Istanbul, lo scorso 17 e 18 agosto, i leader islamici – dalla Bosnia all’Indonesia, passando per Nord Africa e Asia centrale – si sono riuniti nell’International islamic climate change symposium, per esprimere la loro posizione in vista del summit delle Nazioni Unite sul clima, la Cop21 che si svolgerà il prossimo dicembre a Parigi. Il cui risultato è un documento: l’Islamic declaration on climate change.

Nel mondo ci sono 1,6 miliardi di persone di fede musulmana. I leader dei Paesi a maggioranza islamica si sono così rivolti tanto a loro quanto ai governi, facendo appello ai precetti religiosi contenuti nel Corano, il libro sacro dell’Islam, nel quale l’uomo viene sollecitato da Dio al rispetto e alla cura del Creato. L’Islam però, a differenza del Cattolicesimo cristiano, non ha né una chiesa né un’autorità centrale. Alla guida dei lavori c’erano quindi i gran mufti (giurisperiti) di Libano e Uganda, supportati da esperti di teologia e diritto islamico provenienti da tutto il mondo. Il documento che  hanno redatto presenta una serie di raccomandazioni dettagliate affinché sia raggiunta entro il 2050 la fine delle emissioni di gas serra nell’atmosfera, e che le fonti fossili siano gradualmente sostituite dalle rinnovabili.

Cardine di questo ambizioso traguardo è il ruolo checambiamenti climatici decideranno di giocare i Paesi del Golfo nel finanziare progetti di stampo innovativo e sostenibili. La dichiarazione chiede inoltre che questi governi stanzino ‘generosi finanziamenti’ per sostenere una nuova politica ambientale anche nei paesi più poveri.

“Si tratta di un appello a una lotta spirituale contro il cambiamento climatico” ha detto al quotidiano britannico ‘Guardian’ Hakima El Haite, ministro dell’Ambiente del Marocco, unico paese nordafricano ad aver presentato al summit un piano per il taglio delle emissioni. “Ritengo- ha proseguito il ministro- che il modo giusto per farlo sia attraverso il Corano”. El Haite non ha poi messo in dubbio che i Paesi produttori di petrolio, tra cui l’Arabia Saudita, sottoscriveranno l’accordo sul clima di Parigi, ma ha sottolineato l’importanza del loro contributo nel colmare il ‘gap finanziario’ a cui si andrà incontro allorché si dovrà transitare dalle fonti fossili verso un modello economico basato sulle rinnovabili.

Forte apprezzamento giunge poi da Din Syamsuddin, capo del Concilio indonesiano degli Ulema (Indonesian Ulema council – Mui, che rappresenta 210 milioni di musulmani): “siamo tenuti a realizzare tutte queste raccomandazioni- ha detto sempre al ‘Guardian’- l’emergenza climatica va gestita attraverso sforzi collaborativi”.

I cambiamenti climatici, si legge in un passaggio della dichiarazione, “sono opera dell’uomo. La nostra specie è responsabile del degrado e delle devastazioni (del Pianeta) e rischiamo di porre fine alla vita così come la conosciamo. Il ritmo a cui i cambiamenti procedono non sono sostenibili, e il sottile equilibrio della Terra (‘mizan’ in arabo, anche questo per i musulmani opera di Dio) potrebbe presto avere termine”.

Di Alessandra Fabbretti

03 settembre 2015

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