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La Basilicata ora spera in un aeroporto, la pista Mattei pronta alla trasformazione

aviopista mattei basilicataLa Basilicata spera a breve, magari entro il 2019, anno di Matera Capitale europea della Cultura, di avere un aeroporto nazionale. E’ quanto fa capire l’assessore lucano Aldo Berlinguer, commentando il nuovo piano Aeroporti, così come stabilito, questa volta in maniera ufficiale, dal decreto che il Governo ha approvato il 27 agosto scorso.

Secondo il comma 13 del decreto in questione le Regioni che non hanno infrastrutture aeroportuali potranno promuovere i loro scali e farli evolvere in scali di interesse nazionale. “Mi sono battuto sino all’esasperazione per quel comma 13- ha spiegato Berlinguer- che ci consente di non essere per sempre tagliati fuori dalla politica aeroportuale in Italia. L’ho negoziato con colleghi assessori di altre regioni che si battevano per il secondo, terzo o quarto aeroporto, mentre noi non ne abbiamo alcuno. E non capisco coloro che, in questa Regione, non sembrano preoccuparsi di un gap infrastrutturale semplicemente spaventoso, che rischia di penalizzarci per sempre”.

Il decreto governativo, in altre parole, consente oggi alla Basilicata, ed in particolare alla pista Mattei, a Pisticci in provincia di Matera, di evolvere in aeroporto di interesse nazionale o attraverso un piano industriale che sappia coniugare ottimamente costi e ricavi, o attraverso la via della continuità territoriale. Cosa che la Regione ha già voluto promuovere con stanziamenti ad hoc che garantiscano l’inizio della operatività della pista.

“Enac riferisce che nei prossimi dieci anni il traffico aeroportuale raddoppierà- ha concluso Berlinguer- Passeremo dai 150 milioni a circa 300 milioni di passeggeri. Il che significa, secondo le stime, oltre 200 nuovi miliardi di PIL. Senza infrastrutture aeroportuali tutta questa ricchezza andrebbe al centro- nord e determinerebbe un ulteriore, ennesimo ritardo del mezzogiorno. Non capisco come si possa accettare che in Italia vi siano Regioni ove gli aeroporti distano meno di un’ora l’uno dall’altro. E’ il caso di Verona e Brescia, Treviso e Venezia, Pisa e Firenze, Rimini e Forlì…mentre da Bari a Crotone ci sono cinque ore di viaggio senza incontrare un solo aeroporto. Dobbiamo rassegnarci a che su dieci turisti che giungono in Italia otto vanno al centro-nord e due al sud? Come pensiamo di fare Pil nel mezzogiorno? Con le vecchie produzioni industriali? O vogliamo attrezzarci per accogliere una domanda turistica mondiale che rischia di andare altrove?”.

03 settembre 2015

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