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DIRE Emilia-Romagna

Ricorso al Tar per salvare il Cocoricò

RIMINI –  Ricorso d’urgenza al Tar e richiesta di un incontro con il ministro dell’Interno Angelino Alfano: sono queste le prossime mosse del Silb, il sindacato italiani locali da ballo. “Chiederemo al Tar che venga data la possibilità alla discoteca Cocoricò di riaprire, chiederemo ad Alfano di cambiare l’articolo 100 del Tulps (testo unico delle leggi di pubblica sicurezza)”: a dare l’annuncio è Gianni Indino, presidente del Silb Emilia-Romagna. “Quattro mesi di chiusura è una misura senza cognizione– dice, commentando la decisione del Questore seguita alla morte per ecstasy del 17enne Lamberto Lucaccioni, dopo una serata passata nel locale romagnolo- l’impressione è che si sia voluto punire la discoteca dopo avere calcolato la somma degli avvenimenti accaduti negli ultimi anni, avvenimenti per cui, invece, il Cocoricò era già stato punito, a colpi di multe e sospensioni della licenza. Che senso può avere?”. Comunque, “me l’aspettavo- continua Indino- conosco la legge italiana, sebbene non sempre la condivida”. E sottolinea: “In tutta questa vicenda, c’è una famiglia che piange un ragazzo, alla quale esprimiamo tutta la nostra solidarietà. Poi, c’è un’azienda costretta a chiudere per quattro mesi, che metterà in strada oltre 200 famiglie, che da un giorno all’altro si troveranno uno stipendio in meno, in un momento difficile come questo (preoccupazione condivisa in una nota anche dall’Ugl di Forlì-Cesena e Rimini, ndr). Infine, c’è il ragazzo che ha venduto la droga a Lamberto Lucaccioni: ha l’obbligo di dimora serale, per il resto continua a vivere la sua vita. Ecco, tutto ciò è ingiusto: come si può pensare che l’unico colpevole di questa disgrazia sia il Cocoricò?”. E cita il figlio, che sui social scrive: “Nella mia vita, nessuno mi ha mai costretto a mettere una pasticca in bocca”.

cocoricò

Il Silb chiederà al Governo di rimettere mano anche all’articolo 100 del Testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, un Regio decreto del 18 giugno 1931 che recita: “Oltre i casi indicati dalla legge, il Questore può sospendere la licenza di un esercizio nel quale siano avvenuti tumulti o gravi disordini, o che sia abituale ritrovo di persone pregiudicate o pericolose o che, comunque, costituisca un pericolo per l’ordine pubblico, per la moralità pubblica e il buon costume o per la sicurezza dei cittadini. Qualora si ripetano i fatti che hanno determinata la sospensione, la licenza può essere revocata”.

È proprio in base all’articolo 100 che il Questore ha potuto chiudere la discoteca: “Stiamo parlando di una legge di 84 anni fa, va rivista e adeguata ai tempi”, chiede Indino. Sui social, sono molti gli utenti che ritengono il provvedimento inutile. Mattia scrive: “Chiudere il Cocoricò per quattro mesi equivale a mettere le ganasce ad una macchina dopo un incidente invece di ritirare la patente al conducente…”; Mario si chiede: “Chiudere il Cocoricò per quattro mesi servirà a qualcosa? Si a togliere il lavoro a 200 persone e a rendere Riccione ancora di più un paese per vecchi. Fanno bene gli imprenditori a spostare le proprie aziende all’estero”.

Ludo va oltre: “I miei a 16 anni non mi avrebbero mai mandato al Cocoricò. Mi lasciano più sconvolta i genitori che i figli”. D’accordo con questa lettura anche Indino, secondo cui è scorretto chiedere alle discoteche di educare i propri figli: “Noi vendiamo un servizio: il divertimento. Non possiamo sostituirci ai genitori, chiamati a tramandare i valori ai propri ragazzi. Molte volte, però, è più comodo optare per lo scaricabarile. Detto ciò, massima collaborazione con tutte i soggetti coinvolti contro l’abuso di sostanze psicotrope”, dai Sert alle Asl. “A tutt’oggi incontriamo i giovani -14, 15enni- che possono cadere in questa trappola, magari su invito dei più grandi che promettono ‘sballo’. Per farlo, chiediamo sempre la collaborazione anche di dj famosi, voci che i ragazzi sono più propensi ad ascoltare”. (Dires-Redattore sociale)

03 agosto 2015

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