E Renzi in cucina discute di riforme con i volontari

BOLOGNA – Che parli il segretario Francesco Critelli o il sindaco Virginio Merola, in corsa per la rielezione, poco importa. I quasi 500 riuniti per il pranzo (a proprie spese) alla Festa dell’Unità sul Lungoreno non fanno che acclamare Matteo Renzi, con cori da stadio. Il premier e leader Pd arriva quasi con un’ora e mezza di ritardo (in mattinata era a Napoli a sostenere la candidata Valeria Valente) e parla per neanche 20 minuti.

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Il “primo punto politico”, come lo definisce, è strettamente locale. “Siccome là dietro c’erano 60 chili di tortellini- dice- spero che mezzo chilo l’abbiate tenuto solo per me, che mi ci tuffo di testa“. Tra una foto e un autografo, alla fine del discorso, Renzi in effetti si siede a tavola per mangiarsi un piatto di tortellini. Poi, immancabile, il giro nelle cucine. E lì si ferma cinque minuti buoni a parlare con uno dei cuochi (a tratti anche discutere) delle riforme e del referendum costituzionale. “Vota sì- assicura Critelli sorridendo, riferendosi al volontario- si sono confrontati sulla campagna elettorale”.

Renzi non manca poi di salutare l’ex calciatore Giancarlo Marocchi e di prendere in mezzo anche il presidente della Regione Stefano Bonaccini. “Ha detto che i tortellini di Bologna sono meglio di quelli di Modena- dice Renzi ai volontari- e questo vi fa capire che Bonaccini è in campagna elettorale”. Da Giulia Di Girolamo, capolista Pd e attivista antimafia, il premier ha poi ricevuto il suo libro, “Non diamoci pace”. Prima di andare via, insieme a Merola e Bonaccini, il premier ha anche incontrato i lavoratori della Stampi Group di Monghidoro, in presidio da 77 giorni perché l’azienda è chiusa e sono senza stipendio da febbraio.

Mentre sui social network militanti, sindaci, assessori e parlamentari Pd pubblicano in massa foto e video del pranzo, dal palco Renzi prende di mira più volte gli avversari politici. “Salvini, poverino, voleva far bersargliare il Comune di telefonate- ricorda il premier- ma ha sbagliato numero di telefono. E secondo me, ha anche sbagliato mestiere”. Molto più duri sono invece i toni contro l’M5s.

“Nel Pd il simbolo appartiene alla gente- dice Renzi tra gli applausi dei militanti- e quando uno se ne va, facciamo il congresso. Da loro, invece, quando uno se ne va prende il posto il figlio. Questa è la differenza tra democrazia e dinastia“. Ma soprattutto, Renzi ha speso parole di elogio per Bologna e ha esortato volontari e militanti a darsi da fare per lo sprint finale in vista del voto di domenica. “Siamo all’ultimo miglio”, sottolinea il leader Pd, che ironizza: “Non è che chi vince al ballottaggio è meno bravo, eh? Io sono stato eletto sindaco al secondo turno, per esempio. Diciamo che è un modo per risparmiare soldi, per mettere Virginio al lavoro subito e per dare un segnale“. Cioè, per dimostrare che sotto le Due torri “ci sono cose che funzionano e vanno avanti. A Bologna avete uomini e donne di grande livello, siete un punto di riferimento per l’Italia e anche per il Pd”. Per questo Renzi invita volontari e attivisti a fare “uno sforzo pazzesco” in questo finale di campagna elettorale, andando “casa per casa, alla vecchia maniera”. Perché “per andare avanti non basta un sindaco- esorta Renzi- ora tocca a voi”. Un invito che il premier estende anche per gli altri sindaci candidati nel bolognese. Come Tommaso Cotti di San Giovanni in Persiceto, citato dal palco da Critelli.

di Andrea Sangermano, giornalista professionista

3 Giu 2016
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