Lavoro, Gentiloni: “Lasciamo stare la dignità, è mini decreto e crea ostacoli”

ROMA – “Dopo un mese di annunci rocamboleschi il mini decreto di ieri non favorisce gli investimenti in Italia e il lavoro di qualità. Introduce soltanto ostacoli per lavoro e investimenti. Lasciamo stare la dignità“. Lo scrive su twitter l’ex premier Paolo Gentiloni.

DECRETO DI MAIO? TANTA PROPAGANDA E POCA DIGNITÀ

“Decreto Di Maio? Tanta propaganda, poca dignità. Non si occupa dei lavoratori in nero, operazione spot dannosa e senza investimenti sul lavoro stabile”. Lo dice Maurizio Martina, segretario reggente Pd a ‘Omnibus’ su La7.

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ROSATO (PD): È UN DECRETO NULLITÀ

“Di Maio sostiene di aver smontato il #JobAct. Sotto il robante titolo di decreto dignità (come se la dignità fosse un regalo o una concessione da garantire per legge) in realtà si rendono solo più costosi i contratti a tempo determinato: esattamente il contrario di quello che avevamo fatto noi che abbiamo voluto rendere più convenienti quelli a tempo indeterminato e rilanciare l’occupazione. Ma tant’è. Nello stesso provvedimento leggiamo poi due interventi piccoli e inutili, sulla durata e sul numero dei contratti a termine. Sul tema del lavoro insomma è un decreto nullità. Quanto alla dignità ne perde parecchia il governo e il suo ministro”. Lo scrive su facebook Ettore Rosato (Pd); vicepresidente della camera.

GELMINI: COLPO MORTALE PER IMPRESE E COMMERCIANTI

Salvini “si è mosso bene, nonostante la timidezza di Conte, sulla vicenda migranti, seguendo in parte quanto indicato dal programma del centrodestra. Ma sono i provvedimenti economici quelli che ci preoccupano”. Così Mariastella Gelmini, capogruppo di Forza Italia alla Camera dei deputati, in un’intervista a “Il Messaggero”.

“Temo che questo governo non solo non abbassi le tasse, ma metta ancor di più le mani nelle tasche degli italiani. Il decreto dignità, così come costruito da Di Maio, è un colpo mortale per le imprese e per i commercianti italiani”.

FRATOIANNI (LEU): DECRETO TIMIDO, NON SI TOCCA JOBS ACT

“Il decreto dignità è timido. Troppo timido. Considerando gli annunci mi sarei aspettato qualche deciso passo in avanti in più”. Lo afferma Nicola Fratoianni di Liberi e Uguali. “Innanzitutto, contrariamente a quanto detto, purtroppo non si tocca il Jobs Act- prosegue il leader di SI- l’unica modifica sta nell’aver aumentato l’indennità a favore di chi viene licenziato senza giusta causa. Ma l’idea che si possa licenziare quando ti pare, rimane tutta intatta, visto che non si interviene sulla reintroduzione dell’articolo 18, a garanzia dei lavoratori. Peraltro, l’aumento dell’indennità si scarica principalmente sulle piccole e medie imprese italiane, visto che se una grande azienda decide di licenziare, pagare qualcosa in più per liberarti di un lavoratore è come bere acqua fresca”.

“Sull’introduzione della causale per i contratti precari, che il decreto Poletti aveva eliminato- insiste l’esponente di Leu- va detto che, seppur corretto in punta di principio, così come realizzato, e cioè dopo i primi 12 mesi di contratto, è praticamente inutile. Per una ragione molto semplice: quasi l’80% dei contratti precari dura un anno o meno. Per le aziende che non vogliano introdurre la causale, è sufficiente far ruotare i lavoratori e continuare ad assumere con una scadenza di un anno appena. Cioè tutto prosegue così com’è”. “Interverrò sul decreto durante il dibattito parlamentare, cercando di introdurre ciò che manca e chiedendo più coraggio a Di Maio, se davvero ha intenzione di dichiarare guerra alla precarietà. Quello che non si può fare, è contrastare questo decreto rivendicando il ruolo mortifero del Jobs Act e del Decreto Poletti, come sta facendo il Pd. Non imparano mai. La strada per la dignità è ancora molto- conclude Fratoianni- molto lunga”.

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3 luglio 2018
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