Iscr a Sarajevo, nasce centro del restauro al Museo nazionale

ROMA  – L’eccellenza del restauro italiano arriva a Sarajevo. E’ infatti la citta’ bosniaca a ospitare il nuovo Centro per la conservazione dei beni culturali del Museo Nazionale di Bosnia-Erzegovina, dove i docenti della Scuola di Alta formazione dell’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro (Iscr) inizieranno le attivita’ con gli allievi bosniaci.


Il progetto, frutto di una convenzione tra ministero degli Esteri e l’Iscr, che afferisce al ministero dei Beni culturali, è stato presentato a Sarajevo il primo giugno da Donatella Cavezzali, direttore della Scuola di Alta formazione dell’Iscr, insieme alle autorita’ bosniache e all’ambasciatore italiano in Bosnia-Erzegovina, Ruggero Corrias.

“Il Museo Nazionale e’ il più importante del Paese- racconta Cavezzali intervistata dall’agenzia Dire- Ha molto sofferto durante gli anni della guerra, e’ stato riaperto solo un anno fa, con un nuovo staff e un nuovo direttore. E l’Italia in primis, con la nostra ambasciata che lì e’ molto attiva, ha fortemente voluto questo programma di stretta collaborazione tra l’Istituto Superiore per la Conservazione e il Restauro e il Museo, nel momento della sua rinascita. In questa nuova fase di rinascita della Bosnia e di Sarajevo, il nostro Istituto e’ fortemente presente e sta avviando questi nuovi corsi grazie al finanziamento del ministero degli Esteri, direzione generale per la Promozione del sistema Paese, che e’ molto attiva nel campo culturale e che ci affianca per la parte economico finanziaria”. Con le autorità italiane e bosniache, l’Istituto ha inaugurato il nuovo dipartimento di conservazione con un corso specialistico sul restauro dei metalli archeologici. Tra l’altro, il progetto prevede anche la donazione di attrezzature per l’allestimento del Centro e la realizzazione di corsi di formazione specialistica in conservazione e restauro per il personale bosniaco. Sì, perché l’obiettivo della presenza dell’Iscr nel museo di Sarajevo e’ anche quello di trasferire il know how e contribuire a creare una nuova generazione di restauratori.

“La Bosnia e’ il Paese che più ha sofferto i postumi del dramma e della disgregazione della ex Jugoslavia- dice ancora Cavezzali- Le tre comunita’ – quella cattolica, quella ortodossa e quella musulmana – si sono affiancate, ma integrate molto difficilmente. E così il Paese è rimasto più indietro, isolato, ha un ritardo culturale molto forte e le strutture culturali sono state chiuse per due decenni. E’ un ritardo gravissimo, c’è una generazione intera di ragazzi e di giovani che si affacciano all’Europa e che chiedono integrazione, cultura e opportunita’. Soprattutto in campo culturale- aggiunge il direttore della Scuola di Alta formazione e dell’Iscr- perché la cultura e’ un veicolo straordinario di dialogo. Con questo progetto, oltre al nostro know how scientifico e culturale cerchiamo di portare anche un modello di dialogo tra comunità e di cultura come strumento di condivisione e di lavoro congiunto”.

3 Giugno 2016
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